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Meteo, estate dei record e Mediterraneo rovente: cosa ci aspetta in autunno secondo l’esperto CNR

Pubblicato: 01/09/2026 20:00

L’estate meteorologica 2026 si è chiusa lasciando dietro di sé temperature eccezionalmente elevate, ripetute ondate di calore, un Mediterraneo molto più caldo della norma e numerosi episodi di maltempo estremo. Ma il passaggio a settembre non significa automaticamente l’arrivo di condizioni più fresche. Anzi, le prime indicazioni stagionali per l’autunno suggeriscono temperature ancora probabilmente superiori alle medie climatiche, mentre rimane molto più difficile stabilire quale sarà l’andamento delle precipitazioni.

A tracciare un primo bilancio è Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del CNR-Ibe e commissario straordinario del Consorzio Lamma, che in una intervista pubblicata da MeteoWeb ha analizzato i dati disponibili sull’estate appena conclusa e indicato gli elementi da osservare nei prossimi mesi. Il quadro che emerge richiede qualche cautela: il 2026 è stato eccezionalmente caldo, ma non è possibile trasformare una singola stagione in un modello preciso di quelle future. Il cambiamento climatico, tuttavia, sta rendendo più probabili e persistenti condizioni termiche che in passato erano molto più rare.

Un’estate eccezionalmente calda

Per stabilire con precisione quale posizione occuperà l’estate 2026 nella classifica delle più calde mai registrate in Italia bisognerà attendere il completamento e la validazione delle serie nazionali. Alcuni dati disponibili sono però già sufficienti per comprendere l’eccezionalità della stagione.

Secondo Copernicus, giugno e luglio 2026 hanno costituito il bimestre più caldo mai osservato nell’Europa occidentale nella relativa serie, con una temperatura media di 21,62°C, superiore di 2,79°C rispetto alla media climatica 1991-2020. Nel mese di luglio vaste aree dell’Italia occidentale hanno registrato anomalie mensili comprese tra +3 e +5°C.

Non significa che ogni zona del Paese abbia vissuto la stessa estate. Le anomalie hanno avuto intensità e durata differenti e proprio per questo Meneguzzo invita a evitare classificazioni nazionali definitive prima che tutti i dati siano consolidati. Il segnale di fondo, però, appare molto netto.

Il Mediterraneo ha accumulato una quantità eccezionale di calore

Uno dei dati più significativi riguarda il mare. Luglio è stato il mese più caldo della serie Copernicus Marine per il Mediterraneo, che parte dal 1993: la temperatura superficiale media ha raggiunto 27,07°C, con il 94% del bacino al di sopra della climatologia di riferimento 1993-2022.

Ancora più impressionante il dato relativo al settore marino a ovest della Toscana. Qui la temperatura superficiale media di luglio è arrivata a 27,7°C, circa 3,9°C sopra la media 1991-2020 e quasi un grado oltre il precedente massimo della serie NOAA iniziata nel 1982.

È un elemento importante anche guardando all’autunno. Un Mediterraneo molto caldo contiene una notevole quantità di energia e può trasferire all’atmosfera calore e vapore acqueo. Questo non significa che provocherà automaticamente nubifragi o alluvioni: per generare fenomeni estremi devono verificarsi precise configurazioni atmosferiche. Quando queste si presentano, però, un mare molto caldo può fornire maggiore energia e umidità ai sistemi perturbati.

Le diverse ondate di calore dell’estate 2026

Copernicus ha individuato quattro grandi ondate di calore nell’Europa occidentale tra maggio e luglio, ma Meneguzzo mette in guardia dal trasferire automaticamente questa classificazione all’Italia. Nel nostro Paese le fasi calde hanno avuto caratteristiche differenti da regione a regione e si sono distribuite tra la fine di maggio, giugno, luglio e agosto.

La parte più significativa dell’estate è stata probabilmente la persistenza. Nei mesi di giugno e luglio le anomalie maggiori hanno interessato soprattutto l’Italia occidentale e centro-settentrionale, mentre durante agosto il caldo più intenso si è spostato maggiormente verso il Mediterraneo centro-occidentale e diverse zone del Centro-Sud.

Alle temperature diurne si sono aggiunte frequentemente notti molto calde, un fattore particolarmente importante per gli effetti sulla salute perché riduce la possibilità per l’organismo di recuperare dopo le temperature elevate della giornata.

Siccità, la situazione cambia molto da territorio a territorio

Anche sul fronte della siccità è necessario evitare generalizzazioni. Non esiste una divisione semplice tra un Nord secco e un Sud in condizioni migliori, né è possibile utilizzare la quantità di pioggia caduta durante un singolo temporale per valutare la disponibilità complessiva di acqua.

L’analisi dell’Osservatorio europeo della siccità riferita alla metà di agosto mostrava condizioni di allerta in alcune zone settentrionali, situazioni di warning in varie aree del Nord e del Centro e un quadro più eterogeneo nelle regioni centro-meridionali.

Il punto fondamentale riguarda la differenza tra precipitazioni e recupero delle risorse idriche. Un nubifragio può scaricare enormi quantità d’acqua in pochissimo tempo e provocare allagamenti, ma una parte considerevole di quella pioggia può scorrere rapidamente in superficie senza riuscire a ripristinare le riserve profonde.

Per valutare realmente una siccità bisogna quindi osservare umidità del suolo, portata dei fiumi, bacini, falde e precipitazioni accumulate su periodi più lunghi.

Temporali estremi, grandine e piogge torrenziali

Il caldo non è stato l’unico elemento caratterizzante dell’estate. Diverse regioni italiane hanno affrontato temporali severi, grandinate, raffiche di vento, nubifragi e allagamenti improvvisi.

