
Chiara Poggi avrebbe tentato di difendersi durante l’aggressione e potrebbe essere rimasta in vita per un periodo sensibilmente più lungo rispetto a quanto ricostruito in passato. È uno degli elementi che emergono dagli ultimi accertamenti medico-legali depositati nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, che vede Andrea Sempio indagato per l’omicidio della 26enne avvenuto il 13 agosto 2007.
Le conclusioni arrivano dagli approfondimenti affidati dalla Procura di Pavia all’anatomopatologa Cristina Cattaneo e al co-consulente Biagio Eugenio Leone. Le nuove analisi istopatologiche e immunoistochimiche introducono elementi sulla durata dell’aggressione e sull’intervallo trascorso tra alcune delle lesioni e la morte.
Chiara potrebbe essere sopravvissuta fino a 60 minuti
È soprattutto la tempistica della morte a rappresentare uno degli aspetti più rilevanti dei nuovi accertamenti. Secondo quanto comunicato dalla Procura, i risultati indicano che alcune lesioni sarebbero state provocate almeno 15-30 minuti prima del decesso, mentre non può essere esclusa una sopravvivenza complessiva più lunga, fino a circa 60 minuti.
Negli approfondimenti tecnici viene presa in considerazione proprio questa finestra temporale più ampia. Si tratta comunque di una stima medico-legale: gli stessi consulenti evidenziano che non è possibile determinare con maggiore precisione scientifica la durata della sopravvivenza.
Il quadro delineato è dunque quello di una dinamica lesiva non istantanea, nella quale non tutte le ferite sarebbero state necessariamente prodotte immediatamente prima della morte. La Procura parla di un’azione aggressiva “protrattasi nel tempo”.
Le prime lesioni e il colpo mortale
Gli accertamenti cercano anche di ricostruire la possibile successione dei traumi. La consulenza individua nella lesione all’occipite quella che avrebbe infine determinato la morte di Chiara, mentre le altre ferite sarebbero riconducibili alle diverse fasi dell’aggressione.
La ricostruzione medico-legale deve tuttavia confrontarsi con la complessità di stabilire, a distanza di diciannove anni, la sequenza esatta di ogni singolo colpo. È proprio attraverso l’analisi dei reperti conservati, dei vetrini e dei blocchetti in paraffina che Cattaneo e Leone hanno cercato di ottenere ulteriori indicazioni sui tempi delle lesioni.
«Chiara si è difesa»
L’altro elemento riguarda un interrogativo centrale nella ricostruzione dell’omicidio: Chiara Poggi riuscì a difendersi dal suo aggressore?
Le nuove conclusioni dei consulenti della Procura divergono dalla ricostruzione secondo la quale le ferite extracraniche sarebbero spiegabili esclusivamente attraverso cadute, urti, trascinamenti o movimentazioni del corpo.
Secondo Cattaneo e Leone, almeno una parte delle lesioni sarebbe invece compatibile con una colluttazione o comunque con un’azione aggressiva sviluppatasi nel tempo. Chiara avrebbe compiuto almeno atti di difesa passiva, cercando di proteggere il proprio corpo o interponendo gli arti durante l’aggressione. Gli esperti non escludono neppure che possa esserci stata una difesa attiva.
La distinzione è importante. La difesa passiva può consistere, per esempio, nell’istintivo tentativo di ripararsi dai colpi; quella attiva presupporrebbe invece una reazione più incisiva nei confronti dell’aggressore. Gli accertamenti non consentono però di stabilire con certezza fino a che punto Chiara sia riuscita a reagire.
Una ricostruzione diversa rispetto al passato
Le nuove valutazioni assumono particolare rilievo perché intervengono su alcuni aspetti della dinamica dell’omicidio già discussi nelle precedenti consulenze. Secondo la Procura di Pavia, il quadro complessivo non sarebbe compatibile con l’ipotesi che tutte le lesioni riscontrate sul corpo della vittima derivino esclusivamente da eventi aspecifici come cadute, urti o trascinamenti.
Sono conclusioni che entrano ora nel materiale dell’inchiesta appena nuovamente chiusa nei confronti di Andrea Sempio. Il 28 settembre la Procura gli ha infatti notificato un nuovo avviso di conclusione delle indagini, dopo gli accertamenti integrativi disposti nei mesi scorsi. Il capo d’imputazione è rimasto invariato e la difesa avrà ora la possibilità di depositare memorie e ulteriori elementi prima delle successive determinazioni dell’autorità giudiziaria.
A diciannove anni dall’omicidio, dunque, le nuove analisi non si limitano a riesaminare le ferite di Chiara Poggi, ma propongono una ricostruzione più articolata degli ultimi minuti della sua vita: un’aggressione sviluppatasi in più momenti, un tentativo almeno passivo di proteggersi e un intervallo tra le prime lesioni e la morte che, secondo i consulenti della Procura, potrebbe essere arrivato fino a un’ora.


