
Il dramma umano e giudiziario legato alla scomparsa di Paolo Calissano continua a far discutere, rivelando risvolti sempre più oscuri e dolorosi. A distanza di cinque anni dalla morte dell’attore, uno dei volti più amati e popolari della televisione italiana a cavallo tra gli anni Nuova e i primi anni Duemila, la famiglia continua a chiedere a gran voce che venga fatta piena luce sulle circostanze che hanno accompagnato il suo definitivo declino. Al centro di questa dolorosa vicenda c’è la figura dell’avvocato Matteo Minna, nominato all’epoca amministratore di sostegno dell’artista e oggi imputato nel processo per reati gravissimi come peculato, circonvenzione di incapace, falso ideologico e omissione di atti d’ufficio.
Le denunce del fratello Roberto e le condizioni finanziarie
A riaccendere i riflettori su questo triste capitolo è stato Roberto Calissano, fratello del celebre attore genovese, che ha affidato sulle pagine della stampa locale e nazionale tutto il suo sdegno. Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni contabili, al momento del decesso Paolo Calissano possedeva solamente cinquemila euro su un conto corrente cointestato proprio con il suo amministratore di sostegno. Una cifra irrisoria per un professionista che durante la sua carriera aveva guadagnato somme ingenti. Il fratello sostiene fermamente che l’attore sia stato progressivamente ridotto sul lastrico, una condizione di estrema prostrazione economica e psicologica che avrebbe concorso in modo determinante alla sua drammatica fine, definita dal familiare come un vero e proprio para-suicidio.
Dalla grande popolarità televisiva alla drammatica svolta
Nato a Genova nel 1967, Paolo Calissano era diventato un volto di punta del piccolo schermo grazie alla partecipazione a fiction di enorme successo come La dottoressa Giò, Vento di Ponente e la celebre soap opera Vivere, fino alla sua esperienza nel reality show L’Isola dei Famosi nel 2004. La sua parabola ascendente subisce tuttavia un arresto devastante nel settembre del 2005, quando nella sua abitazione situata nel quartiere Albaro di Genova viene trovato il corpo senza vita della ballerina brasiliana Ana Lucia Bandeira Bezerra, deceduta a causa di un’overdose. Travolto dal caso giudiziario con l’accusa di aver ceduto la sostanza stupefacente, l’attore viene condannato a quattro anni di reclusione, scontati all’interno di una comunità di recupero.
Proprio durante il percorso di riabilitazione fa il suo ingresso nella vita professionale e privata dell’artista l’avvocato Matteo Minna, figura ritenuta all’epoca di assoluta fiducia in quanto amico di lunga data della famiglia. L’incarico di amministratore di sostegno doveva servire a tutelare e gestire il patrimonio finanziario di una persona fragile e in evidente stato di difficoltà. Nonostante i tentativi di riprendere in mano la propria vita dopo la liberazione avvenuta nel 2007, un nuovo incidente stradale nel 2008 con positività ai test tossicologici allontana definitivamente Calissano dal mondo dello spettacolo. Il 29 dicembre 2021 l’attore viene trovato privo di vita nella sua casa romana alla Balduina a 54 anni, stroncato da un’overdose di farmaci antidepressivi.
Gli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria e i rinvii processuali
La svolta sul fronte giudiziario arriva nel 2023, quando le indagini scaturite da un esposto della famiglia portano a galla una gestione patrimoniale a dir poco opaca. Nel dicembre dello stesso anno l’avvocato Minna finisce agli arresti domiciliari con l’accusa di essersi appropriato indebitamente di oltre ottocentomila euro appartenenti a diversi assistiti, dei quali circa mezzo milione di euro sottratti direttamente dalle casse dell’attore. Gli inquirenti contestano al professionista di aver sfruttato il legame di fiducia e lo stato di vulnerabilità dell’artista, falsificando i rendiconti per il giudice tutelare e facendo leva su una procura generale firmata dall’attore. Nonostante il rinvio a giudizio disposto nell’aprile del 2025, il processo è stato rinviato più volte e slittato fino al mese di ottobre 2026, prolungando l’attesa dei familiari per ottenere la verità.


