
A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, un dettaglio rimasto a lungo sullo sfondo torna a far discutere. Si tratta di quattro paia di slip trovati nella villetta di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 fu uccisa Chiara Poggi, e successivamente catalogati come traccia 64.
Il punto non è soltanto stabilire che cosa fosse stato rinvenuto nel soggiorno, ma chiarire dove si trovassero gli indumenti nelle diverse fasi dei sopralluoghi, come siano stati repertati e se la documentazione permetta di seguirne ogni passaggio. Interrogativi che non provano alcuna alterazione della scena del crimine, ma che rendono necessario distinguere con precisione fatti e interpretazioni.
A richiamare l’attenzione sul caso è Luigi Grimaldi, che nella sua newsletter cita una relazione del Ris di Parma del 2025. Al centro della ricostruzione ci sono alcuni elementi documentali relativi a quei quattro reperti, rinvenuti nella zona del divano della casa dei Poggi.

Garlasco, la traccia 64 e i reperti nel soggiorno
Per ricostruire la vicenda occorre tornare al 13 agosto 2007. Dopo l’omicidio di Chiara Poggi, gli specialisti esaminarono l’abitazione alla ricerca di impronte e tracce biologiche. Anche il soggiorno venne passato al setaccio: sul pavimento, vicino al divano, furono individuate tre piccole gocce di sangue.
In quel contesto comparvero anche quattro paia di slip, poi indicati nella relazione tecnica biologica del 15 novembre 2007 come traccia 64. Un particolare apparentemente marginale, oggi riletto alla luce delle carte e delle nuove analisi richiamate sul caso Garlasco.

Dove si trovavano i quattro slip
Il passaggio più discusso riguarda proprio la collocazione degli indumenti. Secondo quanto riferito da Grimaldi, citando una relazione dell’allora capitano Alberto Marino, i quattro slip sarebbero stati trovati sul divano, sotto un indumento rosso, e fotografati dagli operatori durante il sopralluogo del 12 settembre 2007.
Altre ricostruzioni diffuse nel 2025 hanno però messo l’accento su un dettaglio diverso: gli slip sarebbero stati raccolti e chiusi all’interno di un sacchetto rosso di H&M con la scritta “saldi”, presente sul divano della villetta. Da qui nasce la domanda: se all’inizio erano nel sacchetto, quando sarebbero stati estratti e sistemati sul divano? E da chi?

Al momento, non ci sono elementi che consentano di trasformare questo interrogativo in una prova di manipolazione della scena del crimine. Resta tuttavia una differenza nelle descrizioni che potrebbe richiedere ulteriori chiarimenti, soprattutto rispetto alla sequenza dei sopralluoghi e del repertamento.
L’appartenenza degli indumenti e le analisi possibili
I quattro slip erano di colori diversi: bianco, nero, rosso e giallo o verde chiaro. Stando alle immagini e alle ricostruzioni circolate, modelli e taglie non sembrerebbero coincidere perfettamente. Il confronto visivo, però, non basta a dire se appartenessero tutti alla stessa persona.
La maggior parte degli esperti, secondo quanto riportato, sembra ritenere che fossero di Chiara Poggi. In caso contrario, non si spiegherebbe la mancata esecuzione di ulteriori analisi. Le taglie, inoltre, possono variare da produttore a produttore e, in assenza di esami genetici, etichette o altri dati oggettivi, l’attribuzione dei capi a persone diverse resta soltanto un’ipotesi.
Sugli indumenti sarebbe stato effettuato all’epoca il test Psa, mirato a rilevare eventuali tracce di liquido seminale, con esito negativo. La documentazione del 2025 richiamata da Grimaldi riferisce però che i reperti sarebbero ancora disponibili e, almeno in teoria, potrebbero essere sottoposti a nuovi accertamenti genetici.
Questo non significa che sia stato individuato il Dna dell’assassino. Significa piuttosto che quegli oggetti, se effettivamente conservati, potrebbero fornire ulteriori elementi attraverso tecniche investigative che nel 2007 non erano disponibili o non vennero applicate.
La catena di custodia e l’ipotesi interpretativa
Un altro tema riguarda la catena di custodia. Grimaldi parla di una “catena documentale” non lineare e segnala una presunta incongruenza nella numerazione di alcuni file fotografici. Anche in questo caso, però, è necessario mantenere prudenza: un’anomalia nei documenti può meritare verifiche, ma non dimostra automaticamente che un reperto sia stato alterato o spostato in modo irregolare.
Nella sua ricostruzione, Grimaldi collega infine i quattro colori alle fasi della Grande Opera alchemica, cioè nigredo, albedo, citrinitas e rubedo. Il ragionamento viene accostato a immagini relative a testi e iconografia alchemica presenti nella copia forense della chiavetta Usb di Chiara e a una possibile pista occultistica. Si tratta però di una lettura interpretativa, non di un collegamento investigativo dimostrato.
Il nodo concreto resta più circoscritto: stabilire dove fossero realmente gli slip nelle varie fasi dei sopralluoghi, comprendere perché alcune descrizioni non sembrino sovrapponibili e accertarne l’appartenenza. Se i reperti sono ancora disponibili, eventuali nuove analisi potrebbero offrire risposte. Fino ad allora, nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi, rimane aperta una domanda: che cosa accadde a quei quattro slip tra le prime immagini della villetta e il loro repertamento?


