
Marco Rizzo torna in campo con un nuovo progetto politico e prova a rompere definitivamente gli schemi tradizionali. Si chiama Italia Domani e nasce con l’ambizione dichiarata di superare la contrapposizione tra destra e sinistra, rivolgendosi soprattutto a lavoratori, ceto medio, piccoli imprenditori e a quella vasta area di cittadini che negli ultimi anni ha scelto di non andare più a votare.
L’ex dirigente comunista non rinnega la propria storia, ma considera ormai esaurita l’esperienza della sinistra contemporanea. «Con questa sinistra le cose sono totalmente chiuse. Con la destra dobbiamo vedere», afferma Rizzo, che individua nel distacco dai ceti popolari uno dei principali problemi del Partito democratico e dell’intero centrosinistra.
Il passaggio decisivo per il nuovo movimento sarà il 3 ottobre all’Eur di Roma, quando Italia Domani terrà la propria assemblea nazionale e definirà struttura e linea politica. Economia, sicurezza, politica estera e recupero dell’astensionismo sono già indicati come i terreni principali sui quali costruire la nuova proposta.
Rizzo rompe con la sinistra: «Non è più quella di Berlinguer»
Per spiegare la propria distanza dall’attuale centrosinistra, Rizzo utilizza un confronto molto netto con la sinistra nella quale si è formato politicamente.
«Io arrivo da una sinistra con Berlinguer ai cancelli della Fiat con gli operai. Oggi la sinistra sta sul carro del gay pride con Schlein», sostiene. Una contrapposizione evidentemente politica e polemica, attraverso la quale il leader di Italia Domani vuole rappresentare quella che considera una trasformazione delle priorità della sinistra italiana.
Secondo Rizzo, il problema centrale sarebbe l’allontanamento dal mondo del lavoro e dai ceti popolari, mentre il dibattito politico si sarebbe progressivamente spostato su temi identitari e culturali.
Italia Domani prova quindi a recuperare alcune questioni tradizionalmente associate alla sinistra sociale — salari, lavoro, tutela dei ceti più deboli e critica al potere finanziario — affiancandole ad altre che negli ultimi anni sono state soprattutto patrimonio della destra, come sicurezza, immigrazione, sovranità nazionale e critica alle istituzioni sovranazionali.
«Destra e sinistra sono categorie superate»
La tesi politica alla base del progetto è che la tradizionale divisione tra destra e sinistra non sia più sufficiente a descrivere i conflitti presenti nella società italiana.
Rizzo propone di sostituirla con una contrapposizione verticale: da una parte lavoratori, ceto medio, artigiani, agricoltori, professionisti e piccole imprese, dall’altra quelle che definisce élite economiche e finanziarie.
Secondo il leader di Italia Domani, il progressivo impoverimento del ceto medio avrebbe infatti avvicinato categorie che in passato votavano in modo molto diverso. Il piccolo imprenditore che fatica a sostenere i costi dell’attività e il lavoratore che vede diminuire il proprio potere d’acquisto avrebbero oggi, nella sua lettura, interessi più vicini di quanto suggeriscano le vecchie appartenenze politiche.
È questo il terreno sul quale Rizzo vuole costruire il nuovo movimento: non una nuova formazione della sinistra radicale, ma un soggetto che tenti di raccogliere consensi trasversalmente rispetto agli schieramenti esistenti.
Economia e declino industriale, la denuncia di Rizzo
Il primo tema indicato da Italia Domani è l’economia. Rizzo descrive un Paese che avrebbe progressivamente perso peso industriale e capacità di decidere autonomamente la propria strategia economica.
«Nel 1991 eravamo la quarta potenza industriale del mondo. Oggi siamo la nona e tra dieci anni saremo al ventiquattresimo posto», sostiene. Si tratta di numeri utilizzati da Rizzo nella sua analisi politica, più che di una graduatoria internazionale univoca: la posizione di un Paese può infatti cambiare notevolmente a seconda che si considerino Pil nominale, valore aggiunto manifatturiero, produzione industriale o altri indicatori.
Il punto politico che Italia Domani vuole mettere al centro è comunque il rischio di deindustrializzazione, insieme alle difficoltà delle piccole imprese, alla pressione fiscale e alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie.
Rizzo accusa inoltre le grandi multinazionali e il sistema finanziario di godere di condizioni più favorevoli rispetto a lavoratori e piccole attività. Da qui la volontà di costruire un’alleanza sociale tra classe lavoratrice e ceto medio impoverito.
Sicurezza, carceri e immigrazione
Il secondo grande tema è la sicurezza, risultato insieme all’economia tra quelli maggiormente indicati nella consultazione organizzata dal movimento, alla quale secondo Italia Domani avrebbero partecipato circa 6.500 persone.
Su questo terreno le proposte di Rizzo assumono un’impostazione particolarmente rigida. Il movimento propone nuove strutture carcerarie, un maggiore ricorso al lavoro durante la detenzione e un intervento sulle soglie previste per l’esecuzione effettiva delle pene.
