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“Gli è crollata addosso”. Morto schiacciato così in Italia, orrore sotto gli occhi di tutti

Pubblicato: 23/09/2026 17:52

Un pomeriggio drammatico ha nuovamente sconvolto la provincia bergamasca, teatro di una tragica sequenza di incidenti sul lavoro. L’episodio più grave si è verificato a Cortenuova, dove un socio di sessantasei anni di un’impresa edile ha perso la vita dopo essere stato travolto e schiacciato da una trave metallica urtata da un muletto in un piazzale aziendale.

A breve distanza temporale, un secondo grave incidente si è consumato a Brembate all’interno dei locali dell’azienda Petra. In questo caso, un giovane magazziniere ventiduenne è rimasto tragicamente incastrato in un macchinario compattatore di cartone, riportando una gravissima ferita alla gamba che ne ha disposto il ricovero urgente in codice rosso.

I soccorsi del 118 sono dovuti intervenire nella stessa giornata anche in altre località della provincia, registrando ulteriori feriti a Palazzago e Terno d’Isola. Questa drammatica serie di eventi conferma il momento di profonda criticità che sta attraversando il territorio bergamasco sul fronte della tutela della salute dei lavoratori.

Il tragico bilancio dell’inizio di settimana si aggiunge a quello dei giorni scorsi, segnati da altri drammatici eventi nei cantieri della zona. Appena 48 ore prima un lavoratore era rimasto ferito a Brignano, mentre a metà mese un cinquantaquattrenne aveva perso la vita a Romano di Lombardia in seguito a un incidente con escavatore.

Di fronte alla tragedia di Cortenuova, le organizzazioni sindacali locali hanno espresso profondo cordoglio e dura presa di posizione. La CGIL di Bergamo ha denunciato con forza il fenomeno dei lavoratori anziani nei cantieri, sottolineando come a sessantasei anni non si debbano più svolgere mansioni ad alto rischio operativo.

I rappresentanti dei lavoratori hanno puntato l’indice contro le recenti riforme previdenziali e le ipotesi di innalzamento dei requisiti anagrafici. Il sindacato chiede a gran voce il riconoscimento delle mansioni gravose e usuranti, al fine di garantire uscite anticipate dal mondo del lavoro per chi opera in contesti a elevata pericolosità.

I dati statistici recenti delineano un quadro estremamente preoccupante per l’intera area geografica. Tra gennaio e luglio del corrente anno si è registrato un aumento delle denunce d’infortunio pari a circa l’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superando la quota delle ottomila segnalazioni complessive.

L’ennesima catena di lutti riaccende il dibattito sulla necessità immediata di un’inversione di rotta nelle politiche di tutela dei lavoratori. Gli esperti del settore e i sindacati invocano un aumento dei controlli ispettivi e una prevenzione capillare per arrestare quella che si configura come una vera e propria emergenza sociale.

Mentre le autorità competenti lavorano per chiarire l’esatta dinamica dei singoli sinistri, la comunità locale piange l’ennesima vittima della strada del lavoro. La tutela dell’incolumità fisica nei luoghi di produzione rimane la principale sfida di civiltà per il sistema industriale del Paese.

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