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Vannacci a Mosca, parla l’ex collega britannico: “Voleva legami con la Russia e simpatizzava per il fascismo”

Pubblicato: 04/09/2026 07:11

L’intervista rilasciata dall’ex attaché militare britannico John Foreman offre uno spaccato inedito e dettagliato sulla figura di Roberto Vannacci durante il suo mandato diplomatico a Mosca. Foreman, oggi analista presso il prestigioso think tank londinese Chatham House, ha condiviso ricordi e valutazioni sul periodo in cui ha lavorato a stretto contatto con l’ufficiale italiano nella capitale russa, delineando un quadro che intreccia orientamenti politici, giudizi strategici ed elementi caratteriali. Le rivelazioni dell’ex commilitone britannico tratteggiano una figura dalle idee ben definite, la cui visione geopolitica e i cui orientamenti personali risultavano già nitidi ben prima della sua emersione nel dibattito pubblico e politico italiano.

Le relazioni a Villa Berg e l’atmosfera moscovita

Il contesto in cui si sono svolti i fatti appartiene agli anni in cui Vannacci ricopriva l’incarico di attaché militare presso l’ambasciata d’Italia a Mosca, con sede a Villa Berg. Dopo aver guidato reparti di punta dell’esercito italiano come il 9° Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin e la Brigata Folgore, l’esperienza diplomatica moscovita rappresentava un contesto d’azione profondamente diverso rispetto ai teatri operativi internazionali in cui aveva prestato servizio, tra cui l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia, la Somalia e la Bosnia. Nel contesto della diplomazia militare presente nella capitale russa, le interazioni tra i rappresentanti dei vari Paesi della NATO erano frequenti e strutturate. Secondo la ricostruzione di Foreman, gli incontri con il collega italiano avvengono in un clima di apparente serenità, durante il quale Vannacci esprimeva le proprie posizioni con estrema franchezza, senza ricorrere alle cautele o alla riservatezza che ci si attenderebbe normalmente da chi ricopre un ruolo di quella responsabilità diplomatica.

Le posizioni ideologiche e l’attrazione per il potere

Nel corso dell’intervista, l’analista britannico esclude che si potesse considerare l’ufficiale italiano come una figura eterodiretta da potenze straniere, rifiutando l’etichetta di agente sotto controllo esterno. Tuttavia, lo definisce senza esitazione un compagno di strada del Cremlino, evidenziando una manifesta simpatia per la linea politica adottata da Mosca. Foreman sottolinea come Vannacci mostrasse un’evidente affinità verso il concetto dell’uomo forte e una marcata ammirazione per la centralità del potere statale. Tale impostazione rispecchiava un orientamento presente in alcuni ambienti militari, convinti della necessità di evitare qualsiasi contrapposizione con la Russia e di promuovere invece una partnership strategica basata sul superamento delle tensioni del passato. Alla domanda specifica circa la presenza di visioni nostalgiche relative al fascismo storico italiano, l’ex attaché britannico conferma che tali idee venivano esplicitate aperto e senza alcun tentativo di nasconderle.

Le preoccupazioni alleate e l’errore di valutazione del 2022

Le posizioni espresse dal rappresentante italiano non mancavano di suscitare forte apprensione tra i diplomatici e gli ufficiali delle nazioni alleate appartenenti all’alleanza atlantica. In particolare, ad allarmare i colleghi occidentali era l’obiettivo dichiarato di stabilire e consolidare rapporti di cooperazione militare cordiali con le forze armate russe. A questo elemento di preoccupazione si aggiunse, alla vigilia del conflitto russo-ucraino nel 2022, una valutazione strategica rivelatasi poi del tutto errata: Vannacci escludeva infatti categoricamente la possibilità che la Russia potesse intraprendere un’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Secondo l’analisi di Foreman, questa svista fu il risultato di una combinazione di fattori, tra cui la forte vicinanza ideologica al regime di Vladimir Putin, una limitata comprensione del quadro storico complessivo e un percepito senso di sicurezza personale che condizionò la sua capacità di analisi oggettiva dei fatti.

Tratti caratteriali e la narrazione dell’ordine

Nell’articolare il proprio giudizio sulla personalita dell’ufficiale italiano, il comandante britannico evidenzia come gli aspetti caratteriali e la capacità di giudizio abbiano agito in modo parallelo nel determinarne le decisioni e le letture geopolitiche. Vannacci viene descritto come una figura incline all’autoritarismo, capace di sintonizzarsi con la narrazione elaborata dal Cremlino, secondo la quale la presidenza russa avrebbe avuto il merito storico di riportare disciplina e ordine all’interno del Paese tramite l’esercizio del pugno di ferro. Sollecitato sul tema della lealtà nazionale, l’analista precisa che l’impostazione di fondo dell’ex collega rimaneva improntata al principio della priorità degli interessi nazionali italiani, sebbene tale visione finisse nei fatti per allinearsi con gli obiettivi strategici e le narrazioni propagandate dalle autorità russe.

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Ultimo Aggiornamento: 04/09/2026 07:24

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