
La distanza è minima, quasi impercettibile. Due schieramenti separati da pochi decimali, con un equilibrio che potrebbe rendere decisivi anche piccoli spostamenti nelle intenzioni di voto. È la fotografia della politica italiana che emerge dall’ultima rilevazione dell’istituto Noto, realizzata per Porta a Porta: centrodestra e campo largo vengono stimati entrambi attorno al 41%, delineando uno scenario di sostanziale parità in vista delle prossime elezioni politiche.
Se oggi gli italiani fossero chiamati alle urne, la competizione sarebbe dunque particolarmente incerta. Fratelli d’Italia resterebbe il primo partito con il 27,5%, mentre tra gli alleati e le altre forze politiche emergono variazioni significative rispetto alle precedenti rilevazioni. Ma il dato più rilevante riguarda proprio il peso complessivo delle coalizioni, che si avvicina alla soglia del 42% indicata nel dibattito sulla legge elettorale.
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Fratelli d’Italia resta primo partito
La formazione guidata da Giorgia Meloni mantiene la prima posizione nelle intenzioni di voto con il 27,5%. Alle sue spalle si registra invece un cambiamento significativo nella composizione del centrodestra.
Futuro Nazionale sale infatti dal precedente 4,5% all’8%, secondo il confronto con l’ultima rilevazione dell’istituto, risalente a giugno. Il partito supera così Forza Italia, stimata al 7%.
La Lega viene invece indicata al 5,5%, mentre Noi Moderati si ferma all’1,5%.
Numeri che contribuiscono a delineare un centrodestra particolarmente articolato, nel quale i rapporti di forza tra le diverse componenti possono incidere anche sul risultato complessivo della coalizione.
Nel frattempo, proprio sulla legge elettorale si è tenuto un vertice a Via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia. Al centro del confronto c’è anche la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza.
I senatori di Forza Italia Roberto Rosso e Alessandro Battilocchio hanno indicato il 42% come soglia che, nelle intenzioni della maggioranza, dovrebbe rimanere invariata: «La soglia per ottenere il premio di maggioranza resta fissata al 42%».
È una percentuale particolarmente significativa alla luce della rilevazione Noto, perché le due principali coalizioni vengono entrambe collocate poco sotto quel livello, al 41,5%.

Il possibile effetto dell’alleanza tra i leader
Lo scenario cambierebbe però in maniera consistente nel caso di un’intesa più ampia all’interno del centrodestra.
Secondo i numeri riportati dal sondaggio, una coalizione comprendente anche le forze legate a Roberto Vannacci, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini arriverebbe al 49,5%.
Si tratta quindi di un’ipotesi che modificherebbe profondamente gli equilibri fotografati dalla rilevazione attuale, portando l’alleanza molto oltre la soglia del 42%.
Anche nell’eventuale secondo turno il centrodestra partirebbe avanti. In caso di ballottaggio, il 53% degli intervistati sceglierebbe la coalizione guidata dalla premier, mentre il 47% voterebbe per il centrosinistra guidato da Elly Schlein.
Pd sotto il 20%, M5S al 12,2%
Sul fronte del centrosinistra, il dato più significativo riguarda il Partito Democratico, stimato al 19,5%. Il risultato porta il Pd sotto la soglia psicologica del 20% ed è, secondo la rilevazione Noto, il dato peggiore registrato dall’istituto per il partito dalle ultime elezioni politiche.
Il Movimento 5 Stelle viene invece indicato al 12,2%, mentre Alleanza Verdi Sinistra raggiunge il 5,5%.
Insieme, queste tre forze costituiscono il nucleo della coalizione di centrosinistra e arrivano complessivamente al 37,2%.
Per avvicinarsi ai numeri del centrodestra, il campo largo dovrebbe quindi ampliare la propria composizione. Nel sondaggio vengono considerate anche Italia Viva, al 2%, +Europa, all’1%, e Progetto Civico, stimato all’1,3%.
