
Il cambiamento climatico potrebbe avere conseguenze anche sull’esposizione ai raggi ultravioletti. Una ricerca internazionale condotta su decine di stazioni europee mostra infatti un aumento significativo delle radiazioni UV che raggiungono il suolo, con valori in crescita anche in diverse aree italiane.
Lo studio, pubblicato su Springer Nature e realizzato da oltre 50 ricercatori, ha analizzato i dati raccolti da 40 stazioni europee tra il 2013 e il 2022. Nel continente l’incremento medio delle radiazioni ultraviolette sarebbe stato dell’11% nell’arco di dieci anni, con differenze anche marcate tra una zona e l’altra.
In Italia aumenti vicini al 10%
Le rilevazioni italiane arrivano dalle stazioni di Valle d’Aosta, Sesto Fiorentino, Roma e Lampedusa. Ad Aosta il trend registrato in dieci anni è di circa il 7%, mentre a Roma e Sesto Fiorentino l’aumento sfiora il 10%. Diversa la situazione di Lampedusa, dove non emergono incrementi significativi.
A spiegare il fenomeno sarebbe soprattutto la riduzione della copertura nuvolosa. Meno nubi significano infatti una maggiore quantità di radiazioni in grado di raggiungere direttamente il terreno. Secondo i ricercatori, pur non essendo stato dimostrato nello studio un rapporto diretto di causa-effetto con il riscaldamento globale, i cambiamenti di temperature, umidità e circolazione atmosferica possono incidere sulla presenza delle nuvole.
Un secondo elemento riguarda invece il miglioramento della qualità dell’aria. La diminuzione delle particelle inquinanti, positiva dal punto di vista della salute e dell’ambiente, riduce anche quello strato atmosferico capace di riflettere parte delle radiazioni solari. Secondo una delle analisi richiamate nella ricerca, circa l’80% delle variazioni sarebbe legato alle nuvole e il restante 20% alle particelle atmosferiche.
Perché aumenta il rischio per pelle e occhi
La crescita dell’esposizione agli UV rende ancora più importante conoscere l’indice utilizzato per misurare il rischio. La scala parte da 1: tra 3 e 5 il livello viene considerato moderato, tra 6 e 7 alto, tra 8 e 10 molto alto, mentre da 11 in poi è classificato come estremo.
In Italia, però, non esiste ancora un sistema nazionale capillare di informazione quotidiana paragonabile ai bollettini utilizzati per le ondate di calore. Proprio per migliorare il monitoraggio, l’Arpal ha recentemente installato nuovi radiometri a Genova e La Spezia.
Gli esperti ricordano inoltre che temperatura e radiazione ultravioletta non coincidono necessariamente. Anche una giornata meno calda può presentare livelli elevati di UV e andare in montagna non significa automaticamente esporsi meno. Con l’aumento delle radiazioni diventa quindi sempre più importante prestare attenzione alla protezione di pelle e occhi, indipendentemente dalla percezione del caldo.


