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“Un semplice gesto e vi svuotano il conto”. Bancomat, l’errore da non fare: cosa si rischia

Pubblicato: 10/09/2026 08:55

Uno scontrino lasciato distrattamente accanto a uno sportello automatico può diventare un elemento utile nelle mani di chi vuole mettere in atto una truffa bancaria. Quello che per il cliente è soltanto una ricevuta della propria operazione può infatti contenere una serie di informazioni relative al conto e ai movimenti effettuati. Per questo motivo, una semplice abitudine come stampare la ricevuta e poi abbandonarla può trasformarsi in un rischio per la propria sicurezza.

Il meccanismo parte proprio da quel piccolo pezzo di carta. I truffatori possono recuperare le ricevute lasciate nei pressi degli sportelli automatici e utilizzare le informazioni riportate per costruire un contatto più credibile con la potenziale vittima. L’obiettivo è convincere il cliente di essere realmente in comunicazione con la propria banca e spingerlo a fornire ulteriori dati riservati.
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Come funziona la truffa della ricevuta

Le segnalazioni relative a questo tipo di raggiro sono arrivate da diversi Paesi europei. Il primo passaggio consiste nel recuperare le ricevute abbandonate dopo le operazioni effettuate al bancomat.

Il rischio nasce dal fatto che lo scontrino può riportare, oltre alle informazioni relative alla transazione, anche alcuni dati sensibili collegati al rapporto bancario. Tra le informazioni che possono comparire ci sono il numero di conto corrente, il saldo disponibile e altri dettagli relativi all’operazione o al profilo bancario.

Questi elementi, presi singolarmente, non equivalgono necessariamente alle credenziali necessarie per entrare nel conto. Possono però fornire ai criminali informazioni utili per rendere più convincente un successivo tentativo di contatto.

È proprio in questa fase che la truffa può assumere una forma più insidiosa.

Il falso operatore della banca

Dopo aver recuperato la ricevuta, i criminali possono tentare di fingersi dipendenti della banca. Il contatto può avvenire con una comunicazione costruita intorno a un presunto problema sul conto.

Il truffatore può sostenere, per esempio, che sia stata rilevata un’anomalia oppure che sia necessario intervenire per bloccare un accesso sospetto. Le informazioni recuperate dalla ricevuta servono a rendere il racconto più credibile e a far pensare alla vittima che chi sta chiamando disponga realmente di dati relativi al suo conto.

Il tono utilizzato può essere rassicurante e professionale. L’obiettivo è abbassare il livello di diffidenza della persona contattata e portarla a collaborare.

A quel punto possono essere richiesti altri dati, come il codice cliente oppure le credenziali dell’home banking. È questo il passaggio decisivo del raggiro: informazioni che non dovrebbero mai essere comunicate a chi si presenta come operatore bancario vengono invece consegnate direttamente al truffatore.

Con le credenziali ottenute, i criminali possono tentare di accedere al conto e procedere alle operazioni necessarie per sottrarre il denaro. La vittima può inoltre ritrovarsi con l’accesso al proprio conto bloccato mentre il truffatore cerca di completare le operazioni fraudolente.

Perché la ricevuta può diventare un rischio

Il problema, dunque, non è soltanto la perdita materiale dello scontrino. La questione riguarda soprattutto la possibilità che le informazioni presenti sulla ricevuta del bancomat vengano raccolte e utilizzate per costruire un attacco più mirato.

Un dato apparentemente innocuo può contribuire a rendere più credibile una comunicazione fraudolenta. Sapere, per esempio, che una determinata operazione è stata effettuata o conoscere alcune informazioni relative al conto può aiutare il criminale a presentarsi alla vittima con un racconto apparentemente preciso.

Per questo è importante considerare la ricevuta come un documento contenente informazioni personali e bancarie, anziché come un semplice scontrino da lasciare sul posto una volta conclusa l’operazione.

Come proteggersi dalla truffa

Una delle precauzioni più semplici consiste nel non stampare la ricevuta quando non è realmente necessaria. Le operazioni possono essere controllate direttamente attraverso il display dello sportello automatico oppure, successivamente, utilizzando i canali ufficiali messi a disposizione dalla propria banca.

Le app ufficiali della banca permettono infatti di verificare saldo e movimenti senza dover conservare una copia cartacea della transazione.

Chi preferisce comunque stampare la ricevuta dovrebbe evitare di lasciarla vicino allo sportello. Lo scontrino va recuperato e conservato con attenzione, oppure distrutto quando non serve più.

La distruzione è importante perché impedisce ad altre persone di recuperare facilmente le informazioni riportate sul documento e rende più difficile ricostruire i dati relativi all’operazione.

Attenzione alle richieste di credenziali

La precauzione più importante riguarda però il comportamento da tenere quando si riceve una comunicazione apparentemente proveniente dalla propria banca.

La presenza di informazioni corrette sul conto non dimostra che chi chiama sia realmente un operatore bancario. Un truffatore potrebbe averle ottenute proprio da una ricevuta recuperata dopo un’operazione allo sportello.

Per questo, davanti a una richiesta di credenziali, codici di accesso o altri dati riservati, è fondamentale mantenere alta l’attenzione. Il fatto che l’interlocutore conosca alcuni dettagli del conto non deve essere considerato una prova della sua identità.

La nuova modalità di raggiro dimostra così come anche un gesto apparentemente banale possa diventare un punto di partenza per una frode. Stampare la ricevuta del bancomat non significa automaticamente esporsi a una truffa, ma abbandonarla può fornire ai criminali informazioni che potrebbero essere sfruttate per tentare un contatto fraudolento. Recuperare lo scontrino, distruggerlo quando non serve più e utilizzare i canali ufficiali della banca per controllare le proprie operazioni resta quindi una delle precauzioni più semplici per ridurre il rischio.

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