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Report, Piervincenzi rompe il silenzio: “Nessuno sconto”. Poi la stoccata a Ranucci

Pubblicato: 05/09/2026 15:34

«Sconti non ne faremo a nessuno». Daniele Piervincenzi prova a mettere un punto alle polemiche che hanno accompagnato il cambio alla guida di Report e indica la linea editoriale della nuova stagione del programma di inchiesta di Rai 3. Il giornalista condurrà la trasmissione insieme a Claudia Di Pasquale, storica inviata della stessa redazione, raccogliendo la difficile eredità di Sigfrido Ranucci.

In un’intervista a Repubblica, Piervincenzi annuncia un Report con meno spazio ai conduttori in studio e maggiore centralità per gli inviati e le inchieste, rivendica l’indipendenza del programma e respinge le accuse di essere stato scelto perché politicamente vicino alla destra. E nel confronto ormai apertissimo con Ranucci non evita una nuova stoccata: «Parlerà il nuovo Report».

Piervincenzi: «Più spazio alla redazione e meno ai conduttori»

Il primo messaggio riguarda la struttura stessa della trasmissione. Piervincenzi racconta di aver già incontrato il gruppo degli autori e alcuni degli inviati storici e indica l’obiettivo di rendere più collegiale il lavoro della squadra.

«Vorremmo superare la struttura piramidale del programma, coinvolgere maggiormente la redazione», spiega, legando questa scelta anche alla necessità di tutelare «l’indipendenza e lo stile di Report».

Il cambiamento più evidente dovrebbe riguardare proprio il peso della conduzione. L’intenzione dichiarata è ridurre gli interventi in studio affidati ai conduttori, lasciando più tempo televisivo ai servizi e alle indagini realizzate dagli inviati.

Una scelta che Piervincenzi presenta non come una rottura con la storia del programma, ma come un tentativo di tornare alla sua vocazione originaria: un’inchiesta costruita soprattutto attraverso documenti, testimonianze, immagini e lavoro sul campo.

Il riferimento al Report di Milena Gabanelli

Nel definire il nuovo corso, Piervincenzi richiama esplicitamente anche l’epoca di Milena Gabanelli, che ha condotto Report dal 1997 al 2017 e ne ha costruito gran parte dell’identità editoriale.

«Ci piacerebbe riallacciare i fili anche con il Report di Milena Gabanelli», afferma il giornalista. L’obiettivo è tornare a occuparsi in maniera sistematica dei centri del potere politico ed economico, delle grandi lobby e della loro capacità di incidere concretamente sulla vita dei cittadini.

Il programma, dunque, non dovrebbe ridurre la propria vocazione investigativa dopo l’uscita di scena di Ranucci. Al contrario, Piervincenzi promette di rafforzarla, aumentando il peso della squadra rispetto alla figura del singolo conduttore.

«Sono convinto che tutta la squadra porterà a casa grandi inchieste», assicura.

«Il governo sarà il primo a cui faremo le pulci»

La frase politicamente più significativa riguarda inevitabilmente il rapporto con l’esecutivo. In queste settimane il cambio alla guida di Report ha alimentato un durissimo confronto politico, con una parte delle opposizioni che ha interpretato l’allontanamento di Ranucci come un intervento destinato a ridimensionare una trasmissione spesso critica nei confronti del governo.

Piervincenzi prova a rispondere direttamente a questi timori. «È naturale che il governo sia il primo a cui faremo le pulci, ma sconti non ne faremo a nessuno», afferma.

La promessa è quindi quella di mantenere una linea investigativa capace di controllare chi esercita il potere, indipendentemente dalla collocazione politica. Il governo, proprio perché detiene la responsabilità dell’esecutivo, sarà inevitabilmente uno dei principali oggetti delle inchieste, ma il giornalista chiarisce che l’attenzione riguarderà anche opposizioni, grandi gruppi economici e altri centri di influenza.

La battaglia attorno alla successione di Ranucci

Il nuovo Report nasce però dopo una delle crisi più profonde nella storia recente della trasmissione. La Rai ha deciso di rimuovere Sigfrido Ranucci dalla conduzione dopo nove anni alla guida del programma, una scelta che il giornalista ha formalmente contestato attraverso i propri legali.

La prima soluzione individuata dall’azienda prevedeva una conduzione affidata a Piervincenzi e Giulia Presutti. La decisione aveva provocato una forte opposizione all’interno della redazione, con gli inviati storici preoccupati per il futuro editoriale della trasmissione.

Presutti ha successivamente rinunciato all’incarico. La Rai ha quindi scelto al suo posto Claudia Di Pasquale, giornalista che lavora da anni proprio all’interno di Report e che ha firmato numerose inchieste per il programma.

La sua nomina ha contribuito a ricomporre almeno parte dello scontro con la redazione. Anche Ranucci ha accolto positivamente la scelta, affermando che Di Pasquale sarebbe stata una delle persone da lui indicate per raccogliere l’eredità della trasmissione.

