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“Un parassita”. Italia, in ospedale con febbre alta e dolori atroci: la scoperta è scioccante

Pubblicato: 02/09/2026 20:18

Quando la medicina moderna si trova ad affrontare casi clinici d’enigmatica risoluzione, la determinazione e l’intuito degli specialisti diventano la sola chiave per svelare misteri rimasti sepolti nel corpo umano per anni. Tra sintomi apparentemente comuni, diagnosi complesse che sfidano le statistiche ordinarie e protocolli standard che improvvisamente falliscono, un paziente si è ritrovato al centro di un vero e proprio giallo medico in una nota struttura sanitaria. Soltanto il ricorso a tecnologie di laboratorio all’avanguardia e una straordinaria sinergia tra diversi reparti hanno permesso di ricostruire la complessa verità, evitando conseguenze ben più gravi per la vita dell’uomo.

Un uomo arrivato in ospedale in preda a febbre alta e persistente e forti dolori al fianco, ha scoperto suo malgrado di essere vittima di un parassita tropicale che probabilmente lo aveva infettato dieci anni prima. È accaduto all’ospedale Galliera di Genova dove l’uomo si è presentato in pronto soccorso il 12 agosto scorso con un quadro clinico che ha richiesto analisi specifiche per individuare il problema. La diagnosi infatti è stata tutt’altro che semplice anche alla luce della storia clinica del paziente che non lasciava ipotizzare quanto poi scoperto. L’uomo non aveva particolari patologie pregresse e ha riferito che l’ultimo viaggio in un’area a rischio risaliva a ben dieci anni prima. I medici hanno cercato inizialmente di curarlo attraverso una terapia antibiotica che però non ha dato nessun effetto.

La scoperta dell’ascesso e la svolta del laboratorio

Così l’uomo è stato sottoposto a una Tac all’addome che ha rivelato infine la presenza di un voluminoso ascesso epatico di circa 9 centimetri. A questo punto è stato preso in carico dal reparto di malattie infettive prima di essere sottoposto a un intervento mini invasivo da parte dell’équipe medica di Radiologia Interventistica che ha previsto il drenaggio del liquido infetto e lo svuotamento della sacca. Solo a questo punto si è potuto procedere alle analisi del materiale per capire quale fosse l’origine del problema e arrivare a una diagnosi. La svolta è arrivata dal laboratorio di Microbiologia dello stesso ospedale Galliera.

L’analisi del materiale prelevato dal drenaggio, condotto attraverso tecniche molecolari avanzate, infatti ha identificato l’Entamoeba histolytica, un parassita responsabile dell’amebiasi, un’infezione tipicamente associata alle aree tropicali trasmessa principalmente attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati. Come ricorda anche l’Istituto superiore di sanità, l’infezione può rimanere latente per mesi o anni e soltanto il 10-20% circa delle persone infettate ha disturbi. Il paziente è stato così sottoposto alle cure adatte e dopo 14 giorni di ricovero e una terapia farmacologica, è guarito pienamente. «Questo caso evidenzia l’importanza della collaborazione multidisciplinare nella gestione di situazioni cliniche complesse, la stretta integrazione tra Malattie Infettive, Radiologia Interventistica e Microbiologia ha consentito di arrivare rapidamente a una diagnosi non immediata e di scegliere un trattamento efficace e poco invasivo, evitando al paziente un intervento chirurgico maggiore» spiegano dall’ospedale genovese.

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