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Extraprofitti, Tajani sfida Salvini e Meloni: «Una tassa? Mi sa di Urss». La Lega: «Allora pagano i cittadini»

Pubblicato: 26/08/2026 19:27

Lo scontro sugli extraprofitti di banche e società energetiche entra direttamente nella maggioranza e mette Antonio Tajani contro la linea sostenuta dalla Lega e, almeno sul fronte europeo, dallo stesso governo Meloni. Il leader di Forza Italia chiude nettamente alla possibilità di introdurre una nuova tassa per finanziare gli interventi contro il caro carburanti: «Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria». E sull’espressione extraprofitto rincara la dose: «Non voglio neanche sentirla, mi sa molto di Unione Sovietica». Una posizione che provoca l’immediata reazione della Lega, con Claudio Borghi che pone la questione in termini altrettanto diretti: se non si interviene sui grandi utili di banche ed energetici e non si aumenta il deficit, sostiene il senatore, il conto continuerà a essere pagato dai cittadini attraverso le accise.

Il confronto arriva proprio mentre il governo cerca una soluzione più duratura all’aumento dei carburanti e l’Italia, insieme ad altri cinque Paesi, ha chiesto di aprire a livello europeo una discussione su un contributo straordinario a carico delle compagnie energetiche. Sullo sfondo c’è quindi una domanda destinata a diventare centrale nell’autunno economico: chi deve finanziare gli interventi necessari per attenuare l’impatto della crisi energetica? La risposta divide apertamente i partiti della maggioranza.

Tajani: «Extraprofitti è una parolaccia»

Intervenendo al Meeting di Rimini, Antonio Tajani non lascia spazio a interpretazioni sulla posizione di Forza Italia. «Non esiste il diritto all’extraprofitto. È una parolaccia, l’extraprofitto», afferma il vicepremier. Alla domanda se sia contrario a una nuova tassazione, la risposta diventa ancora più esplicita: «Contrario? Di più, contrarissimo».

Per Tajani il problema del caro energia esiste e deve essere affrontato, ma la strada non può essere quella di un prelievo imposto unilateralmente alle imprese. «I problemi ci sono, ma non è colpa del governo se aumenta il costo del petrolio», osserva. La soluzione dovrebbe passare piuttosto attraverso un confronto con il mondo produttivo e in particolare con le aziende del settore degli idrocarburi.

Il leader di Forza Italia non esclude infatti che proprio queste imprese possano contribuire allo sforzo necessario per sostenere famiglie e attività economiche, ma distingue nettamente tra una tassa sugli extraprofitti e un contributo concordato. «Un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni. Ma deve esserci un confronto concordato in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore».

La posizione si scontra con quella della Lega

È una linea molto diversa da quella indicata nelle ultime ore da Matteo Salvini. Il leader della Lega, parlando degli interventi necessari per ridurre il peso delle accise, aveva sostenuto che per trovare le coperture «i soldi vanno chiesti laddove ci sono», insistendo sulla possibilità di coinvolgere grandi banche e società energetiche.

Per il Carroccio la questione non è soltanto ideologica, ma riguarda concretamente il finanziamento di una riduzione più consistente e duratura delle accise. Mantenere lo sconto sui carburanti significa infatti rinunciare a una quota significativa delle entrate fiscali dello Stato e, senza nuove risorse, diventa difficile trasformare le proroghe di pochi giorni in una misura strutturale.

Il contrasto dentro la maggioranza riguarda dunque anche la distribuzione del costo della crisi: farlo ricadere sui conti pubblici, continuare a incassare le accise dai consumatori oppure chiedere un contributo ai settori che hanno registrato utili particolarmente elevati.

Borghi a Tajani: «Anche le accise sono imposte»

A rispondere direttamente al leader di Forza Italia è il senatore leghista Claudio Borghi, che contesta alla radice l’argomento dell’avversione alle tasse. «Ricordo a Tajani che anche le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso», afferma.

Borghi pone quindi un’alternativa: «La scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni». Il senatore leghista inserisce poi una terza possibilità, quella di aumentare il deficit rinunciando a rispettare gli attuali vincoli europei di bilancio.

«L’alternativa è stracciare il Patto di stabilità della compagna di partito di Tajani, la signora Ursula von der Leyen, e fare più deficit. Anche questo ci va bene», sostiene Borghi. Per la Lega le strade possibili sarebbero dunque tre: nuovo deficit, mantenimento delle accise oppure tassazione dei grandi profitti. «Per la Lega l’unica cosa che non va è tassare i cittadini», conclude il senatore.

