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Legge elettorale, Meloni teme il voto segreto alla Camera: tensioni su preferenze e donne

Pubblicato: 12/09/2026 08:07

La legge elettorale continua a tenere in allarme Palazzo Chigi. Giorgia Meloni rivendica pubblicamente la riforma, sostenendo che con il centrodestra gli elettori potranno scegliere premier, coalizione e parlamentari, ma dentro Fratelli d’Italia cresce la preoccupazione per il passaggio decisivo alla Camera. Il Senato dovrebbe approvare il testo martedì senza particolari sorprese, mentre a Montecitorio le opposizioni puntano nuovamente sul voto segreto, lo stesso meccanismo che a luglio aveva già messo in difficoltà il governo.

Per evitare incidenti, l’esecutivo sarebbe pronto a porre la questione di fiducia. La linea è quella della massima mobilitazione: ministri presenti, missioni parlamentari ridotte al minimo e deputati chiamati a non mancare. Il timore è che, dietro il voto segreto, possano emergere malumori che attraversano anche la maggioranza.

Il nodo delle preferenze divide il centrodestra

A preoccupare soprattutto FdI sono le nuove preferenze, introdotte in forma parziale dopo l’ultima modifica approvata al Senato insieme al mantenimento dei capilista bloccati. Una soluzione che continua a non convincere completamente gli alleati. In casa Forza Italia ha fatto discutere l’intervento della capogruppo al Senato Stefania Craxi, che ha rivendicato il ruolo dei partiti nella selezione della classe dirigente, una posizione interpretata come critica verso un sistema fondato interamente sulle preferenze.

Anche nella Lega esistono margini di incertezza, soprattutto alla Camera, dove il gruppo parlamentare viene considerato meno compatto rispetto a quello del Senato. A questo si aggiunge il malcontento delle parlamentari di diversi schieramenti dopo la rinuncia all’alternanza di genere per i capilista bloccati. Elena Bonetti ha già annunciato l’intenzione di mobilitare le donne contro la scelta.

Il problema politico, per Meloni, è quindi evitare che queste diverse insoddisfazioni confluiscano nello stesso momento dentro la segretezza dell’urna parlamentare. Una bocciatura sulla fiducia o sul voto finale aprirebbe immediatamente una crisi politica e riporterebbe sul tavolo l’ipotesi delle elezioni anticipate.

I timori sulla Corte costituzionale e il ruolo di La Russa

Le preoccupazioni dentro Fratelli d’Italia non riguardano soltanto il Parlamento. Nell’entourage della premier viene considerato possibile anche un intervento della Corte costituzionale sulla nuova legge elettorale prima delle prossime elezioni. Una variabile che aggiunge ulteriore incertezza a una riforma diventata ormai uno dei dossier politicamente più delicati della maggioranza.

Nel frattempo resta centrale il ruolo di Ignazio La Russa. Il presidente del Senato avrebbe lavorato nelle ultime ore sulle modifiche al testo, dalla cancellazione della norma contro i piccoli partiti alla riduzione delle firme necessarie per le forze non presenti in Parlamento. La Russa ha respinto anche le ricostruzioni su uno scontro con Meloni, spiegando di non aver potuto bloccare i subemendamenti sulle preferenze senza rischiare di compromettere l’intero iter della legge.

Sullo sfondo resta infine la questione politica dell’avanzata delle destre radicali. Meloni ha escluso qualsiasi parallelismo tra l’Italia e la crescita dell’AfD in Germania, mentre La Russa ha indicato proprio Fratelli d’Italia come possibile argine a fenomeni simili. Un riferimento che inevitabilmente riporta l’attenzione anche su Roberto Vannacci e sugli equilibri futuri alla destra della maggioranza.

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