
È morto nella notte tra lunedì 31 agosto e martedì 1 settembre Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose e una delle figure più conosciute del cattolicesimo italiano contemporaneo. Aveva 83 anni ed era ricoverato all’ospedale Molinette di Torino.
Monaco laico, scrittore e protagonista del dibattito ecclesiale seguito al Concilio Vaticano II, Bianchi aveva guidato per decenni la comunità da lui fondata, prima di lasciare l’incarico di priore nel 2017. Tre anni più tardi, nel 2020, era arrivato il provvedimento del Vaticano che ne disponeva l’allontanamento da Bose, al termine di una fase segnata da profonde tensioni interne.
Dopo quella esperienza aveva dato vita a una nuova realtà, la Casa della Madia, fraternità monastica situata ad Albiano d’Ivrea, nel Torinese.
La Comunità di Bose e il ruolo nella Chiesa
La storia di Enzo Bianchi è legata soprattutto alla Comunità di Bose, fondata nel 1965 nell’omonima frazione di Magnano, in provincia di Biella. Un’esperienza monastica caratterizzata fin dall’inizio dalla presenza di uomini e donne e da una forte vocazione ecumenica, con l’obiettivo di favorire il dialogo tra le diverse confessioni cristiane.
Nel corso degli anni Bianchi è diventato una voce autorevole nel confronto sui cambiamenti della Chiesa cattolica, sulla spiritualità e sull’eredità del Concilio Vaticano II. Autore di numerosi libri e interventi, ha partecipato a lungo al dibattito pubblico anche attraverso giornali e mezzi di comunicazione, collaborando in particolare con La Stampa.
L’addio a Bose e le tensioni con Papa Francesco
Nel 2017 Bianchi aveva lasciato la guida della Comunità di Bose. Quella fase fu accompagnata da contrasti legati alla gestione della successione e agli equilibri interni alla comunità. Nel 2020 il Vaticano dispose il suo allontanamento da Bose dopo una visita apostolica.
Una vicenda particolarmente dolorosa per il fondatore della comunità, che negli anni successivi non nascose le difficoltà vissute durante quella separazione. Alla base delle tensioni vi era anche la necessità di garantire un effettivo passaggio di responsabilità dopo decenni nei quali Bianchi aveva rappresentato il principale punto di riferimento di Bose.
Dopo aver lasciato definitivamente la comunità, Bianchi proseguì il proprio percorso religioso fondando la Casa della Madia, dove continuò la sua esperienza di vita monastica e di riflessione.
L’ultima apparizione pubblica a Torino
La sua ultima apparizione pubblica risaliva allo scorso maggio, quando a Torino aveva partecipato alla presentazione di un volume di padre Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione ed ex direttore de La Civiltà Cattolica.
Anche negli ultimi anni Bianchi aveva continuato a intervenire sulle questioni che attraversano la Chiesa. Tra queste, il dibattito sulla celebrazione della messa secondo il rito antico, sul quale si era confrontato con teologi e storici mantenendo una posizione fortemente legata alla difesa del Concilio Vaticano II e delle sue riforme.
Con la morte di Enzo Bianchi scompare una figura che, tra spiritualità, ecumenismo e confronto pubblico, ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della Chiesa italiana, diventando uno dei principali interpreti dell’eredità conciliare.