Il paradosso della richiesta italiana all’Europa

A complicare ulteriormente il confronto c’è la posizione assunta dall’Italia a Bruxelles. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, insieme ai colleghi di Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia, ha infatti sottoscritto la richiesta di discutere a livello europeo un nuovo intervento sugli extraprofitti delle compagnie energetiche.

La proposta parte dalla considerazione che l’attuale crisi abbia consentito ad alcune società petrolifere di registrare margini sui prodotti raffinati superiori all’aumento del prezzo del greggio. I sei Paesi chiedono per questo di valutare un meccanismo simile, almeno nel principio, al contributo straordinario introdotto durante la crisi energetica successiva all’invasione russa dell’Ucraina.

Palazzo Chigi ha inoltre ribadito nelle ultime ore che l’Italia continua a sostenere questa iniziativa, pur preferendo una soluzione coordinata europea a una tassa esclusivamente nazionale, che potrebbe creare differenze competitive tra aziende operanti nello stesso mercato unico.

La posizione di Tajani introduce quindi una distinzione importante all’interno della maggioranza: Forza Italia non esclude un contributo delle aziende, ma rifiuta che venga configurato come una nuova imposizione fiscale.

Schlein: «Litigano e gli italiani pagano il conto»

Lo scontro offre inevitabilmente un argomento alle opposizioni. Elly Schlein accusa il governo di dividersi mentre famiglie e imprese continuano a sostenere il costo della crisi. La segretaria del Partito Democratico aveva già chiesto all’esecutivo di anticipare a livello nazionale quella tassazione degli extraprofitti che l’Italia sta contribuendo a proporre in Europa.

Per il Pd la contraddizione è evidente: se Giorgetti ritiene opportuno chiedere una misura europea, il governo potrebbe intervenire anche autonomamente, utilizzando le risorse per alleggerire il peso dei rincari. La linea di Tajani offre ora a Schlein un ulteriore argomento per descrivere una maggioranza divisa proprio nel momento in cui dovrebbe decidere come finanziare gli aiuti.

La leader dem sintetizza così il caso: «Litigano e gli italiani pagano il conto».

Non solo extraprofitti, Tajani apre un altro fronte sulle banche

Il leader di Forza Italia utilizza il palco di Rimini anche per tracciare una linea molto netta sul risiko bancario. E anche in questo caso la posizione non coincide completamente con quella attribuita ad altri settori della maggioranza.

«Io sono per il libero mercato, l’abbiamo sempre detto: è il mercato che è sovrano e deve decidere cosa si fa», afferma Tajani. Il governo, secondo il vicepremier, deve stabilire le regole e verificare che vengano rispettate, senza intervenire direttamente nelle operazioni tra gli istituti.

Il riferimento è soprattutto alla partita che coinvolge Monte dei Paschi di Siena e alle grandi operazioni in corso nel sistema bancario italiano. Tajani respinge l’idea di istituti riconducibili politicamente ai partiti: «Non servono le banche dei partiti. Forse piace alla sinistra una banca di partito, a me non interessa avere una banca di Forza Italia, mi interessa che ci sia un sistema bancario efficiente».

Una divisione che anticipa il confronto d’autunno

Il contrasto sugli extraprofitti non sembra quindi una semplice differenza terminologica. Dietro le parole di Tajani e la replica della Lega emergono due impostazioni economiche differenti all’interno del centrodestra. Forza Italia rivendica una linea liberale, contraria a nuovi prelievi obbligatori sulle imprese e favorevole a contributi negoziati. La Lega considera invece legittimo chiedere uno sforzo straordinario ai settori che hanno accumulato grandi utili, soprattutto se l’alternativa è lasciare il peso delle accise sui consumatori.

In mezzo ci sono Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti, impegnati a trovare le risorse necessarie per trasformare gli interventi emergenziali sui carburanti in una soluzione più stabile. E c’è la posizione italiana in Europa, dove Roma ha già chiesto di discutere proprio un contributo sugli extraprofitti energetici.

La questione è destinata quindi a riemergere rapidamente. Perché, al di là delle definizioni che dividono Tajani e Salvini, il problema delle coperture rimane identico: se il governo vuole ridurre in maniera consistente e duratura il costo dei carburanti, deve decidere dove trovare i soldi. Ed è proprio sulla risposta a questa domanda che la maggioranza, per ora, non parla con una voce sola.

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