
Tre agenti dei servizi segreti egiziani sono stati condannati a 10 anni di carcere per il sequestro di Giulio Regeni, mentre il quarto imputato è stato assolto. È la sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Roma al termine del processo sulla morte del ricercatore italiano, sequestrato al Cairo nel gennaio del 2016 e ritrovato senza vita pochi giorni dopo.
La sentenza è arrivata nel tardo pomeriggio, alle 18.20, nell’aula intitolata al magistrato Vittorio Occorsio. Quando la Corte è entrata in aula, i presenti si sono alzati in piedi e hanno atteso in silenzio la lettura del dispositivo. La presidente Paola Roja ha quindi pronunciato la sentenza in nome del popolo italiano.

Dieci anni di reclusione sono stati inflitti a Uhsam Helmi, colonnello della National Security egiziana. Stessa pena per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, anche lui colonnello, e per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, maggiore. I tre sono stati riconosciuti responsabili del sequestro di persona ai danni di Giulio Regeni.
È stato invece assolto Tariq Sabir, generale di polizia che, secondo l’accusa, era ai vertici del dipartimento incaricato di monitorare i sindacati indipendenti. Per lui la Corte non ha dunque ritenuto raggiunta la prova necessaria per una condanna.
Un elemento fondamentale della sentenza riguarda le imputazioni contestate. I tre agenti sono stati condannati per il sequestro di Regeni, ma non per l’omicidio. La decisione della Corte non attribuisce quindi ai tre una responsabilità penale per la morte del ricercatore, avvenuta dopo il suo sequestro.

La sentenza prevede anche alcune pene accessorie, tra cui l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sul fronte economico, la Corte ha inoltre stabilito i primi risarcimenti a titolo di provvisionale per le parti civili.
I tre condannati dovranno versare 200mila euro ai genitori di Giulio Regeni e 100mila euro alla sorella. È stata inoltre stabilita una provvisionale di 150mila euro in favore del governo italiano, costituitosi parte civile nel processo.
La decisione arriva dopo un procedimento lungo e complesso, condotto in assenza degli imputati, che non sono mai comparsi davanti ai giudici italiani. La vicenda giudiziaria resta così strettamente legata anche al problema dell’eventuale esecuzione delle pene, considerato che i condannati si trovano in Egitto.
Per la famiglia Regeni la sentenza rappresenta un nuovo passaggio nella lunga ricerca di verità e giustizia sulla morte del ricercatore. Sul piano giudiziario, però, resta una distinzione netta: tre condanne per il sequestro, un’assoluzione e nessuna condanna per l’omicidio di Giulio Regeni.