Piervincenzi respinge l’accusa di essere vicino alla destra

Più complicata rimane la posizione di Piervincenzi. Dopo la nomina, il giornalista è stato indicato da alcuni critici come una figura politicamente più gradita all’attuale maggioranza.

Un’interpretazione che respinge nettamente. «La mia storia personale e quella della mia famiglia raccontano il contrario», afferma. E aggiunge: «Non sarei stato un precario fino a oggi se avessi avuto santi in paradiso».

Piervincenzi utilizza anche il rapporto con la stessa redazione per rispondere alle accuse: si domanda se gli autori e gli inviati di un programma con la storia di Report avrebbero realmente accettato una figura scelta per trasformare la trasmissione in senso politico.

Il giornalista sostiene inoltre di non avere mai valutato l’ipotesi di rinunciare alla conduzione, nonostante le polemiche e le pressioni delle ultime settimane.

«Se il percorso fosse stato meno travagliato e l’annuncio meno improvviso, mi sarebbe piaciuto fare un incontro con la redazione prima», spiega. Ma gli attacchi ricevuti avrebbero prodotto l’effetto contrario: «Mi hanno solo convinto a resistere».

Chi è Daniele Piervincenzi

Classe 1981, romano, laureato in Scienze della Comunicazione alla Sapienza, Daniele Piervincenzi arriva alla conduzione dopo una carriera costruita soprattutto sul lavoro da inviato.

Prima della Rai ha lavorato nella redazione di Otto e mezzo su La7. Dal 2016 ha collaborato con diversi programmi del servizio pubblico, occupandosi soprattutto di periferie, criminalità, disagio sociale e reportage.

Il suo nome divenne conosciuto al grande pubblico nel novembre 2017, quando durante un servizio di Nemo – Nessuno escluso a Ostia venne aggredito da Roberto Spada mentre cercava di intervistarlo sui rapporti tra la famiglia Spada e CasaPound.

Spada lo colpì con una violenta testata, provocandogli la frattura del setto nasale, e successivamente lo inseguì insieme al filmmaker Edoardo Anselmi. Le immagini dell’aggressione fecero il giro d’Italia e divennero uno dei simboli dei rischi affrontati dai cronisti impegnati a raccontare la criminalità organizzata.

Negli anni successivi Piervincenzi ha lavorato anche come inviato nei teatri di guerra, seguendo l’invasione russa dell’Ucraina e il conflitto in Medio Oriente.

Lo scontro personale con Sigfrido Ranucci

Proprio con Ranucci il confronto è diventato nelle ultime settimane particolarmente duro. L’ex conduttore ha contestato apertamente la scelta della Rai, sostenendo che affidare il programma a Piervincenzi e inizialmente a Presutti fosse una decisione «mediocre».

Ranucci ha poi precisato di non voler mettere in discussione in assoluto la professionalità dei due giornalisti, ma di ritenere che non avessero maturato un percorso sufficiente per assumere immediatamente la guida di quello che ha definito il più importante programma d’inchiesta della televisione italiana.

Piervincenzi racconta però anche un retroscena sul loro rapporto personale: prima dello scontro pubblico, Ranucci gli avrebbe detto «se rinunci sei un grande», invitandolo quindi a fare un passo indietro. Poco dopo sarebbero arrivate le critiche pubbliche.

La replica del nuovo conduttore è particolarmente dura: «Non serve» rispondere alle accuse, sostiene, perché «parlerà il nuovo Report». Poi aggiunge: «Gli auguro di ritrovare equilibrio mentale e serenità».

Una successione che sarà giudicata dalle inchieste

Al di là dello scontro personale, la questione decisiva sarà inevitabilmente quello che andrà in onda. Report è uno dei programmi giornalistici più longevi e riconoscibili del servizio pubblico e il passaggio da Ranucci alla nuova conduzione viene osservato con particolare attenzione proprio per il peso delle inchieste su politica, affari, sanità, grandi aziende e amministrazioni pubbliche realizzate negli anni.

Piervincenzi sembra esserne consapevole e prova a spostare l’attenzione dai nomi dei conduttori alla redazione.

Il messaggio è che il programma dovrà essere meno legato alla personalizzazione e più costruito sul lavoro collettivo degli inviati. Claudia Di Pasquale, provenendo direttamente dalla squadra storica, rappresenta in questo senso un elemento di continuità importante.

La promessa pronunciata da Piervincenzi è netta: il governo sarà controllato come è sempre accaduto a chi detiene il potere, ma «sconti non ne faremo a nessuno».

Dopo settimane di polemiche, ricorsi e scontri pubblici, sarà quindi il contenuto delle prossime inchieste a stabilire se il nuovo Report riuscirà davvero a mantenere l’indipendenza, il metodo e la capacità di disturbare il potere che hanno costruito la reputazione della trasmissione.

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