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Addio a Enzo Bitonti, morto il maestro della fotografia Rai: raccontò guerre e mezzo secolo di storia

Pubblicato: 16/08/2026 16:18

È morto all’età di 93 anni Enzo Bitonti, storico direttore della fotografia della Rai e testimone attraverso l’obiettivo di alcuni degli avvenimenti più importanti del secondo Novecento. Si è spento a Tricase, in provincia di Lecce, il paese nel quale era nato e con il quale aveva mantenuto un legame profondo nonostante una vita professionale trascorsa soprattutto a Roma e in giro per il mondo.

Per oltre quarant’anni Bitonti ha raccontato attraverso le immagini guerre, crisi internazionali, trasformazioni politiche e grandi protagonisti della cultura italiana. Una carriera iniziata agli albori della televisione pubblica e proseguita sui fronti più difficili, dal Medio Oriente all’Africa, fino alla caduta del Muro di Berlino.

Gli inizi in Rai e i grandi reportage internazionali

Trasferitosi giovanissimo a Roma, Bitonti si perfezionò al Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 1960 entrò in Rai e cominciò a lavorare come cameraman al fianco di alcuni dei personaggi che hanno segnato la storia della televisione italiana, tra i quali Alberto Manzi, Edmondo Bernacca ed Enzo Tortora.

La sua attività si spostò presto fuori dall’Italia. Al seguito del giornalista Massimo Sani documentò la Guerra dei Sei Giorni del 1967 in Medio Oriente, entrando in contatto con protagonisti della storia e della politica come Golda Meir e Moshe Dayan e intervistando anche lo scienziato Albert Sabin. Tornò poi nella regione durante la Guerra del Kippur e negli anni Ottanta lavorò tra le alture del Golan e la Siria.

Le sue missioni lo portarono anche nell’Africa attraversata dalle grandi crisi postcoloniali. Realizzò reportage nella Rhodesia di Ian Smith e nell’Uganda di Idi Amin Dada, mentre negli Stati Uniti lavorò a documentari insieme a Gianni Bisiach. In Italia la sua telecamera seguì invece alcune delle più difficili emergenze criminali, dalle vicende dell’Anonima sequestri alla ‘ndrangheta.

Dalla caduta del Muro di Berlino al viaggio di Paolo VI

Bitonti fu anche tra i reporter presenti durante la caduta del Muro di Berlino, uno degli avvenimenti simbolo della fine della Guerra fredda. La Germania era già stata al centro del suo lavoro nel 1983, quando firmò il docufilm “Martin Lutero”, realizzato nell’allora Germania dell’Est.

Nel corso della sua lunga attività aveva seguito anche lo storico viaggio di Papa Paolo VI in India nel 1964, contribuendo attraverso le immagini alla documentazione di uno degli appuntamenti internazionali più significativi del pontificato.

Tra i lavori più importanti della sua carriera figura inoltre “Italia in guerra”, film-inchiesta del 1983 realizzato con Massimo Sani e lo storico Giorgio Rochat. L’opera, articolata in sei episodi, ricostruiva attraverso testimonianze, documenti e immagini i principali fronti sui quali l’Italia era stata impegnata durante il secondo conflitto mondiale.

Le collaborazioni con i grandi nomi della cultura italiana

La carriera di Bitonti non si limitò al giornalismo e ai reportage di guerra. Nel corso dei decenni collaborò con alcuni dei maggiori protagonisti della cultura, del teatro e del cinema italiano, tra cui Giorgio Strehler, Vittorio Gassman, i fratelli Taviani e Liliana Cavani, oltre a personalità dell’arte come Federico Zeri, Mario Schifano e Luciano Ventrone.

Il suo lavoro incrociò anche la musica. Nel 1980, in Egitto, Bitonti firmò la fotografia del videoclip di Franco Battiato per “La Fantasia dei Popoli”, ulteriore testimonianza della varietà di una carriera capace di attraversare generi e linguaggi differenti.

Dietro la telecamera rimase per oltre quattro decenni, accompagnando l’evoluzione tecnica e culturale della Rai e contribuendo a costruire quell’immenso archivio di immagini attraverso il quale la televisione pubblica ha raccontato agli italiani la seconda metà del Novecento.

Il legame mai interrotto con il Salento

Nonostante la lunga permanenza a Roma e i continui viaggi legati alla professione, Bitonti non aveva mai reciso il rapporto con Tricase e il Capo di Leuca. Ogni estate tornava nella sua casa salentina, mantenendo vivo il legame con quella terra che considerava la propria “piccola patria”.

Proprio a Tricase si sono concluse la sua vita e una carriera trascorsa per buona parte lontano da casa. Nelle ultime ore Bitonti ha ricevuto anche la benedizione del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, presente nel Salento. Un incontro dal forte valore simbolico per un uomo che, attraverso il proprio lavoro, aveva costruito nel corso degli anni un rapporto particolare con la Terra Santa e l’Africa.

Con la morte di Enzo Bitonti scompare così uno dei professionisti che hanno contribuito a costruire il linguaggio visivo della Rai del Novecento, raccontando dietro l’obiettivo guerre, uomini, culture e avvenimenti entrati nella storia.

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