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Picchiato in spiaggia perché gay: massacrato, erano in trenta

Pubblicato: 18/08/2026 17:24

Una serata sulla spiaggia che si sarebbe trasformata in una lunga sequenza di violenze, insulti omofobi e minacce. Angelo Ratti, promoter milanese di 39 anni e membro del collettivo queer Biscotto della fortuna, ha denunciato di essere stato aggredito insieme ad alcuni amici a Porto Istana, località balneare non lontana da Olbia, nei giorni precedenti Ferragosto.

Ratti ha raccontato quanto accaduto sui social e ha presentato denuncia alle forze dell’ordine. Secondo quanto riportato da diversi quotidiani, sulla vicenda sarebbe stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Tempio Pausania. La ricostruzione dell’aggressione e le responsabilità delle persone coinvolte dovranno quindi essere accertate dagli investigatori.

«Trenta contro uno», ha sintetizzato il promoter, definendo quanto accaduto un’aggressione «omofoba». Secondo il suo racconto, anche tre persone intervenute per aiutarlo sarebbero state coinvolte nelle violenze, mentre parte dell’attrezzatura del collettivo sarebbe stata danneggiata.

«Prima un pugno, poi mi hanno colpito alla testa»

Intervistato sul canale YouTube di Don Alemanno, Ratti ha ricostruito una violenza che si sarebbe sviluppata in tre momenti successivi.

«Alla fine della serata sono stato aggredito prima con un pugno e poi con diversi pugni sulla testa», ha raccontato. A quel punto avrebbe alzato le braccia, dichiarando pubblicamente di non voler reagire fisicamente e denunciando quello che stava accadendo come «un attacco omofobo verbale e fisico».

Proprio quelle parole, secondo la sua versione, avrebbero provocato un’ulteriore escalation.

Ratti sostiene di essere stato trascinato a terra e immobilizzato. Alcuni componenti del collettivo sarebbero intervenuti per aiutarlo. Tra loro anche una ragazza, che avrebbe riportato una ferita alla schiena e alla quale sarebbe stata rivolta una frase intimidatoria legata al fatto di essere donna.

La fase più violenta sarebbe arrivata poco dopo. «Sono stato trascinato in un vicolo buio, picchiato con una pietra sulla testa», ha raccontato il promoter.

Gli insulti e le accuse al titolare del locale

Nel suo racconto Ratti sostiene inoltre che, anziché intervenire in loro difesa, il proprietario del locale avrebbe intimato ai componenti del collettivo di raccogliere il materiale e andarsene, accompagnando la richiesta con un insulto omofobo.

Anche questo episodio fa parte della ricostruzione fornita dal 39enne e dovrà essere verificato nell’ambito degli accertamenti.

Secondo Ratti, il gruppo che avrebbe partecipato all’aggressione era formato prevalentemente da ragazzi del posto, tra i quali diversi minorenni e alcune persone più adulte.

«Non potrai tornare in Sardegna»

Il promoter ha denunciato anche quanto sarebbe accaduto successivamente. Mentre si trovava ferito e sanguinante, sostiene che gli sarebbe stato chiesto se fosse omosessuale.

In seguito, il padre di un minorenne che sarebbe stato accompagnato negli uffici delle forze dell’ordine lo avrebbe contattato telefonicamente. In un primo momento, secondo Ratti, l’uomo avrebbe cercato un accordo; successivamente sarebbero arrivate minacce, tra cui la frase: «Non sai di chi è figlio quello, non potrai tornare in Sardegna».

Ratti interpreta quanto accaduto come una sorta di «imboscata» nei confronti del collettivo, che si era proposto per organizzare una serata nel locale sulla spiaggia durante una serie di appuntamenti.

«Credo che volessero farci scappare senza compenso, ma gli è scappata la mano», ha sostenuto. Una sua interpretazione dei fatti che, come gli altri aspetti della vicenda, dovrà trovare eventuali riscontri nelle indagini.

La raccolta fondi e la solidarietà

Dopo la denuncia è stata avviata una raccolta fondi per sostenere Ratti e le altre persone coinvolte nelle spese sanitarie e legali e per sostituire il materiale danneggiato.

«Ogni contributo, anche il più piccolo, è molto più di una donazione: significa trasformare l’indignazione in cura, difesa e possibilità concreta», si legge nella presentazione dell’iniziativa. Gli organizzatori hanno annunciato che l’eventuale somma rimasta dopo la copertura delle spese sarà devoluta all’associazione Milano Checkpoint.

Proprio Milano Checkpoint, insieme ad altre realtà milanesi, ha espresso solidarietà al promoter e al collettivo.

Adesso spetta agli investigatori ricostruire quanto accaduto quella notte a Porto Istana, identificare le persone eventualmente coinvolte e verificare anche la denunciata matrice omofoba dell’aggressione.

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Ultimo Aggiornamento: 18/08/2026 17:44

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