
Donald Trump torna a promettere una rapida conclusione della guerra con l’Iran e lega direttamente la fine del conflitto al calo dei prezzi dell’energia. Parlando oggi nello Studio Ovale, il presidente degli Stati Uniti ha rivendicato i risultati della propria amministrazione e ha assicurato che, una volta terminata la guerra, benzina e petrolio scenderanno rapidamente.
“Vinceremo la guerra molto presto, sarà finita e il prezzo della benzina precipiterà”, ha dichiarato Trump, tornando anche sul dossier nucleare iraniano. Il presidente ha rivendicato di avere ottenuto “un Iran senza arma atomica”, aggiungendo: “Nessun altro poteva fare una cosa del genere”.
Trump: “Possibili nuovi attacchi”
Nelle ultime ore il presidente americano ha mantenuto una linea molto dura. Intervistato durante il fine settimana, Trump ha detto che nuovi bombardamenti contro l’Iran restano una possibilità anche prima delle elezioni di metà mandato, pur evitando di entrare nei dettagli operativi.
“È possibile, ma non voglio parlarne”, ha spiegato, aggiungendo che gli Stati Uniti starebbero vincendo il conflitto grazie alla combinazione di pressione economica e azione militare.
Trump ha anche ribadito che il punto centrale resta impedire a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare, obiettivo che continua a indicare come la giustificazione principale della strategia americana.
Petrolio e benzina al centro del messaggio
Il presidente ha insistito molto anche sul tema dei prezzi. Secondo Trump, una conclusione della guerra avrebbe un effetto immediato sui mercati energetici e riporterebbe il petrolio verso i livelli precedenti al conflitto.
La questione è politicamente delicata negli Stati Uniti, dove il caro carburanti è diventato uno dei temi più sentiti in vista delle elezioni di metà mandato. La guerra con l’Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno infatti contribuito a mantenere elevati i prezzi del greggio e dei prodotti raffinati.
Nelle ultime ore il Brent è rimasto sopra i 100 dollari al barile, mentre i mercati continuano a reagire alle notizie sui negoziati, sugli attacchi e sulla situazione delle rotte energetiche nel Golfo.
Trump ha respinto la proposta iraniana
Nonostante le dichiarazioni sulla possibile fine della guerra, il negoziato resta in una fase molto complicata. Trump ha respinto la proposta iraniana che prevedeva una tregua di sette giorni e una riapertura progressiva dello Stretto di Hormuz in cambio della ripresa dei colloqui.
“Vogliono fare un accordo, ma non è l’accordo che voglio io”, ha spiegato il presidente americano, sostenendo che Teheran avrebbe “giocato troppo la propria mano”.
Trump ha comunque lasciato aperta la porta a nuovi contatti e ha detto di aspettarsi altri colloqui nei prossimi giorni.
Teheran frena sui negoziati
La versione iraniana è però diversa. Fonti vicine alla delegazione di Teheran a New York hanno fatto sapere che al momento non sono previsti nuovi colloqui con gli Stati Uniti e che l’Iran sarebbe ancora in attesa di una risposta formale alle proposte trasmesse attraverso il Qatar.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che Teheran resta disponibile alla diplomazia, ma anche pronta a una nuova escalation militare se gli Stati Uniti dovessero riprendere gli attacchi.
Il quadro resta quindi molto incerto: da una parte Trump assicura che la guerra finirà “molto presto”, dall’altra non esclude nuovi bombardamenti e respinge l’ultima proposta iraniana.
Il nodo dello Stretto di Hormuz
Al centro della crisi resta lo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio mondiale di petrolio e gas. Le restrizioni al traffico e l’instabilità nell’area hanno contribuito all’aumento dei prezzi energetici a livello internazionale.
Per Washington, una riapertura stabile dello stretto rappresenterebbe uno dei principali segnali di normalizzazione. Per Teheran, invece, Hormuz resta una leva negoziale fondamentale.
È proprio per questo che le dichiarazioni di Trump sui prezzi della benzina dipendono in larga parte dall’evoluzione del conflitto e dalla capacità di riportare il traffico energetico su livelli normali.
“Un Iran senza arma atomica”
Nel suo intervento, Trump ha rivendicato anche quello che considera il principale risultato della campagna militare americana: avere impedito all’Iran di ottenere un’arma nucleare.
La Casa Bianca sostiene che gli attacchi americani abbiano inflitto danni molto gravi alle infrastrutture nucleari iraniane e abbiano rallentato significativamente il programma di Teheran.
Restano però divergenze sulla reale portata dei danni e sulla capacità dell’Iran di ricostruire nel tempo parte delle strutture colpite.
Per Trump, tuttavia, il messaggio resta invariato: la guerra continuerà fino a quando Washington riterrà definitivamente neutralizzata la minaccia nucleare iraniana.
Una promessa politica oltre che militare
Le parole di Trump hanno quindi un doppio significato. Da una parte rappresentano una previsione sull’andamento della guerra, dall’altra un messaggio rivolto direttamente agli elettori americani alle prese con il caro energia.
La promessa è semplice: vittoria sull’Iran, fine delle tensioni nello Stretto di Hormuz e rapido calo dei prezzi di petrolio e benzina.
Resta da vedere se lo scenario indicato dal presidente troverà conferma nelle prossime settimane. Al momento, infatti, il conflitto continua, i negoziati restano bloccati e nuovi attacchi non sono stati esclusi.


