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Schlein contro Meloni: “Avete fallito, andate a casa”. E ad alleati: “Pd primo partito, uno non vale uno”

Pubblicato: 02/10/2026 14:01

Un messaggio diretto a Giorgia Meloni e al governo, accompagnato da un avvertimento agli alleati del centrosinistra. È questo il doppio filo del discorso pronunciato da Elly Schlein durante la direzione del Partito democratico, in una fase che la segretaria dem definisce «decisiva» per il Pd, per il centrosinistra e per il futuro del Paese. Da una parte l’attacco all’esecutivo, dall’altra la rivendicazione del ruolo del Pd nella costruzione dell’eventuale coalizione progressista. «Avete fallito, andate a casa», è il messaggio rivolto alla maggioranza. E agli alleati aggiunge: «Uno non vale uno», perché, sostiene Schlein, la guida della coalizione dovrebbe spettare al partito che raccoglie più voti.

«Abbiamo davanti dei mesi che decideranno il futuro dell’Italia e dell’Europa», ha detto la segretaria dem, invitando il partito ad affrontare questa fase «con senso di responsabilità» e soprattutto con l’unità costruita negli ultimi anni. Per Schlein, infatti, proprio l’unità rappresenta «la nostra più grande forza» in vista delle prossime sfide elettorali. L’obiettivo dichiarato è costruire un’alternativa alle forze di governo, mettendo insieme le diverse componenti del centrosinistra attorno a un programma comune.

Nel mirino finisce innanzitutto Giorgia Meloni. Schlein contesta la narrazione della stabilità del governo e sostiene che la durata dell’esecutivo non possa essere considerata un risultato positivo se, a suo giudizio, si traduce in immobilismo. «Si può restare a lungo a Palazzo Chigi mentre il Paese sta fermo», ha affermato, accusando la presidente del Consiglio di aver celebrato la longevità del governo senza aver prodotto, secondo la sua valutazione, una svolta sui principali problemi economici e sociali.

La segretaria del Pd chiede quindi di andare al voto il prima possibile e individua nell’unità dell’opposizione la principale novità dello scenario politico. «Hanno paura di perdere perché la novità siamo noi», ha detto Schlein, riferendosi alla possibilità di costruire un’alleanza progressista capace di presentarsi alle prossime elezioni in modo competitivo. Nel suo intervento ha citato anche i dati economici e i rilievi dell’Istat, accusando il governo di reagire alle critiche prendendosela con chi fotografa la situazione del Paese. «Il Paese ha la febbre e Meloni se la prende col termometro», è stata la sua sintesi.

Il confronto con la presidente del Consiglio si è fatto ancora più diretto quando Schlein ha elencato quelle che considera le principali promesse non mantenute dalla maggioranza. Tasse, natalità, precarietà, salari e costo della vita sono i temi indicati dalla leader dem per contestare l’operato dell’esecutivo. «Dicevano di abbassare le tasse, siamo al record di pressione fiscale negli ultimi dieci anni», ha affermato, sostenendo inoltre che sulla natalità la destra avrebbe prodotto soprattutto «retorica» e che precarietà e bassi salari continuerebbero a pesare soprattutto sui giovani e sulle donne. «Più tasse, più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita: questa è la loro eredità», ha concluso.

Ma il passaggio più significativo per i rapporti interni al centrosinistra riguarda la leadership della futura coalizione. Schlein rivendica al Pd un ruolo centrale nella definizione del programma e della guida politica, sulla base dei risultati elettorali ottenuti dal partito. «Il programma si scrive con tutta l’alleanza», ha spiegato, sottolineando però che questo non significa che tutte le forze debbano avere lo stesso peso. Secondo la segretaria, il Pd sarebbe oggi «saldamente il primo partito dell’opposizione» e avrebbe conquistato questo ruolo attraverso il consenso raccolto nelle diverse competizioni elettorali.

Da qui la formula destinata a far discutere: «Uno non vale uno». Schlein sostiene che, nelle coalizioni, il peso politico debba tenere conto dei voti ottenuti. «In qualsiasi altro Paese europeo la guida va al partito che prende un voto in più», ha affermato, aggiungendo che per lei questo principio non rappresenterebbe «egemonia», ma democrazia. Allo stesso tempo, la segretaria dem ha lasciato aperta la strada alle primarie: «Se qualcuno non riconosce questo principio noi siamo disponibili e pronti alle primarie e le vinceremo insieme». La scelta della leadership, dunque, resta uno dei nodi da sciogliere nel percorso verso una possibile alleanza.

Nel suo intervento Schlein ha quindi indicato alcuni dei temi che, secondo lei, dovranno entrare nel futuro programma del centrosinistra. Tra le priorità figurano la sanità pubblica, l’emergenza abitativa e la politica estera. Sulla guerra in Ucraina, la segretaria ha assicurato che nella coalizione sarà necessario trovare «una sintesi», riconoscendo quindi la presenza di sensibilità differenti. Un altro capitolo indicato è quello della regolamentazione dell’intelligenza artificiale, destinato a diventare sempre più centrale nelle politiche economiche e sociali.

Il confronto politico, dunque, si sposta su due piani paralleli: da una parte la sfida al governo Meloni, che Schlein considera arrivato al momento di rendere conto delle proprie scelte; dall’altra la costruzione di un’alleanza alternativa, sulla quale il Pd intende rivendicare un ruolo centrale. La partita, nelle parole della segretaria dem, passa attraverso unità, programma e leadership. Ma proprio sul peso dei singoli partiti e sulla scelta del candidato premier il confronto con gli alleati resta aperto: Schlein ha fissato una linea precisa, mentre saranno i rapporti politici e, eventualmente, le primarie a stabilire come tradurla in una candidatura comune.

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