
A oltre tredici anni dalla morte di David Rossi, l’ex responsabile della Comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, il caso si arricchisce di un nuovo e delicato capitolo. A settembre la Commissione parlamentare d’inchiesta ascolterà il boss della ‘ndrangheta Nicolino Grande Aracri, detenuto al regime di 41-bis nel carcere di Opera. L’audizione, annunciata dal presidente della Commissione Gianluca Vinci, deputato di Fratelli d’Italia, punta ad approfondire un possibile collegamento tra ambienti mafiosi e alcuni elementi emersi nel corso delle indagini.
Al centro dell’attenzione c’è un titolo di credito riconducibile al clan Grande Aracri sul quale comparirebbe un numero di telefono trovato nel cellulare di David Rossi la sera della sua morte. Un dettaglio che, secondo la Commissione, merita ulteriori approfondimenti nell’ambito di un’inchiesta che, negli ultimi anni, ha cambiato profondamente prospettiva.
L’audizione del boss e la pista dei contatti con il clan
Ad annunciare la convocazione di Grande Aracri è stato il presidente della Commissione parlamentare Gianluca Vinci, secondo cui l’audizione potrebbe contribuire a chiarire eventuali rapporti con soggetti operanti nella Bassa Mantovana e il ruolo di una valigetta riconducibile al clan di ‘ndrangheta.
All’interno della valigetta sarebbe stato custodito un titolo di credito sul quale figurava un numero telefonico che, secondo quanto emerso, sarebbe stato presente anche nel cellulare di David Rossi.
«Si tratta di un’audizione chiave per chiarire i legami con il mondo mafioso», ha spiegato Vinci, sottolineando come la Commissione intenda verificare ogni possibile elemento utile alla ricostruzione dei fatti.
Dal suicidio all’inchiesta per omicidio
La morte di David Rossi risale al 6 marzo 2013, nel pieno della crisi che travolgeva il Monte dei Paschi di Siena dopo l’acquisizione di Banca Antonveneta.
Per due volte la magistratura aveva archiviato il caso come suicidio, ma negli anni successivi nuove consulenze medico-legali, accertamenti tecnici e il lavoro della Commissione parlamentare hanno portato alla riapertura delle indagini.
La Procura di Siena procede oggi per omicidio, ipotesi investigativa profondamente diversa rispetto alle precedenti ricostruzioni.
Le nuove perizie che hanno riaperto il caso
Tra gli elementi che hanno contribuito alla riapertura dell’inchiesta figurano le simulazioni tridimensionali e gli accertamenti eseguiti dal Ris dei Carabinieri, oltre alle consulenze medico-legali disposte negli ultimi anni.
Secondo tali ricostruzioni, alcune lesioni riscontrate sul corpo di David Rossi sarebbero compatibili con eventi verificatisi prima della caduta dalla finestra dell’ufficio di Rocca Salimbeni. Le analisi tecniche hanno inoltre alimentato interrogativi sulla dinamica della caduta, mettendo in discussione la ricostruzione che aveva portato alle prime archiviazioni.
Si tratta di elementi che hanno spinto la magistratura a proseguire gli approfondimenti con una diversa impostazione investigativa.
Perché il nome di Grande Aracri è considerato importante
L’eventuale collegamento tra il dirigente di Mps e ambienti riconducibili al clan di Nicolino Grande Aracri rappresenta uno dei filoni più delicati emersi nel corso dell’attività della Commissione parlamentare.
Al momento non risultano conclusioni definitive né accertamenti che dimostrino un coinvolgimento diretto del boss nella morte di David Rossi. L’obiettivo dell’audizione sarà proprio quello di verificare la natura di eventuali contatti, comprendere il significato del titolo di credito sequestrato e chiarire se possano esistere collegamenti tra la vicenda bancaria, gli interessi criminali e le circostanze della morte del manager senese.
Un caso che continua a sollevare interrogativi
A distanza di oltre un decennio, il caso David Rossi continua a rappresentare uno dei più complessi e controversi della cronaca giudiziaria italiana.
L’audizione di Nicolino Grande Aracri potrebbe aggiungere nuovi elementi a un’inchiesta che negli anni ha visto emergere piste investigative sempre più ampie, spingendo gli inquirenti a esplorare non solo il contesto interno al Monte dei Paschi di Siena, ma anche eventuali intrecci con ambienti della criminalità organizzata e della finanza.
Sarà ora il lavoro della Commissione parlamentare e della Procura a stabilire se questi nuovi indizi possano contribuire a fare luce definitiva su una vicenda che, dopo tredici anni, continua a lasciare aperti molti interrogativi.


