
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato le violenze commesse da coloni israeliani nei villaggi palestinesi di Qusra e Jalud, in Cisgiordania, definendole «atti di violenza criminale». Si tratta della prima presa di posizione del capo del governo israeliano sugli episodi avvenuti nella zona.
La dichiarazione è arrivata dopo una giornata segnata da nuovi scontri e aggressioni. Secondo le informazioni disponibili, decine di coloni israeliani avrebbero attaccato Qusra, facendo irruzione anche in un’abitazione palestinese mentre la famiglia si trovava al suo interno. L’intervento dei militari israeliani ha poi consentito di allontanare gli aggressori.
Netanyahu: «Una manciata di rivoltosi»
Nel suo intervento Netanyahu ha preso le distanze dai responsabili, descrivendoli come «una manciata di rivoltosi» e sottolineando le conseguenze delle loro azioni non soltanto sulla popolazione palestinese, ma anche sul lavoro dell’esercito e sull’immagine internazionale di Israele.
I responsabili, ha affermato il premier, «fanno una grande ingiustizia alla popolazione dei coloni rispettosa della legge, ostacolano le Idf nello svolgimento delle loro missioni e danneggiano la posizione di Israele nel mondo».
Secondo quanto riferito da Netanyahu, le forze di sicurezza israeliane sarebbero intervenute rapidamente riuscendo a fermare gli incidenti in breve tempo. Durante l’operazione sarebbero stati sequestrati tre veicoli. Il primo ministro non ha invece fornito indicazioni sull’eventuale arresto delle persone coinvolte.
Almeno cinque palestinesi feriti
Le violenze hanno interessato in particolare i villaggi palestinesi di Qusra e Jalud. Nel primo, secondo fonti locali, una donna palestinese sarebbe rimasta ferita durante l’attacco dei coloni.
Nel complesso sarebbero almeno cinque i palestinesi feriti negli episodi di violenza attribuiti ai coloni avvenuti nel corso della giornata in Cisgiordania.
La presa di posizione di Netanyahu segna dunque una condanna esplicita delle azioni compiute dai responsabili, che il premier ha distinto dalla più ampia popolazione israeliana residente negli insediamenti in Cisgiordania, definendoli una minoranza di rivoltosi e attribuendo alle loro azioni conseguenze negative anche per le operazioni dell’esercito e per la posizione internazionale di Israele.