Quest’ultima formazione è quella lanciata da Alessandro Onorato, assessore allo Sport del Comune di Roma.
Resta invece particolarmente delicato il tema del rapporto con Matteo Renzi. Alla festa nazionale di Avs, Terra, Giuseppe Conte ha affrontato proprio il problema degli eventuali alleati, parlando del rischio di avere a bordo «compagni di viaggio che con disinvoltura possano scartare per ragioni personali».
Nel quadro delle forze di opposizione compare inoltre la lista Azione–Liberaldemocratici–Spazio Pubblico, che riunisce Carlo Calenda, Luigi Marattin e Pina Picierno, stimata al 5%.
Nonostante la frammentazione, le opposizioni hanno rinnovato al Senato l’impegno comune contro la proposta di legge elettorale targata Meloni.

Primarie, Schlein davanti a Conte
La rilevazione dell’istituto Noto non si limita alle intenzioni di voto, ma prende in esame anche l’ipotesi che il centrosinistra scelga le primarie per individuare il candidato alla presidenza del Consiglio.
In questo scenario, Elly Schlein avrebbe la meglio su Giuseppe Conte. Al primo turno la segretaria del Pd viene indicata al 52%, mentre il presidente del Movimento 5 Stelle si fermerebbe al 44%.
Il vantaggio della leader dem aumenterebbe ulteriormente in un eventuale ballottaggio, dove Schlein arriverebbe al 56%.
Il sondaggio analizza anche la provenienza dei consensi. Tra gli elettori del Pd, l’80% sceglierebbe Schlein, mentre il 94% degli elettori pentastellati voterebbe Conte.
Più divisa risulta invece la base di Alleanza Verdi Sinistra: tra questi elettori Schlein raggiungerebbe il 58%, contro il 30% di Conte.
Un eventuale candidato civico non iscritto ai partiti raccoglierebbe invece soltanto il 4%.
Nel secondo turno la segretaria dem riceverebbe l’88% dei voti degli elettori Pd e il 66% di quelli di Avs.
Come gli elettori vorrebbero scegliere il candidato
La rilevazione fotografa anche le preferenze degli elettori del centrosinistra sulle modalità con cui organizzare eventuali primarie.
Il 50% degli intervistati ritiene preferibile affidare la scelta del candidato premier al leader del partito che otterrà più voti. Questa soluzione raccoglie soprattutto il consenso degli elettori del Pd, dove arriva al 61%.
Nel Movimento 5 Stelle, invece, il 62% degli elettori si dichiara favorevole alle primarie.
Quanto alle modalità, il 59% preferirebbe primarie a turno unico, mentre il 24% sarebbe favorevole alla possibilità di un ballottaggio.
Per il sistema di voto, il 55% sceglierebbe una formula mista, con gazebo e voto online. Il 20% preferirebbe esclusivamente i gazebo e l’8% soltanto il voto telematico.
Anche sull’accesso alle consultazioni prevale una formula aperta: il 55% ritiene che le primarie dovrebbero essere accessibili a tutti. Il 18% vorrebbe invece limitare la partecipazione a chi si registra preventivamente su una piattaforma, mentre il 16% la riserverebbe agli iscritti ai partiti.
Infine, sulle candidature, il 43% ritiene che ogni partito dovrebbe presentare un solo candidato. Il 23% lascerebbe invece libertà di candidatura e il 17% introdurrebbe una soglia minima di firme necessarie per partecipare.
Il quadro che emerge dal sondaggio Noto è dunque quello di una competizione ancora apertissima. Centrodestra e campo largo sono stimati al 41,5%, praticamente sullo stesso livello, mentre la soglia del 42% prevista nel confronto sulla legge elettorale assume un peso particolare. Sul fronte delle primarie, invece, la rilevazione assegna a Schlein un vantaggio su Conte, delineando un altro possibile terreno di confronto all’interno dell’opposizione.


