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Gaza, Netanyahu dice no al piano di Trump: “Nessun ritiro finché Hamas avrà anche una sola arma”

Pubblicato: 09/08/2026 14:04

Israele non accetta il piano in 15 punti elaborato dal Board of Peace per il futuro della Striscia di Gaza e non intende procedere con nuovi ritiri delle proprie forze fino a quando Hamas non sarà realmente disarmato. Benjamin Netanyahu torna a mettere in chiaro la posizione del suo governo e lo fa durante una riunione dell’esecutivo, ribadendo le distanze rispetto alla proposta sostenuta dall’amministrazione americana di Donald Trump.
Il premier israeliano ha precisato che il confronto con Washington resta aperto, ma ha escluso che Israele abbia già dato il proprio assenso al documento. La questione centrale rimane quella del disarmo di Hamas: per Netanyahu non dovrà essere soltanto formale o parziale, ma dovrà comprendere l’intero arsenale ancora nelle mani dell’organizzazione e degli altri gruppi armati presenti nella Striscia.

Netanyahu: “Israele respinge il documento in 15 punti”

“Israele respinge il documento in 15 punti presentato a fine luglio dal Board of Peace”, ha affermato Netanyahu durante la riunione di governo. Una presa di posizione netta, accompagnata dalla conferma che le forze israeliane non procederanno con alcun ritiro dalla Striscia di Gaza fino al disarmo effettivo di Hamas.

Il premier ha voluto chiarire anche cosa intenda esattamente il governo israeliano quando parla di disarmo. “Quando parlo di disarmo, intendo armi pesanti, armi leggere, tutte le armi”, ha affermato Netanyahu secondo le dichiarazioni riportate dal sito israeliano Ynet.

Una precisazione che restringe ulteriormente lo spazio per eventuali compromessi. Per Israele, quindi, non sarebbe sufficiente la consegna di alcune categorie di armamenti o un ridimensionamento delle capacità militari di Hamas: l’obiettivo indicato dal governo è arrivare alla completa eliminazione del suo arsenale.

“Vogliamo un disarmo reale, non finto”

“Parliamo di disarmo reale, non finto”, ha insistito Netanyahu. Il premier ha tuttavia confermato che i contatti con gli Stati Uniti stanno proseguendo proprio per cercare una soluzione sulle modalità attraverso le quali raggiungere questo obiettivo.

“Stiamo parlando con gli americani di questa questione”, ha spiegato, aggiungendo che Washington avrebbe presentato diverse ipotesi. “Hanno alcune idee. Per noi alcune sono accettabili, altre no”.

Il nodo diventa quindi stabilire quali garanzie possano convincere Israele che il disarmo sia effettivamente completo e irreversibile. È su questo terreno che potrebbe concentrarsi il confronto con Washington, anche perché la posizione israeliana lega direttamente la presenza militare nella Striscia alla sorte delle armi ancora controllate da Hamas.

Il piano del Board of Peace e l’annuncio di Trump

La posizione espressa da Netanyahu arriva dopo che Donald Trump aveva annunciato la scorsa settimana il raggiungimento di un’intesa all’interno del Board of Peace sul “disarmo completo di Hamas e di tutti i gruppi armati a Gaza”.

L’annuncio americano aveva fatto pensare a un possibile avanzamento del processo per la definizione della futura gestione della Striscia e delle condizioni necessarie per un progressivo ritiro israeliano. Da Gerusalemme, tuttavia, erano arrivate quasi immediatamente precisazioni destinate a ridimensionare questa interpretazione.

Già martedì Netanyahu aveva diffuso un video sui social nel quale chiariva che Israele non aveva approvato il piano. Secondo la ricostruzione fornita dal premier, il governo israeliano aveva ricevuto una “bozza” e successivamente trasmesso le proprie osservazioni, senza però concedere alcun via libera definitivo.

Il ritiro israeliano resta legato alle armi di Hamas

Le nuove dichiarazioni rendono ancora più esplicita questa posizione. Per Netanyahu, il ritiro delle forze israeliane e il disarmo di Hamas non possono essere trattati come due processi indipendenti: il primo dipenderà dalla concreta realizzazione del secondo.

Resta quindi aperto il confronto con l’amministrazione Trump sulle modalità di attuazione del piano. Netanyahu non chiude completamente la porta alla proposta americana e riconosce che alcune delle soluzioni discusse possono essere considerate accettabili da Israele. Allo stesso tempo, però, fissa una condizione che considera irrinunciabile: nessuna soluzione potrà essere approvata se lascerà ad Hamas la possibilità di conservare una propria capacità militare.

La distanza tra Washington e Gerusalemme riguarda dunque soprattutto le garanzie e i tempi del disarmo e del conseguente ritiro israeliano. Il dialogo prosegue, ma Netanyahu ha chiarito quale sarà la linea del suo governo al tavolo con gli Stati Uniti: prima dovrà essere verificata la completa eliminazione dell’arsenale di Hamas, solo successivamente Israele sarà disposto a discutere nuovi passi indietro delle proprie forze nella Striscia.

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