
Davide Fontana è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Carol Maltesi. La decisione è arrivata dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano nel terzo processo d’appello, celebrato dopo due annullamenti della Cassazione. Al centro del procedimento c’era ancora una volta la premeditazione, l’aggravante che per due volte era stata riconosciuta nei precedenti giudizi di secondo grado e poi cancellata dalla Suprema Corte. Con la nuova sentenza si chiude così il sesto processo sulla morte della giovane.
Maltesi, 26 anni, fu uccisa l’11 gennaio 2022 nell’appartamento di Rescaldina, nel Milanese. A ucciderla fu Fontana, all’epoca ex bancario, che ha sempre ammesso la responsabilità per il delitto contestando però la ricostruzione della premeditazione. Dopo l’omicidio, il corpo della donna venne fatto a pezzi e conservato per oltre due mesi in un congelatore. Successivamente Fontana abbandonò i resti in alcuni sacchi in una discarica nel Bresciano, dove furono ritrovati da un passante.
La premeditazione al centro del processo
Nel corso dell’udienza Fontana aveva reso dichiarazioni spontanee, ribadendo di non avere organizzato l’omicidio. «Non ho mai potuto organizzare di farle del male. È lontano da ciò che ero e da ciò che sono. Mi spiace e mi vergogno, quell’orrore non mi è mai appartenuto. Chiedo scusa a tutti», aveva detto davanti ai giudici. La difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Paloschi, aveva sostenuto la tesi del delitto d’impeto, contestando quindi l’esistenza di una decisione omicida maturata in anticipo.
La Cassazione, nel febbraio 2026, aveva annullato per la seconda volta la condanna all’ergastolo proprio sulla premeditazione, disponendo un nuovo giudizio. Nelle motivazioni la Suprema Corte aveva rilevato «evidenti deficit» nella motivazione della precedente sentenza d’appello bis rispetto alla decisione di primo grado, che invece aveva escluso l’aggravante. La Procura generale aveva chiesto nuovamente di riconoscere la premeditazione.
Dalla condanna a 30 anni ai due ergastoli
Il primo verdetto era arrivato nel giugno 2023, quando la Corte d’Assise di Busto Arsizio aveva condannato Fontana a 30 anni di carcere, escludendo le aggravanti della premeditazione, dei motivi futili e abietti e delle sevizie. La Procura aveva invece chiesto l’ergastolo. Nel febbraio 2024 la Corte d’Assise d’Appello di Milano aveva ribaltato la decisione, riconoscendo la premeditazione e la crudeltà e condannando Fontana all’ergastolo.
La Cassazione aveva quindi annullato quella sentenza limitatamente alla premeditazione, aprendo la strada all’appello bis. Nel maggio 2025 i giudici avevano nuovamente riconosciuto l’aggravante e confermato l’ergastolo. Anche questa decisione era stata però annullata dalla Suprema Corte nel febbraio 2026, con la conseguente apertura del terzo giudizio d’appello. Ora la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha nuovamente riconosciuto la premeditazione, confermando per Fontana la condanna all’ergastolo.