Meneguzzo cita in particolare quanto accaduto tra il 20 e il 21 agosto in Toscana. Secondo i dati preliminari delle reti regionali, nell’area di Bagnone, in Lunigiana, gli accumuli di pioggia hanno raggiunto circa 370 millimetri, accompagnati da raffiche superiori ai 100 chilometri orari e da oltre 30mila fulminazioni.

È proprio la coesistenza tra lunghi periodi molto caldi e fenomeni temporaleschi estremamente intensi a rappresentare uno degli aspetti più delicati del clima mediterraneo contemporaneo. Le due condizioni non sono contraddittorie: un’atmosfera più calda può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo, ma la trasformazione di questa energia potenziale in precipitazioni estreme dipende sempre dalla situazione meteorologica concreta.

È questa la nuova normalità?

La domanda inevitabile è se l’estate appena conclusa rappresenti ciò che dovremo aspettarci stabilmente negli anni futuri. La risposta di Meneguzzo è più articolata di un semplice sì.

Non tutte le estati future saranno identiche al 2026. La variabilità naturale continuerà a produrre stagioni differenti, con periodi relativamente freschi alternati a fasi molto calde. Quello che cambia è il punto di partenza sul quale questa variabilità agisce.

Il riscaldamento climatico sta infatti spostando progressivamente verso l’alto la distribuzione delle temperature. Di conseguenza, eventi che alcuni decenni fa erano eccezionali possono diventare più frequenti, mentre gli estremi possono raggiungere valori ancora superiori.

Un dato rende particolarmente evidente questa tendenza: nel settore marino a ovest della Toscana la temperatura superficiale media di luglio è aumentata, dal 1982, di circa 0,67°C per decennio.

El Niño si rafforza, ma non spiega da solo il caldo italiano

Un altro protagonista dei prossimi mesi sarà El Niño, la fase calda del grande sistema di oscillazione tra oceano e atmosfera che interessa il Pacifico tropicale. Nel corso del 2026 il fenomeno si è rafforzato rapidamente e le indicazioni della NOAA citate da Meneguzzo assegnano oltre il 90% di probabilità al raggiungimento di un’intensità molto forte durante l’autunno-inverno.

El Niño può incidere sulla temperatura media globale e modificare la circolazione atmosferica su scala planetaria. Sarebbe però sbagliato attribuirgli direttamente l’estate italiana del 2026.

Il rapporto tra El Niño e il clima europeo è infatti indiretto e variabile. Il fenomeno può contribuire a creare un contesto globale particolarmente caldo e influenzare alcuni grandi schemi della circolazione atmosferica, ma ciò che determina concretamente una fase di caldo sull’Italia sono soprattutto le configurazioni atmosferiche che interessano l’Europa e il Mediterraneo, sovrapposte alla tendenza climatica di lungo periodo.

In altre parole, El Niño è una parte del quadro, non la spiegazione universale di ogni anomalia meteorologica.

Autunno 2026, temperature probabilmente sopra la norma

Ed è proprio guardando ai prossimi mesi che arriva l’indicazione più interessante. Secondo Meneguzzo, il segnale stagionale più robusto riguarda temperature probabilmente superiori alla norma anche durante l’autunno.

Questo non significa che settembre, ottobre e novembre saranno continuamente caldi o che non arriveranno irruzioni fresche. Le previsioni stagionali descrivono infatti una tendenza media su periodi molto lunghi e non consentono di sapere quale tempo farà in una determinata città in una specifica giornata.

Se il segnale stagionale verrà confermato, significa piuttosto che considerando complessivamente il trimestre aumenta la probabilità di avere temperature medie superiori ai valori climatici di riferimento. Molto più incerta è invece la previsione sulle precipitazioni.

Piogge e nubifragi, perché non è possibile prevederli con mesi di anticipo

Proprio l’enorme quantità di calore presente nel Mediterraneo potrebbe indurre a prevedere un autunno caratterizzato da nubifragi e alluvioni. Sarebbe però una conclusione scientificamente impropria.

Un mare caldo può amplificare determinati fenomeni quando la configurazione atmosferica è favorevole, ma non permette di stabilire con settimane o mesi di anticipo dove si formeranno i temporali, quanta pioggia cadrà o se una determinata perturbazione provocherà fenomeni estremi.

Meneguzzo insiste quindi sulla necessità di utilizzare strumenti previsionali differenti a seconda della distanza temporale. Le proiezioni stagionali servono per individuare tendenze su scala mensile; quelle sub-stagionali possono fornire indicazioni sulle settimane; gli ensemble meteorologici diventano progressivamente più utili avvicinandosi all’evento; radar, satelliti e osservazioni in tempo reale sono indispensabili quando si entra nella scala delle ore.

Un autunno da seguire passo dopo passo

La conclusione è quindi meno spettacolare di certe previsioni a lunghissimo termine, ma molto più utile. L’autunno parte da una situazione termica anomala, con un Mediterraneo che ha accumulato molto calore durante l’estate e con segnali stagionali orientati verso temperature superiori alla norma. Non sappiamo invece se sarà complessivamente più piovoso o più secco e soprattutto non possiamo sapere oggi quanti eventi estremi si verificheranno.

L’estate 2026 lascia comunque un’eredità evidente. Il problema non è soltanto il singolo record di temperatura, ma la successione di anomalie atmosferiche e marine e la loro persistenza nel tempo.

Settembre apre ora una nuova fase meteorologica. Il caldo accumulato durante l’estate non scomparirà con il cambio del calendario e il Mediterraneo resterà uno degli osservati speciali dei prossimi mesi. Ma per capire quando e dove quell’energia potrà trasformarsi in maltempo serviranno previsioni progressivamente aggiornate: l’autunno, più che essere annunciato oggi, dovrà essere seguito passo dopo passo.

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