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“Molti morti”. Il Vaticano lancia l’allarme: cosa succede

Pubblicato: 04/09/2026 11:01

La questione ambientale entra con maggiore forza nella riflessione teologica della Chiesa cattolica. Il rapporto dell’essere umano con la natura viene infatti indicato non soltanto come una responsabilità civile o sociale, ma come una dimensione che riguarda direttamente anche la fede cristiana. Il deterioramento dell’ambiente, secondo la riflessione dei teologi, pone dunque interrogativi che coinvolgono il modo stesso in cui l’uomo si rapporta al Creatore.

È questo il punto di partenza di un nuovo documento dedicato alla cura della Casa comune, elaborato dalla Commissione teologica internazionale. Il testo affronta il rapporto tra ecologia e teologia e introduce una formulazione destinata a entrare nel dibattito ecclesiale: quella di «peccato contro il creato e contro il Creatore».

Il documento, intitolato Prendersi cura della nostra Casa comune: risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario, è stato portato alla considerazione di Leone XIV il 28 luglio 2026 e approvato dal cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto dell’ex Santo Uffizio. La Commissione teologica internazionale, organismo consultivo composto da teologi provenienti da diversi Paesi, ha tra i propri compiti proprio quello di esaminare questioni dottrinali di particolare rilevanza e gli aspetti nuovi che possono emergere nella vita della Chiesa.
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La crisi ambientale come questione di fede

La riflessione contenuta nel documento parte dalla convinzione che la relazione con il mondo naturale non possa essere separata dalla relazione con Dio. La Commissione, il cui segretario è il teologo italiano monsignor Piero Coda, osserva infatti che la dimensione ecologica riguarda anche i gesti ordinari della vita quotidiana.

«Non ci relazioniamo con il Dio uno e trino solo nella liturgia, nella preghiera o nel rapporto con il prossimo», scrivono i teologi. «Lo facciamo anche quando respiriamo, mangiamo o seminiamo semi; o quando abbattiamo foreste, estraiamo minerali o scarichiamo rifiuti tossici».

Da questa impostazione deriva una conseguenza precisa: considerare l’ecologia come qualcosa di estraneo alla fede cristiana sarebbe, secondo la Commissione, incoerente con la stessa logica della fede.

Il documento lega quindi direttamente i due piani: «il nostro rapporto con la natura (ecologia) è dimensione costitutiva del nostro rapporto con il Dio creatore (teologia)».

La riflessione non nasce però dall’emergenza ambientale degli ultimi mesi. Il lavoro dei teologi si è sviluppato nell’arco di diversi anni, tra il 2022 e il 2025, con l’obiettivo di approfondire le basi teologiche della cura della Casa comune.

«Tanti morti» per il deterioramento del pianeta

Nel testo viene richiamato anche il percorso avviato da Papa Francesco con l’enciclica Laudato si’ e con la riflessione sulla crisi ambientale. La Commissione descrive le conseguenze del deterioramento del pianeta attraverso l’immagine del «grido della terra», che si manifesta negli oceani e nei fiumi malati, nella perdita delle specie animali e vegetali, nella distruzione delle foreste e nella riduzione dei ghiacciai e dei ghiacci polari.

A questo si aggiunge il legame con il grido dei poveri, considerati tra coloro che maggiormente subiscono gli effetti del degrado ambientale.

La Commissione arriva quindi a parlare anche delle vittime di questo processo, indicando i «tanti morti per gli effetti del peccato contro il creato».

È proprio in questo passaggio che la riflessione sul rapporto tra ambiente e fede assume una connotazione particolarmente netta: il danno arrecato alla natura non viene considerato soltanto per le sue conseguenze materiali, ma anche alla luce del rapporto dell’uomo con il disegno della creazione.

Dal peccato ecologico al peccato contro il Creatore

Uno dei passaggi centrali riguarda la definizione del peccato ambientale. La Commissione ricorda che Papa Francesco aveva già utilizzato l’espressione «peccato ecologico», senza che questa formulazione si fosse però pienamente affermata nella Chiesa cattolica.

Il nuovo documento riprende quella riflessione e la collega anche al Sinodo sull’Amazzonia del 2019. L’obiettivo è ricondurre il danno all’ambiente all’interno di una concezione analoga a quella già sviluppata per il peccato sociale e per le strutture di peccato.

I teologi scelgono però di non utilizzare il termine «ecocidio» e ritengono non sufficientemente completa anche l’espressione «peccato ecologico». La proposta è quindi quella di parlare di «peccato contro il creato e contro il Creatore».

La formulazione vuole mettere insieme due elementi: da una parte il danno provocato alla natura, dall’altra il mancato riconoscimento del progetto del Creatore, che affida agli esseri umani il compito di custodire e prendersi cura della Casa comune.

Una responsabilità anche per la vita pubblica

La Commissione inserisce questa riflessione in una più ampia responsabilità etica e teologica. Il momento storico attuale, si legge nel documento, richiede un intervento urgente per la sostenibilità del pianeta e per mantenere abitabile la Casa comune.

L’appello riguarda tutti, ma assume un peso particolare per chi ricopre responsabilità nella vita pubblica. La tutela dell’ambiente, nella prospettiva delineata dai teologi, non rappresenta infatti soltanto un’esigenza etica, ma anche una questione teologica.

Nel documento vengono richiamati autori della tradizione cristiana, tra cui Sant’Agostino e San Giovanni della Croce, insieme agli studi più recenti delle Nazioni Unite sull’emergenza ecologica. Il risultato è una riflessione che cerca di collocare la cura del creato all’interno della tradizione teologica, collegandola alle trasformazioni ambientali contemporanee.

Il riferimento alla scelta vegetariana

Tra i diversi passaggi del documento trova spazio anche una considerazione sul vegetarianismo. Partendo dal racconto della Genesi, la Commissione osserva che, nella prima fase della narrazione biblica, il cibo messo a disposizione degli esseri umani comprende erbe e alberi da frutto.

Per i teologi questo rappresenta «un innegabile punto di appoggio» per il movimento vegetariano.

La stessa narrazione biblica, tuttavia, introduce successivamente la possibilità di consumare anche gli animali come alimento, in particolare dopo il diluvio di Noè. La conclusione indicata dalla Commissione riguarda quindi più in generale il rapporto con la vita: «siamo tenuti ad evitare o almeno a ridurre al minimo possibile le aggressioni dirette alla vita».

La cura della Casa comune, nella prospettiva del documento, viene così presentata come una responsabilità che coinvolge il rapporto con la natura, con gli altri esseri viventi e con il Creatore. Una responsabilità che la Commissione teologica internazionale considera parte integrante della riflessione sulla fede cristiana.

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