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Giorgetti a Cernobbio: “La barca è rimasta in galleggiamento”. Poi punge Salvini e Vannacci sul sovranismo

Pubblicato: 06/09/2026 15:46

Giancarlo Giorgetti difende la tenuta dei conti pubblici italiani e prende le distanze dalle richieste di Matteo Salvini su deficit e banche. Dal Forum Teha di Cernobbio, il ministro dell’Economia sostiene che l’Italia abbia già acquisito una crescita dello 0,8% e che, se gli indicatori resteranno favorevoli, il dato potrebbe avvicinarsi all’1%.

«La barca è rimasta in galleggiamento», afferma Giorgetti, rivendicando anche una considerazione positiva dell’Italia sui mercati e all’estero. «Vi assicuro che l’Italia è molto più rispettata all’estero che in Italia», aggiunge il ministro, mentre il governo prepara una nuova legge di Bilancio in un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni commerciali e incertezza sui mercati finanziari.

Il confronto con Salvini sui conti

Il ministro affronta anche le richieste avanzate nelle ultime settimane da Salvini, che ha chiesto maggiore flessibilità sui conti pubblici e nuove misure nei confronti delle banche. Giorgetti mette però in guardia dall’idea che un aumento del deficit produca automaticamente maggiore crescita. «Gli amici francesi, che hanno più deficit, hanno una crescita che è metà della nostra», osserva, sostenendo che deficit e crescita non siano automaticamente collegati.

La priorità, secondo il titolare dell’Economia, resta quindi la credibilità finanziaria del Paese. Ogni due settimane l’Italia torna sui mercati per collocare titoli di Stato e, avverte Giorgetti, la fiducia degli investitori non può essere data per scontata. «Se uno non si fida di te non ti dà i soldi», sottolinea, spiegando perché sarebbe rischioso presentarsi sui mercati con un livello di debito ancora più elevato.

Il nodo del deficit

Una verifica importante arriverà il 22 settembre, quando sarà possibile capire se il rapporto deficit/Pil resterà sopra o scenderà sotto la soglia del 3%. Giorgetti parla della possibilità di avere «un millesimale in più del benedetto 3%», indicando nella prossima rilevazione un passaggio significativo anche per i rapporti con l’Unione europea.

La prossima legge di Bilancio dovrà quindi trovare un equilibrio tra le esigenze politiche e la necessità di preservare la credibilità finanziaria conquistata dall’Italia. Per Giorgetti, in una fase caratterizzata da tensioni sui mercati obbligazionari e sui tassi a lungo termine, la stabilità dei conti rappresenta un patrimonio da non compromettere.

«Sovranisti facendo i fatti»

È proprio parlando di questo approccio che arriva la stoccata più evidente nei confronti della linea di Salvini. Giorgetti si definisce infatti un «sovranista pragmatico», rivendicando una concezione del sovranismo distante dalle dichiarazioni più aggressive e dalle promesse difficili da sostenere finanziariamente.

«Si può essere sovranisti sparandole grosse e si può essere sovranisti facendo i fatti», afferma il ministro. Il riferimento è alla convinzione che la sovranità nazionale passi anche dalla riduzione delle vulnerabilità finanziarie e dalla capacità di mantenere margini di autonomia senza mettere sotto pressione i conti pubblici.

Energia e crisi internazionali

Il quadro economico italiano, secondo Giorgetti, deve essere letto alla luce di uno scenario internazionale particolarmente complesso. Il ministro richiama le conseguenze della guerra in Ucraina e del conflitto in Medio Oriente, sottolineando quanto l’Italia resti esposta alle conseguenze delle crisi energetiche.

L’Italia, ricorda, acquistava una parte significativa di gas e petrolio dalla Russia e oggi deve fare i conti con un sistema energetico europeo ancora vulnerabile agli shock esterni. Giorgetti cita inoltre la capacità di raffinazione russa, colpita dagli attacchi ucraini, per spiegare perché il prezzo dei carburanti non dipenda soltanto dall’andamento del Brent.

Il ritardo dell’Europa

Un altro capitolo riguarda la posizione dell’Europa nella competizione economica globale. Secondo Giorgetti, gli Stati Uniti riescono ancora a confrontarsi con la Cina su settori strategici come le materie prime critiche e l’intelligenza artificiale, mentre il continente europeo rischia di rimanere ai margini.

Il ministro critica in particolare la lentezza dei progressi sull’integrazione economica europea. Qualcosa è stato fatto sul fronte dell’euro digitale e dei sistemi di pagamento, ma molto più complesso resta il percorso verso un vero mercato europeo dei capitali. Giorgetti evidenzia così il paradosso di un continente caratterizzato da un enorme risparmio che spesso non viene trasformato in investimenti produttivi europei e finisce per finanziare economie concorrenti.

Investimenti, demografia e intelligenza artificiale

Giorgetti solleva anche il tema degli investimenti dei fondi di previdenza complementare, chiedendosi perché una parte rilevante del risparmio italiano venga investita all’estero mentre i fondi pensione di altri Paesi scelgono di investire in Italia. Per il ministro, ridurre questa distanza tra risparmio e investimenti rappresenta una delle sfide economiche da affrontare.

Sul fronte interno, resta però soprattutto il problema della demografia. L’Italia perde circa 300 mila abitanti ogni anno e il calo della popolazione rischia di incidere direttamente sulla crescita economica e sulla produttività. «Il deserto demografico sta bussando alla porta adesso», avverte Giorgetti, indicando nei giovani uno dei capitoli che dovranno trovare spazio nella prossima manovra.

Il governo, aggiunge, valuta interventi fiscali e contributivi sul fronte delle retribuzioni, ma Giorgetti chiede anche alle imprese di aumentare gli stipendi dei lavoratori più qualificati. L’altra grande leva indicata dal ministro è l’intelligenza artificiale, considerata decisiva per aumentare la produttività e rafforzare la sicurezza e la sovranità tecnologica dell’Italia. La strategia, secondo Giorgetti, dovrà essere nazionale ma coordinata con quella europea.

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