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“Maxi sequestro!”. Blitz della Guardia di Finanza in Italia: motorini venduti come e-bike

Pubblicato: 30/07/2026 08:52

Il mercato della mobilità elettrica continua a crescere, spinto dalla richiesta di mezzi sostenibili e sempre più utilizzati negli spostamenti quotidiani. Proprio per questo motivo, il rispetto delle norme di sicurezza rappresenta un elemento fondamentale, sia per garantire la tutela dei consumatori sia per assicurare che i veicoli immessi sul mercato rispettino gli standard previsti dalla normativa europea.

Quando i controlli evidenziano possibili irregolarità nella documentazione o nelle caratteristiche tecniche dei prodotti, le conseguenze possono essere significative. È quanto emerge da un’indagine che ha portato al sequestro di migliaia di mezzi elettrici distribuiti in tutta Italia e ritenuti non conformi ai requisiti richiesti per essere commercializzati come biciclette a pedalata assistita.
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Il sequestro e l’inchiesta

La Guardia di finanza di Palermo ha eseguito un importante sequestro che riguarda migliaia di veicoli elettrici importati dalla Cina e commercializzati come biciclette a pedalata assistita. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si tratterebbe in realtà di motorini elettrici venduti come e-bike, pur non rispettando le norme di sicurezza previste dalla legislazione italiana ed europea.

Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari di Palmi, in provincia di Reggio Calabria, su richiesta della procura calabrese. Nell’inchiesta risultano indagati un imprenditore palermitano e una società con le ipotesi di reato di frode in commercio e falso in atto pubblico.

L’operazione ha interessato magazzini di grossisti e punti vendita al dettaglio distribuiti in diverse regioni italiane, grazie alla collaborazione dei reparti della Guardia di finanza di CalabriaCampaniaPugliaLombardiaSardegna e Toscana.

Le presunte certificazioni ingannevoli

Le indagini, coordinate dai finanzieri del primo nucleo operativo metropolitano del gruppo di Palermo con il supporto del gruppo di Gioia Tauro, si sono concentrate sulla documentazione utilizzata per attestare la conformità ai requisiti di sicurezza dei mezzi importati.

Secondo l’accusa, tali certificazioni sarebbero state presentate alle autorità doganali nel corso delle operazioni di importazione effettuate dal 2023 fino a oggi. La documentazione avrebbe riguardato almeno 6.885 veicoli, consentendone lo sdoganamento e la successiva immissione sul mercato nazionale.

Gli uffici competenti, facendo affidamento sui documenti presentati, avrebbero autorizzato l’ingresso dei mezzi in Italia. Il valore complessivo dei veicoli sequestrati viene stimato dagli investigatori in circa 5 milioni di euro.

I successivi approfondimenti, svolti anche con il contributo del Ministero delle Infrastrutture, del Ministero del Made in Italy e delle associazioni di categoria, avrebbero però fatto emergere un presunto sistema basato su certificazioni ritenute ingannevoli.

Le caratteristiche delle e-bike

L’inchiesta richiama anche la disciplina che regola le e-bike, note anche come Epac. Le biciclette a pedalata assistita sono infatti dotate di un motore elettrico ausiliario con una potenza massima di 250 Watt, destinato a funzionare esclusivamente durante la pedalata.

La normativa stabilisce inoltre che l’assistenza elettrica debba interrompersi o ridursi progressivamente quando il ciclista smette di pedalare e comunque prima che il veicolo raggiunga la velocità di 25 chilometri orari.

Per poter essere commercializzate come biciclette a pedalata assistita, le e-bike devono rispettare quanto previsto dalla direttiva europea Macchine, che disciplina i requisiti di conformità, sicurezza e tutela della salute.

Proseguono gli accertamenti

L’attività investigativa non si conclude con il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria. La Guardia di finanza sta infatti svolgendo ulteriori verifiche per accertare l’eventuale presenza di violazioni amministrative collegate al Codice del consumo, con particolare riferimento a possibili pratiche commerciali scorrette o ingannevoli.

Gli approfondimenti riguardano anche le modalità con cui i prodotti sarebbero stati promossi attraverso siti internet e piattaforme social. Al termine delle verifiche sarà predisposto un rapporto destinato alle autorità competenti, con il coinvolgimento dei nuclei speciali Antitrust e Beni e servizi delle Fiamme Gialle, chiamati a valutare gli eventuali profili di competenza.

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Ultimo Aggiornamento: 30/07/2026 09:35

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