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Ranucci, Saviano accusava la destra dopo l’attentato: ma ora il caso Lavitola ribalta tutto

Pubblicato: 13/08/2026 21:47

Il video pubblicato da Roberto Saviano dopo l’attentato contro Sigfrido Ranucci torna al centro del dibattito dopo la svolta nell’inchiesta della Procura di Roma. Lo scrittore, commentando l’esplosione avvenuta davanti all’abitazione del conduttore di Report, aveva collegato il clima nel quale era maturato l’episodio agli attacchi provenienti dal governo e dai giornali di destra. Una lettura politica molto netta che oggi viene riletta alla luce degli ultimi sviluppi investigativi.

A cambiare radicalmente lo scenario è infatti la posizione di Valter Lavitola. Secondo quanto riferito dal suo avvocato Sergio Cola al termine dell’interrogatorio di garanzia, l’ex direttore dell’Avanti! avrebbe ammesso di essere stato il mandante dell’attentato, sostenendo però di avere agito con l’obiettivo paradossale di proteggere Ranucci, inducendo le autorità ad aumentare il suo livello di sicurezza.

Le parole di Saviano dopo l’attentato

Nel video pubblicato sui social, Saviano aveva utilizzato parole durissime. «E cosa vi aspettavate?», aveva esordito, sostenendo che chi prende posizione attraverso un’inchiesta o un’analisi finisca per subire un «massacro mediatico personale». Il ragionamento dello scrittore si era poi spostato direttamente sul terreno politico.

«Questo riguarda chiaramente questo governo di estrema destra», aveva affermato Saviano. Lo scrittore aveva chiamato in causa anche i quotidiani dell’area politica opposta alla sua: «Quando per anni vengono presi intellettuali e sbattuti sulle prime pagine di estrema destra cosa credete che accada?».

Secondo Saviano, la delegittimazione pubblica di giornalisti e intellettuali potrebbe contribuire a trasformarli in bersagli anche fisici. «Quando la politica si permette di attaccare i giornalisti, cosa credete accada quando tu sei bersagliato fisicamente, continuamente come persona? Che poi lo diventi davvero un bersaglio», aveva sostenuto.

La svolta dell’inchiesta e l’ammissione di Lavitola

Le indagini hanno però seguito una pista completamente diversa. Lavitola, arrestato nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma, secondo il suo difensore avrebbe confermato l’ipotesi accusatoria e ammesso il proprio ruolo di mandante.

La spiegazione fornita agli investigatori è singolare: Lavitola avrebbe sostenuto di aver organizzato l’azione per “tutelare l’incolumità di Ranucci”, ritenendo che il giornalista fosse esposto a minacce concrete. L’obiettivo sarebbe stato quello di provocare un innalzamento del livello di protezione assegnato al conduttore.

Una motivazione che naturalmente non elimina, come sottolineato dallo stesso legale, la natura delittuosa dell’azione contestata. Lavitola resta in carcere e nell’inchiesta viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.

Già quattro misure cautelari per i presunti esecutori

L’inchiesta aveva già portato alla fine di giugno all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, indicati dagli investigatori come gli esecutori materiali dell’attentato. Le accuse formulate a vario titolo riguardano detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con diverse aggravanti.

Tra i destinatari dei provvedimenti figura anche Gomes Clesio Tavares, indicato come factotum di Lavitola e che, secondo gli investigatori, si troverebbe attualmente in Africa. La Procura di Roma dovrebbe avviare nei suoi confronti le procedure necessarie per ottenerne l’estradizione.

Il video di Saviano riletto dopo gli sviluppi dell’indagine

Gli ultimi sviluppi non cancellano il più generale dibattito sul rapporto tra politica, informazione e delegittimazione dei giornalisti, ma indeboliscono il collegamento diretto suggerito da Saviano tra l’attentato e l’“estrema destra”. Le motivazioni e le responsabilità penali definitive dovranno naturalmente essere accertate dalla magistratura.

Il contrasto resta però evidente: nelle ore successive all’attentato Saviano aveva formulato una lettura politica molto precisa, arrivando a chiamare direttamente in causa il governo e una parte della stampa. L’inchiesta ha successivamente imboccato una direzione differente, fino all’ammissione attribuita a Lavitola dal suo avvocato.

Resta adesso da chiarire completamente il movente, ricostruire tutti i passaggi dell’organizzazione dell’attentato e verificare in sede giudiziaria le responsabilità dei singoli indagati. Solo allora sarà possibile definire definitivamente il quadro di una vicenda che, fin dalle prime ore, ha provocato un durissimo scontro politico e mediatico.

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