
Una nuova frana minaccia l’area già devastata dall’alluvione tra Tibet e Nepal e costringe anche i soccorritori ad allontanarsi. Gli uomini impegnati nelle operazioni nei pressi del valico di Gyirong, in Tibet, sono stati trasferiti in un luogo sicuro dopo l’individuazione di un nuovo movimento franoso. Intanto il bilancio del disastro continua ad aggravarsi: secondo gli ultimi dati disponibili sarebbero 750 le vittime, mentre proseguono le ricerche di oltre 3mila dispersi.
A comunicare il nuovo pericolo è stato il ministero cinese per la Gestione delle Emergenze. Nella serata di ieri un drone utilizzato per il monitoraggio del territorio ha individuato una frana a circa 2,8 chilometri a valle del lago barriera formatosi sul fiume Puruoqiang Zangbu.
La nuova frana crea un altro lago barriera
Il materiale precipitato a valle ha creato un nuovo sbarramento naturale lungo il corso d’acqua, provocando a sua volta la formazione di un altro lago barriera. Una situazione che ha fatto scattare immediatamente le misure di sicurezza per evitare di esporre le squadre di soccorso a ulteriori rischi.
I soccorritori che stavano lavorando nell’area nel tentativo di raggiungere le persone ancora disperse sono stati quindi trasferiti in una zona sicura.
Il timore è che l’accumulo di acqua provocato dallo sbarramento possa rappresentare un nuovo elemento di pericolo in un territorio già profondamente compromesso dal disastro dei giorni scorsi.
Oltre 3mila dispersi, il bilancio sale a 750 morti
Continuano intanto le ricerche dei dispersi dopo l’alluvione che mercoledì 26 agosto ha colpito il distretto di Rasuwa, nell’area al confine tra Nepal e Tibet.
Il bilancio rimane provvisorio e continua a salire con il procedere delle operazioni. Secondo gli ultimi dati sarebbero almeno 750 le persone morte, mentre oltre tremila risultano ancora disperse.
Tra le persone delle quali non si hanno notizie ci sarebbero anche cittadini stranieri. Secondo quanto riportato dalla Cnn, almeno 90 cittadini americani risulterebbero dispersi.
Gli Stati Uniti hanno annunciato aiuti economici per sostenere le aree interessate dalla calamità. Il Dipartimento di Stato americano ha stanziato 3,6 milioni di dollari destinati agli interventi nei territori colpiti.
In Nepal cresce la paura per nuove inondazioni
L’emergenza non riguarda soltanto le operazioni di ricerca. In Nepal resta elevato il rischio di ulteriori alluvioni e le autorità hanno invitato la popolazione delle zone più esposte a mantenere alta l’attenzione.
A preoccupare è in particolare l’innalzamento del livello delle acque del fiume Bhotekoshi. I residenti delle aree potenzialmente interessate sono stati messi in allerta mentre prosegue il monitoraggio dei corsi d’acqua e dei versanti.
La nuova frana individuata in Tibet complica ulteriormente le operazioni in un’area dove migliaia di persone risultano ancora disperse. La priorità resta raggiungere le zone isolate e proseguire le ricerche, ma il rischio di nuovi cedimenti e inondazioni rende particolarmente difficili e pericolosi gli interventi dei soccorritori.


