
Finirà davanti a un giudice la controversia tra Alessandro De Giuseppe, inviato de Le Iene, e Gian Luigi Tizzoni, storico legale della famiglia di Chiara Poggi. Il giornalista dovrà rispondere dell’accusa di diffamazione aggravata per alcuni servizi televisivi nei quali, secondo la contestazione, avrebbe insinuato che l’avvocato avesse messo a disposizione di Andrea Sempio, indagato nell’inchiesta sull’omicidio di Garlasco, una serie di atti ritenuti riservati, favorendone così la strategia difensiva.
A disporre il decreto di citazione diretta a giudizio è stata lo scorso aprile la pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano Sara Ombra. La prima udienza del processo davanti al giudice monocratico è stata fissata per il 20 novembre. L’accusa dovrà naturalmente essere verificata nel corso del procedimento e De Giuseppe è da considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Le tre querele dell’avvocato Tizzoni
Il procedimento nasce da tre querele presentate da Tizzoni dopo una serie di puntate della trasmissione Mediaset dedicate al caso Garlasco. Il legale contesta in particolare alcune frasi che definisce «allusive e denigratorie» e respinge l’ipotesi di avere fornito documentazione riservata alla difesa di Sempio.
Tizzoni sostiene di non avere avuto alcun accesso riservato al fascicolo, nonostante le ricostruzioni circolate sulla stampa, e contesta quelli che considera toni «faziosi e strumentali» utilizzati nei suoi confronti.
Secondo la posizione espressa dal legale nelle querele, nei servizi sarebbe stata alimentata una tesi «complottistica», senza adeguate verifiche, che avrebbe finito per rappresentarlo come responsabile di un presunto favoreggiamento nei confronti di Sempio.
Tizzoni richiama inoltre le dichiarazioni rese pubblicamente dalla madre di Andrea Sempio e dall’ex difensore dell’indagato, Massimo Lovati, ritenendole incompatibili con la ricostruzione proposta dalla trasmissione. Il legale lamenta anche un danno alla propria reputazione che, a suo giudizio, sarebbe stato amplificato dalle successive reazioni e dagli attacchi sui social network.
La difesa di De Giuseppe: «Nessuna mistificazione»
Di tutt’altro tenore la posizione di Alessandro De Giuseppe. L’inviato de Le Iene ha rinunciato all’interrogatorio e ha depositato una memoria nella quale difende il lavoro giornalistico svolto.
Secondo De Giuseppe, quanto raccontato nei servizi «rispecchia oggettivamente – senza forzature né mistificazioni – quanto appreso nell’attività d’inchiesta».
Il giornalista sostiene inoltre che le dichiarazioni della madre di Sempio non siano mai state presentate al pubblico come una «verità assoluta». Al contrario, secondo la sua difesa, la ricostruzione sarebbe stata proposta utilizzando toni dubitativi, senza trasformare gli elementi raccolti nel corso dell’inchiesta televisiva in fatti definitivamente accertati.
La prima udienza il 20 novembre
Sarà dunque il processo a stabilire se i servizi abbiano rispettato i limiti del diritto di cronaca e di critica oppure se le modalità con cui sono state presentate le informazioni abbiano leso la reputazione dell’avvocato Tizzoni.
Al centro del procedimento non c’è la responsabilità per l’omicidio di Chiara Poggi, né un accertamento sulla posizione di Andrea Sempio, ma il modo in cui una specifica ricostruzione legata alla nuova inchiesta sul delitto è stata raccontata in televisione.
Il primo confronto davanti al giudice è previsto per il 20 novembre, quando De Giuseppe comparirà in qualità di imputato per diffamazione aggravata e le opposte ricostruzioni cominceranno a essere esaminate in sede processuale.


