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Verrà, lo so, verrà la fine di agosto. Anche per la politica

Pubblicato: 18/08/2026 12:58

Ve li ricordate i juke-box? Nati in America degli anni Trenta, dopo la grande depressione, in Italia sbarcarono degli anni Sessanta, quelli del boom economico. Allora si diffusero nei bar e negli stabilimenti balneari, come era accaduto qualche anno prima per i Flipper. I juke-box erano giradischi automatici. Costavano poco. 50 lire per ascoltare un 45 giri in vinile e 100 lire per tre. Ormai sono oggetti di modernariato, come i vinili, che stanno un po’ tornando in auge solo in un piccolo mondo di appassionati. Per trovare gli originali suggerisco di fare in salto nella splendida Senigallia. Magari l’anno prossimo, perché la fornitissima Fiera del disco e del fumetto ai Portici Ercolani è strettamente ferragostana.

juke-box mi sono tornati in mente giorni fa, ospite di un amico che ne possiede uno bellissimo, perfettamente funzionante. I 45 giri d’epoca ovviamene li ha scelti lui. Spingi il bottone e torni ragazzino, agli anni Sessanta. Ve lo ricordate il romagnolo Piero Focaccia? Io non potevo dimenticarlo. Era il 1963, avevo dieci anni e alla radio ascoltavo Stessa spiaggia stesso mare. Autorizzato e finanziato dalla mamma comprai il disco. Felice, lo feci vedere alla nonna Rosa. A lei però non piacque la copertina. Per una signora nata a fine Ottocento la ragazza in bichini – neppure tanto osé – sulla spiaggia era semplicemente indecente, scandalosa. Ho rischiato che il vinile finisse nella spazzatura. Alla nonna, di musica leggera, piacevano solo Papaveri e papere e Vola colomba. Ma riuscii a placarla prendendola in giro, per l’ennesima volta, per il suo cognome, Pannocchia. A Viterbo faceva pensare al granturco e faceva ridere. Nella sua Livorno no. Quel disco lo conservo ancora.

Più della radio i juke-box fecero amare alla mia generazione i tormentoni estivi. Niente di che. Ma a noi faceva sognare “Per quest’anno non cambiare / stessa spiaggia stesso mare / per poterti rivedere / per tornare / per restare insieme a te”.

L’anno dopo, 1964, il tormentone fu di Little Tony. Cioè di Antonio Ciacci, che era nato a Tivoli e tutti lo consideravamo laziale, se non proprio romano, ma in realtà era orgogliosamente cittadino della repubblica di San Marino, e la cittadinanza italiana non l’ha mai voluta. San Marino, Romagna, insomma in quel mondo, con tutto il rispetto per la repubblica del Titano. Ve la ricordate La fine di agosto?  “Verrà, lo so, verrà la fine di agosto / e poi, per me, sarà la fine di tutto”. Gli innamoramenti estivi erano il cuore dei tormentoni. E tutti sognavano. Ognuno a modo suo. Io passai l’estate con la fretta di tornare a scuola, sperando che finalmente la biondissima E. si accorgesse di me. Una pia illusione. A quell’età le ragazzine guardavano i più grandi, non i coetanei.

Sognare, oggi, mentre la fine di un agosto afoso è dietro l’angolo, non è facile. Forse sognano ancora i ragazzini, almeno me lo auguro. Lo auguro soprattutto a loro. Quando Little Tony cantava La fine d’agosto certo non avevamo nessuna percezione della svolta politica in atto e che cosa mai potesse significare un governo balneare. Lo era stato quello di Giovanni Leone, nato il 22 giugno 1963 e morto il 5 novembre. Balneare fu anche il primo governo di Aldo Moro, nato il 5 dicembre e morto il 26 giugno 1964. Il centrosinistra non partì col piede giusto.

Al centrosinstra più o meno organico non mi sento di riconoscere grandi risultati. I governi centristi avevano risollevato l’Italia dalla catastrofe della guerra. Di realmente positivo del centrosinistra ricordo lo Statuto dei lavoratori del 1970. Dopo furono anni bui, di galleggiamento tra terrorismo e crisi economica. L’inflazione superò il 25% nel 1975, e nel 1980 era ancora del 21%. Se lo dici a un signore di mezza età non ci crede. Gli shock petroliferi, certo. Ma se nel 1984 Bettino Craxi non avesse avuto il coraggio di intervenire sulla contingenza saremmo precipitati nel terzo mondo. Quanto agli shock petroliferi, nel 2022 l’inflazione risalì all’8,2%. Oggi, nonostante l’ennesima crisi, siamo al 2,3%, negli USA è al 3,4% e in Germania al 2,8%, mentre lo spread è al 78,8%. Nel 2022 aveva raggiunto il 250%.  È veramente difficile sostenere che sia inefficace l’azione del governo in carica, che opera in un contesto internazionale da guerra fredda. Eppure l’occupazione è in crescita e la disoccupazione in calo.

A impedirci si sognare, tuttavia, è il caos politico. Da un lato, a sinistra, i leader non riescono a spiegare agli elettori che cosa sia il cosiddetto “campo largo”, radicalmente diviso in politica estera. Dall’altro lato, a destra, l’irruzione dello spregevole vannaccismo rischia di erodere il consenso degli attuali componenti della alleanza di governo. Per ora prevale la retorica estiva. Ma, da tradizione, la politica potrebbe cambiare registro tra pochi giorni, dal 21 di questa fine d’agosto, al Meeting di Rimini. Qualcosa sarà più chiara. In fondo la campagna elettorale per il 2027 comincerà proprio in Romagna. E potrebbe farci sognare. Vedremo. Nell’attesa mi rifugio nei tormentoni del tempo che fu.

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