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Addio a Gianpaolo Bellini, morto il “cacciatore di neutrini”: “Avrebbe meritato il Nobel”

Pubblicato: 13/08/2026 18:27

È morto a 91 anni Gianpaolo Bellini, uno dei grandi protagonisti della fisica italiana e internazionale, conosciuto soprattutto per le sue ricerche sui neutrini, particelle tanto importanti per comprendere l’Universo quanto difficili da osservare. Lo scienziato si è spento il 12 agosto nella sua casa di Foresto Sparso, in provincia di Bergamo. A darne notizia è stato l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), al quale gran parte della sua carriera scientifica è stata legata.

Professore ordinario all’Università degli Studi di Milano e scienziato emerito dell’Infn, Bellini è stato soprattutto uno dei padri di Borexino, il grande esperimento realizzato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso per osservare i neutrini e studiare i processi che avvengono nel cuore del Sole. «Perdiamo un grande scienziato, che ha dato un contributo fondamentale allo studio dei neutrini solari e alla comprensione delle reazioni che alimentano il Sole e le stelle», ha ricordato il presidente dell’Infn Antonio Zoccoli, secondo il quale Bellini «avrebbe sicuramente meritato» che la sua carriera fosse coronata dal Premio Nobel.

Borexino e la caccia alle particelle fantasma

La storia scientifica di Bellini è indissolubilmente legata a Borexino, esperimento ideato insieme ai fisici Frank Calaprice e Raju Raghavan e guidato dallo scienziato italiano per oltre vent’anni. Il rivelatore, installato sotto la montagna del Gran Sasso per essere protetto dalla radiazione cosmica, è diventato uno degli strumenti più importanti al mondo per lo studio dei neutrini.

Queste particelle sono spesso definite “particelle fantasma” perché interagiscono pochissimo con la materia. Enormi quantità di neutrini attraversano continuamente la Terra e il corpo umano senza lasciare praticamente alcuna traccia. Riuscire a intercettarli significa però ottenere informazioni preziosissime su fenomeni che avvengono in luoghi altrimenti impossibili da osservare direttamente, come il nucleo del Sole e l’interno del nostro pianeta.

Borexino ha permesso di raggiungere risultati considerati storici nella fisica delle particelle e nell’astrofisica, riuscendo a misurare neutrini prodotti dalle diverse reazioni nucleari attraverso le quali il Sole genera la propria energia. Le osservazioni hanno fornito agli scienziati uno strumento straordinario per verificare sperimentalmente i modelli che descrivono il funzionamento della nostra stella.

Dall’interno del Sole alle profondità della Terra

Il lavoro compiuto al Gran Sasso ha contribuito anche allo studio dei processi di fusione che caratterizzano le stelle. Borexino è riuscito ad aprire una finestra osservativa su fenomeni che avvengono a temperature e pressioni enormi e che costituiscono il motore energetico delle stelle.

Le ricerche sui neutrini hanno inoltre permesso di guardare idealmente nella direzione opposta, non più verso il Sole ma verso le profondità della Terra, attraverso lo studio dei geoneutrini. Queste particelle sono prodotte dai decadimenti radioattivi naturali presenti all’interno del pianeta e la loro osservazione consente di raccogliere informazioni sull’origine del calore terrestre e sulla composizione delle regioni più profonde della Terra.

La capacità di utilizzare particelle quasi impossibili da intercettare per ottenere informazioni sull’interno delle stelle e del nostro pianeta rappresenta uno degli aspetti più affascinanti dell’eredità scientifica lasciata da Bellini e dal gruppo internazionale di ricercatori che ha lavorato a Borexino.

Una vita dentro la grande fisica italiana

Bellini non è stato soltanto un ricercatore. La sua carriera si è intrecciata profondamente con la crescita dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, del quale è stato componente del Consiglio direttivo dal 1973 al 1983 e successivamente vicepresidente, incarico ricoperto dal 1983 al 1989. Tra il 1981 e il 1983 ha inoltre presieduto il Comitato Nazionale di Calcolo dell’ente.

Il fisico ha coordinato anche il programma nazionale dedicato alla superconduttività applicata agli acceleratori Lep2 e Lhc, partecipando così allo sviluppo delle tecnologie necessarie alle grandi infrastrutture internazionali per la ricerca sulla struttura fondamentale della materia.

Parallelamente ha svolto una lunga attività accademica all’Università di Milano, dove divenne professore ordinario nel 1976. Qui ha contribuito alla formazione di generazioni di fisici e, tra il 2003 e il 2008, ha diretto la Scuola di dottorato in Fisica, Astrofisica e Fisica Applicata.

Gli incarichi internazionali

Il prestigio raggiunto da Bellini lo portò anche all’interno delle principali istituzioni scientifiche europee. Fu membro del Consiglio dell’European Physical Society dal 1980 al 1983 e dell’European Committee for Future Accelerators tra il 1983 e il 1986. È stato inoltre consulente per il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca, membro dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere e socio onorario della Società Italiana di Fisica.

La sua eredità resta però soprattutto nei risultati scientifici raggiunti attraverso Borexino e lo studio dei neutrini. Una ricerca condotta per decenni sulle particelle più elusive della natura e che ha contribuito a trasformare i Laboratori Nazionali del Gran Sasso in uno dei punti di riferimento mondiali della fisica astroparticellare. Con la morte di Gianpaolo Bellini, la ricerca italiana perde uno dei protagonisti della stagione che l’ha portata ai vertici internazionali nello studio dell’Universo invisibile.

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