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“Tutte cazz***?”. Sigfrido Ranucci, svolta clamorosa

Pubblicato: 10/09/2026 13:47

Occhi puntati sulle chat e, soprattutto, su quei presunti vuoti temporali che potrebbero nascondere messaggi cancellati. È uno dei filoni sui quali si starebbe concentrando la Procura di Roma, nell’inchiesta sull’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre del 2025. Gli investigatori avrebbero individuato alcune anomalie nelle comunicazioni tra Ranucci e Valter Lavitola, l’imprenditore accusato di essere il mandante dell’azione dinamitarda. A far emergere gli elementi sarebbero state le analisi dei telefoni cellulari e del computer sequestrato a Lavitola.

Il punto centrale riguarda alcune cancellazioni sospette nelle chat, collocate sia nel periodo precedente all’attentato sia in quello successivo. Non si tratta, almeno per ora, di una prova definitiva del contenuto delle conversazioni eliminate, ma di un elemento che gli investigatori stanno cercando di ricostruire attraverso i dispositivi acquisiti nell’inchiesta. L’obiettivo è capire se quei vuoti siano semplicemente il risultato di normali cancellazioni o se possano invece avere un significato investigativo.

La questione delle chat è tornata al centro dell’attenzione proprio mentre Ranucci, mercoledì 9 settembre, partecipava alla festa nazionale di Avs a Roma. Interpellato sulle presunte conversazioni riservate pubblicate da Il Giornale, il giornalista aveva respinto con decisione l’ipotesi dell’esistenza di messaggi segreti. «Sono tutte caz**te, non ci sono chat segrete», aveva detto, spiegando di non essere interessato alla politica e di voler tornare a condurre Report.

Ranucci aveva anche preso le distanze dalle ricostruzioni che lo dipingono come una figura politica. «Non sono qui per fare politica, non mi candido», aveva sottolineato, ribadendo di considerarsi un giornalista e di voler continuare a svolgere il proprio lavoro. Le dichiarazioni sono arrivate mentre era già esploso il caso delle conversazioni su Signal tra Natalia, compagna di Lavitola, e Laura Cianfoni, persona vicina al giornalista.

Ma proprio in serata sono emersi nuovi elementi. Il Giornale ha pubblicato una nuova conversazione tra le due donne, oltre ai messaggi già diffusi nei giorni precedenti. Tra questi figurerebbero anche comunicazioni nelle quali Cianfoni avrebbe inviato a Natalia documentazione relativa all’ordinanza riguardante i quattro presunti esecutori dell’attentato a Ranucci. Materiale che, secondo quanto riportato, sarebbe ora agli atti dell’inchiesta.

In particolare, una conversazione risalente al 5 luglio 2026 mostra Cianfoni scrivere a Natalia alle 13.23: «Ciao Naty. Come stai? Hai bisogno di qualcosa?». Pochi minuti dopo, alle 13.42, avrebbe chiesto: «Valter è andato dall’avvocato?». La risposta di Natalia sarebbe stata: «L’ho sentito al telefono, ancora no». Sono messaggi che, secondo il quotidiano, contraddirebbero la versione secondo cui non vi sarebbero state comunicazioni riservate tra le persone coinvolte.

Ora sarà però la Procura a dover stabilire il significato di quelle conversazioni e, soprattutto, degli eventuali messaggi mancanti. La ricostruzione dei rapporti e delle comunicazioni tra i diversi protagonisti rappresenta infatti uno degli aspetti più delicati dell’indagine, perché potrebbe contribuire a chiarire i rapporti intercorsi prima e dopo l’attentato. Ogni elemento dovrà naturalmente essere valutato nel suo contesto e verificato attraverso gli altri riscontri investigativi.

Nel frattempo, Valter Lavitola resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato la custodia cautelare nei suoi confronti e le accuse contestate, compresa l’aggravante del metodo mafioso. La decisione mantiene quindi inalterato il quadro cautelare mentre l’inchiesta prosegue e gli investigatori continuano ad analizzare dispositivi elettronici, comunicazioni e rapporti tra le persone coinvolte.

La difesa, però, non intende fermarsi. L’avvocato Sergio Cola, legale di Lavitola, ha annunciato il ricorso in Cassazione contro la decisione del Riesame. «Rispettiamo le decisioni della magistratura, ma non le condividiamo né in fatto né in diritto», ha dichiarato il difensore, annunciando il deposito del ricorso «per saltum». Sullo sfondo restano dunque due partite parallele: quella giudiziaria sulla posizione di Lavitola e quella investigativa sulle chat, i messaggi cancellati e i rapporti tra i protagonisti. Saranno gli accertamenti della Procura a stabilire se quei buchi nelle comunicazioni siano soltanto anomalie tecniche oppure tasselli di una storia ancora da ricostruire.

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