
La nuova fase investigativa sul delitto di Garlasco potrebbe non arrivare alla scadenza prevista del 28 settembre. A prospettare un possibile prolungamento delle indagini è Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, che ha parlato della vicenda a margine dell’udienza del processo per diffamazione aggravata in corso a Milano. Secondo il legale, la Procura di Pavia avrebbe motivo di chiedere più tempo per completare gli accertamenti ancora in corso.
«Ci sarà una richiesta di proroga perché devono attendere la revisione di Alberto Stasi», ha dichiarato Lovati ai cronisti all’uscita del Tribunale. Le sue parole riaprono così l’attenzione sulla durata della nuova inchiesta relativa all’omicidio di Chiara Poggi, per il quale l’ex fidanzato Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva. Parallelamente, davanti al Tribunale di Milano, prosegue il procedimento che vede imputato lo stesso Lovati per alcune dichiarazioni rilasciate quando era ancora difensore di Sempio.
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Le dichiarazioni contestate a Lovati
Il processo milanese nasce dalle dichiarazioni pronunciate da Lovati il 13 marzo 2025, quando rappresentava ancora Sempio, oggi 38enne e accusato nell’ambito della nuova fase investigativa sull’omicidio di Chiara Poggi. Secondo l’imputazione, l’ex legale aveva definito la precedente indagine nei confronti del proprio assistito, avviata tra il 2016 e il 2017, come il risultato di una «macchinazione orchestrata dalla difesa dello studio Giarda».
Nel mirino erano finite anche le modalità attraverso le quali era stato acquisito il profilo genetico di Sempio. Lovati aveva parlato infatti di una «manipolazione organizzata» collegata al prelievo del materiale biologico.
Nel corso dell’udienza e successivamente davanti ai giornalisti, l’ex avvocato ha cercato di precisare il significato delle proprie parole, distinguendo lo studio legale dall’agenzia investigativa incaricata di svolgere gli accertamenti. «Più che allo studio legale mi riferivo all’agenzia investigativa nominata dallo studio legale, bisogna distinguere», ha spiegato, facendo riferimento alla SKP di Luca Tartaglia.
L’agenzia era stata incaricata dalla difesa di Alberto Stasi di effettuare attività investigative dopo la condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara Poggi. Nell’autunno del 2016 gli investigatori avevano acquisito alcuni oggetti utilizzati da Sempio, tra cui una tazzina, un cucchiaino e una bottiglietta, dai quali era stato ricavato materiale genetico nell’ambito delle indagini difensive.

Il nodo del Dna di Sempio
È proprio sulle modalità di acquisizione di quegli oggetti che Lovati ha concentrato una parte della propria difesa. L’ex legale ha spiegato di aver utilizzato il termine «macchinazione» riferendosi a quanto avvenuto nel 2017, aggiungendo: «Parlai di macchinazione riferendomi a quella del 2017 e poi dissi: speriamo che anche questa volta non si tratti di altrettanto».
Lovati ha ribadito di non ritenere diffamatoria quella definizione e ha mostrato tranquillità rispetto al procedimento: «Adesso cercherò di spiegarlo», ha detto, aggiungendo di essere «tranquillo» perché «Sono abituato ai processi».
Il procedimento riguarda le accuse rivolte agli avvocati Enrico e Fabio Giarda, figli del professor Angelo Giarda, storico difensore di Alberto Stasi nei procedimenti per l’omicidio di Chiara Poggi e scomparso nel 2021. I due legali si sono costituiti parte civile e hanno chiesto complessivamente 116mila euro di risarcimento per i danni morali e di immagine.
I testimoni ammessi e quelli esclusi
Durante l’udienza, il giudice della terza sezione penale del Tribunale di Milano, Gianluca De Rosa, ha ammesso gran parte delle prove e della documentazione richiesta dalle parti, intervenendo però sulla lista dei testimoni indicata dalla difesa di Lovati.
Non sono stati ammessi due testimoni della SKP e il teste Denti, che la difesa considerava importanti per ricostruire le modalità con cui furono recuperati gli oggetti dai quali venne successivamente ottenuto il Dna attribuito a Sempio. Al termine dell’udienza Lovati ha sottolineato proprio questo punto: «Noi non sappiamo chi ha effettivamente prelevato gli oggetti in quel novembre del 2016».
Saranno invece ascoltati Fabbri e Linarello, che all’epoca erano consulenti della difesa di Alberto Stasi. Il giudice si è inoltre riservato di decidere sulla testimonianza di una persona che la difesa di Lovati considera un possibile testimone oculare delle operazioni di prelievo del materiale biologico.
È stata invece respinta la richiesta di ascoltare in aula Andrea Sempio. Secondo il giudice, l’istanza non avrebbe individuato con sufficiente precisione i «capitoli di prova» sui quali il 38enne avrebbe dovuto essere sentito. Anche la Procura aveva considerato la richiesta «prematura».
Per la parte civile, rappresentata dall’avvocata Pia D’Andrea, non ci sarebbe comunque la necessità di ascoltare Sempio nell’ambito di un processo che riguarda le dichiarazioni contestate a Lovati e i riferimenti allo studio Giarda.

Il calendario del processo
Il procedimento davanti al Tribunale di Milano proseguirà il 9 novembre, quando saranno ascoltati come parti civili Enrico e Fabio Giarda. Una successiva udienza è stata fissata per il 30 novembre, quando dovrebbero essere sentiti alcuni testimoni, tra cui gli ex investigatori della SKP.
Sono già state programmate anche ulteriori udienze per il 18 gennaio. Parallelamente resta sullo sfondo la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, la cui scadenza del 28 settembre potrebbe dunque essere superata qualora, come ipotizzato da Lovati, la Procura di Pavia dovesse chiedere una proroga per consentire il completamento degli accertamenti.