«Chi delinque in Italia deve andare in galera», sintetizza Rizzo, legando il principio della certezza della pena anche al tema dell’immigrazione.
È uno dei punti nei quali la nuova formazione si allontana maggiormente dalla tradizione della sinistra e cerca apertamente di rivolgersi anche a un elettorato che negli ultimi anni ha guardato soprattutto al centrodestra.
Ucraina, Rizzo chiede neutralità e stop alle armi
Sul fronte internazionale Italia Domani propone invece una linea basata su pace e neutralità, confermando una delle posizioni che Rizzo sostiene da tempo.
L’ex parlamentare è contrario all’invio di armi all’Ucraina e contesta il crescente coinvolgimento italiano nel conflitto con la Russia. Nella sua impostazione, Roma dovrebbe perseguire una politica estera maggiormente autonoma rispetto agli orientamenti di Nato e Unione europea.
È proprio su questo terreno che emerge una possibile convergenza con Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale.
«Un generale che dice no alla guerra mi piace», afferma Rizzo, pur precisando di non avere definito alcuna alleanza politica. L’obiettivo, almeno per il momento, sarebbe esclusivamente quello di verificare eventuali convergenze sui programmi.
Il rapporto con Vannacci è particolarmente significativo perché proprio le aperture dell’ex dirigente comunista nei confronti dell’ex generale avevano contribuito alla rottura maturata all’interno di Democrazia Sovrana Popolare.
Rizzo e Vannacci, nessuna alleanza per ora
Rizzo cerca quindi di mantenere aperta una porta senza trasformarla in un accordo elettorale. Le distanze restano numerose, a cominciare dalle differenti storie politiche dei due leader, ma la comune opposizione all’invio di armi e la critica alla tradizionale divisione tra destra e sinistra costituiscono possibili terreni di confronto.
«Puntiamo esclusivamente alla discussione programmatica», precisa il leader di Italia Domani.
Il punto sarà capire se la strategia resterà quella di una corsa autonoma oppure se, avvicinandosi alle prossime scadenze elettorali, il nuovo movimento cercherà intese con altre formazioni che si presentano come alternative agli schieramenti tradizionali.
Rizzo, per ora, sembra voler tenere aperte più possibilità. Alla domanda sul rapporto con la destra risponde infatti con un prudente: «Dobbiamo vedere».
Meloni «molto tattica, poco strategica»
Il giudizio sul governo di Giorgia Meloni resta comunque critico. Rizzo riconosce alla presidente del Consiglio capacità politica e abilità nella gestione degli equilibri, ma la definisce «molto tattica, poco strategica».
La critica riguarda soprattutto la politica estera e il rapporto con le istituzioni internazionali. Secondo il leader di Italia Domani esisterebbe una distanza tra la rivendicazione della sovranità nazionale presente nella comunicazione politica del centrodestra e alcune decisioni assunte concretamente dall’esecutivo.
La posizione non coincide quindi con quella dell’opposizione tradizionale. Rizzo contesta Meloni da un punto di vista differente da quello di Pd e centrosinistra, insistendo soprattutto su sovranità, rapporto con l’Unione europea, guerra in Ucraina e interessi economici nazionali.
Il principale bersaglio resta il Pd
Se con la destra il rapporto resta da verificare, sulla sinistra Rizzo non lascia invece molte aperture. Il Partito democratico è il principale bersaglio politico del nuovo movimento.
Nel mirino c’è anche il cosiddetto campo largo, cioè il tentativo di costruire un’alleanza alternativa al centrodestra che comprenda Pd, Movimento 5 Stelle e altre forze dell’opposizione.
Secondo Rizzo, un’alleanza costruita principalmente sulla necessità di battere Giorgia Meloni non sarebbe sufficiente a recuperare il rapporto con quella parte di società che si sente esclusa dalla politica.
La scommessa di Italia Domani è esattamente questa: provare a raggiungere chi non si riconosce né nel governo né nelle opposizioni.
La vera sfida è conquistare chi non vota più
Il bacino al quale Rizzo guarda con maggiore interesse è infatti quello dell’astensionismo, diventato negli ultimi anni uno dei fenomeni più rilevanti della politica italiana.
La nuova formazione vuole rivolgersi a lavoratori, pensionati, piccoli imprenditori e cittadini che hanno smesso di votare perché ritengono che nessun partito rappresenti più i loro interessi.
È una strategia ambiziosa e tutt’altro che semplice. Superare la distinzione tra destra e sinistra è una formula già utilizzata in passato da diversi movimenti politici, con risultati molto differenti. Per Italia Domani la prova sarà trasformare questa impostazione in una proposta riconoscibile e, soprattutto, in consenso elettorale.
Il primo test politico arriverà il 3 ottobre a Roma, con l’assemblea nazionale all’Eur. Sarà allora che il progetto di Marco Rizzo dovrà iniziare a chiarire organizzazione, classe dirigente e programma. E soprattutto se l’obiettivo di recuperare il «voto popolare» rimasto senza rappresentanza potrà tradursi in un nuovo spazio concreto nel sistema politico italiano.


