
C’è una domanda che continua a rimanere sullo sfondo, anche quando non viene pronunciata direttamente. È quella sul futuro professionale di Enrico Mentana, mentre il tempo che lo separa dalla scadenza del contratto con La7 si accorcia. Un tema capace di attirare l’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori, ma sul quale il giornalista, anche quando avrebbe l’occasione di affrontarlo, sceglie di non entrare apertamente.
A rendere ancora più interessante il quadro sono però le parole che Mentana ha pronunciato davanti al pubblico. Il suo intervento non è stato dedicato esplicitamente al proprio destino televisivo, ma in più passaggi il giornalista ha richiamato il dissenso espresso nei confronti della linea di La7, inserendolo all’interno di una riflessione più ampia sulla politica, sul giornalismo e sulla crisi della democrazia. Un modo per affrontare indirettamente anche un argomento che molti, tra il pubblico e gli osservatori, attendevano di sentire.
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L’intervento di Mentana a Camogli
È accaduto al Festival della Comunicazione di Camogli, dove Mentana è stato ospite nella giornata del 13 settembre. Dal palco, il direttore del TgLa7 ha parlato del modo in cui oggi viene rappresentato lo scontro politico e del rischio che il confronto si trasformi in una contrapposizione permanente tra persone e schieramenti.
Nel ragionamento è entrato anche il tema del dissenso interno a La7, già manifestato da Mentana in precedenza. Il giornalista ha criticato una modalità di costruzione del dibattito televisivo basata sulla contrapposizione tra fazioni, spiegando: “Ormai si ragiona su lui o lei è peggio di me. Non si va sulla politica propositiva, ma su quella dell’anatema. Questo non ti porta da nessuna parte perché non ti fa costruire pensiero politico ed elaborazione riformista”.
Il discorso si è poi allargato alla difficoltà della politica contemporanea nel proporre una visione del futuro. Un’assenza che, secondo Mentana, finisce per favorire la destra: “Quando tutti noi eravamo giovani, c’era un’idea di futuro, oggi non ce n’è nessuna. La destra vince perché è una forza presentista”.
Il tema del futuro politico e del ruolo dell’informazione è quindi rimasto centrale nell’intervento, senza però trasformarsi in un annuncio sulle intenzioni del giornalista rispetto al proprio rapporto con La7.

Lo scontro sulle idee e la critica alla personalizzazione
In un altro passaggio dell’incontro, Mentana ha affrontato nuovamente il tema del modo in cui il confronto politico viene raccontato. Le sue parole hanno richiamato anche quanto aveva già sostenuto nelle settimane precedenti, quando aveva citato Italo Bocchino come esempio di uno dei possibili interlocutori utilizzati nel dibattito televisivo come sparring partner.
Il ragionamento è partito dalla necessità di superare una rappresentazione dello scontro politico fondata esclusivamente sulla contrapposizione personale: “Non ci si può sempre raccontare tra noi quanto siamo bravi e quanto sono stupidi e cattivi gli altri. Tutto questo serve a rassicurare chi guarda, ma la politica e il giornalismo sono rappresentazione dello scontro di idee, non delle persone. A furia di dire quanto è cattiva la Meloni, la gente la guarda. Perché sono lo a indicarla. Basta personalizzare come se il problema fosse togliere di mezzo gli altri”.
Mentana ha poi concluso il passaggio con una presa di posizione netta sul rapporto tra consenso elettorale e democrazia: “Non concepisco uno sprezzo antropologico per chi ha vinto le elezioni, perché è la prima lesione della democrazia”.
Parole che hanno inevitabilmente riportato l’attenzione anche sul rapporto tra il giornalista e la rete per la quale lavora. Nonostante questo, Mentana non ha trasformato l’occasione in una dichiarazione sul proprio rinnovo a La7, lasciando ancora senza risposta la domanda sul suo futuro televisivo.

Il futuro a La7 resta senza risposta
La posizione di Mentana appare quindi chiara su un punto: il giornalista è consapevole dell’attenzione che circonda la scadenza del suo contratto, ma al momento non sembra intenzionato a fornire indicazioni definitive. Anche a Camogli, dove le aspettative sul suo futuro erano elevate, ha scelto di non affrontare direttamente il tema.
Il destino televisivo di Mentana resta dunque ancora da definire. La questione potrebbe trovare una risposta nelle prossime settimane, quando saranno più chiari gli sviluppi sul rinnovo del contratto con La7.
Nel frattempo, secondo quanto già emerso, la rete starebbe valutando anche un’alternativa nel caso in cui non si arrivasse a un accordo. Il nome individuato sarebbe quello di Antonio Di Bella, considerato una possibile figura per prendere il posto di Mentana.
A rendere ancora più acceso il confronto sulla linea editoriale della rete sono arrivate anche le parole di Lilli Gruber, intervenuta sul tema della presunta impostazione troppo spostata a sinistra di La7. La giornalista ha risposto direttamente alla posizione di Mentana: “È una sua opinione, il mio interlocutore è Cairo”.
Il quadro rimane quindi aperto: da una parte il dissenso di Mentana sulla linea della rete, dall’altra le parole di Gruber e, sullo sfondo, la scadenza del contratto. Per ora, però, la risposta più attesa, quella sul futuro di Mentana a La7, non è arrivata.


