
Nel corso di una recente e discussa puntata della trasmissione televisiva di La7 intitolata Otto e mezzo, condotta da Lilli Gruber, il noto filosofoMassimo Cacciari è intervenuto per esprimere la sua opinione riguardo alle profonde divisioni che continuano a caratterizzare il panorama politico del cosiddetto campo largo in Italia. L’ex sindaco di Venezia ha concentrato la sua analisi in particolare sulle divergenze emerse tra il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, e la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, per quanto concerne il delicato e attuale tema del sostegno militare e politico da garantire all’Ucraina. Le parole del filosofo hanno immediatamente acceso il dibattito pubblico, evidenziando una volta di più le difficoltà intrinseche di un’eventuale coalizione di centrosinistra che non riesce a trovare una linea comune su un argomento di politica internazionale così rilevante per gli equilibri dell’intera Europa.
Analisi critica delle posizioni europee e della pace
Secondo la visione espressa da Massimo Cacciari durante il suo collegamento televisivo, il problema principale risiederebbe nell’atteggiamento complessivo tenuto dai governi dell’Unione europea, i quali non starebbero facendo abbastanza per scongiurare scenari catastrofici sul continente. L’intellettuale ha sostenuto con forza che la priorità assoluta dell’azione diplomatica comunitaria dovrebbe essere quella di adoperarsi in modo concreto ed efficace per arrivare alla conclusione dei conflitti in corso. Cacciari ha sottolineato che l’obiettivo immediato non debba necessariamente essere quello di raggiungere una pace globale e definitiva, un traguardo che lo stesso filosofo considera estremamente difficile da realizzare nelle attuali condizioni geopolitiche, quanto piuttosto quello di promuovere e sottoscrivere accordi concreti capaci di fermare lo stillicidio dei combattimenti sul campo. Per il pensatore veneto, l’attuale linea strategica seguita dalla politica europea non può essere definita in alcun modo come una politica orientata alla pace, mancando di quella visione lungimirante necessaria per fermare le ostilità prima che la situazione degeneri ulteriormente.
Il giudizio severo sulle divisioni nel centrosinistra
Nel corso del suo intervento, il filosofo ha indirizzato le sue critiche anche nei confronti dei principali partiti dell’opposizione italiana, analizzando la spaccatura profonda che separa il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle sulla gestione e l’invio delle forniture belliche destinate a Kiev. Cacciari ha definito senza mezzi termini una vera e propria follia il fatto che lo schieramento di centrosinistra si presenti così diviso e frammentato su un tema cruciale come la guerra, rivolgendo un interrogativo retorico diretto e tagliente ai leader delle due principali forze di opposizione, Elly Schlein e Giuseppe Conte. Per l’intellettuale non risulta comprensibile come una coalizione che ambisce a governare il Paese possa tollerare divergenze così insanabili su questioni di politica estera e di difesa, le quali richiedono invece una coesione ferrea e una strategia limpida e condivisa da tutti i partner della futura alleanza di governo.
Distinzione netta tra negoziato e alimentazione del conflitto
Approfondendo ulteriormente il proprio ragionamento, Massimo Cacciari ha voluto tracciare un confine molto netto tra due differenti modi di concepire l’aiuto militare internazionale, separando il supporto finalizzato a favorire una trattativa diplomatica da quello volto a prolungare lo scontro armato. Da un lato il filosofo ha ammesso la legittimità di una politica di sostegno strettamente vincolata alla necessità di mettere l’Ucraina nelle condizioni di potersi presentare con una forza adeguata a un futuro tavolo negoziale con la controparte russa. Dall’altro lato, tuttavia, Cacciari ha messo in guardia contro i rischi di una strategia volta unicamente ad armare Kiev per alimentare una guerra a oltranza contro Mosca, un approccio che secondo la sua analisi finirebbe soltanto per aggravare la crisi globale e aumentare i pericoli di un’escalation incontrollabile.
Le recenti tensioni politiche e il dibattito interno
Le riflessioni proposte dal filosofo si inseriscono in un momento di particolare tensione politica all’interno dell’opposizione, segnato dalle recenti dichiarazioni di Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio è tornato a chiedere pubblicamente al Partito Democratico di fare estrema chiarezza sulle proprie intenzioni, ponendo come condizione preliminare per qualsiasi programma di governo comune la definizione di paletti invalicabili sulla politica estera. Il leader del Movimento 5 Stelle ha espresso il timore che una futura vittoria elettorale guidata da Elly Schlein o da altri esponenti dem possa tradursi in un invio indiscriminato di armi, alimentando un circolo vizioso che potrebbe condurre l’umanità verso il rischio concreto di un terzo conflitto mondiale. Alle accuse e alle richieste di chiarimento avanzate dall’ex premier hanno prontamente replicato in modo compatto diversi esponenti della corrente riformista del Partito Democratico, tra cui Lorenzo Guerini, Filippo Sensi e Lia Quartapelle, confermando quanto il tema della difesa dell’Ucraina resti un nervo scoperto e una linea di demarcazione difficilmente componibile all’interno del campo progressista italiano.


