
Il Brasile manda un segnale politico inequivocabile: al primo turno delle presidenziali è Flavio Bolsonaro a chiudere davanti a Luiz Inácio Lula da Silva. Il candidato del Partito Liberale ottiene circa il 47%, contro il 45% del presidente uscente. Nessuno raggiunge la maggioranza necessaria per chiudere la partita, ma il dato politico è già enorme: Lula, indicato come favorito alla vigilia, è costretto a rincorrere e il Paese si prepara a un ballottaggio ad altissima tensione.
La vittoria di Bolsonaro pesa molto più dei due punti di vantaggio. Pesa perché arriva contro i pronostici, perché ridimensiona la forza elettorale del Partito dei Lavoratori e perché trasforma il secondo turno in un referendum sul futuro politico del Brasile. «È la fine della sinistra», ha attaccato Bolsonaro, rivendicando il voto come una richiesta di cambiamento e promettendo di chiudere definitivamente la stagione politica di Lula.
La sinistra sotto pressione
Nel quartier generale di Lula, a San Paolo, l’atmosfera si è fatta subito pesante. Il presidente uscente ha cercato di mostrare sicurezza, assicurando che la battaglia comincia adesso e che il secondo turno può ancora ribaltare il risultato. Ma dentro il suo campo il segnale viene letto come molto più serio di una semplice battuta d’arresto.
Il problema non è soltanto il sorpasso subito nella corsa alla presidenza. A preoccupare la sinistra sono anche gli equilibri usciti dal voto per Camera e Senato, insieme alla necessità di recuperare consenso tra gli elettori rimasti fuori dalle urne. Quasi 159 milioni di brasiliani erano chiamati al voto e la partecipazione ha sfiorato l’80%, nonostante il voto sia obbligatorio.
Una sfida che va oltre il Brasile
La posta in gioco supera ormai i confini nazionali. Le elezioni brasiliane sono diventate uno dei principali terreni di confronto politico e geopolitico dell’America Latina, con gli Stati Uniti di Donald Trump particolarmente attenti agli sviluppi del voto e alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto Jair Bolsonaro.
Nelle ore del voto, inoltre, la Polizia federale brasiliana ha aperto un’inchiesta su possibili ingerenze statunitensi, con verifiche sull’utilizzo di fondi destinati ai diritti umani e alla democrazia.
Anche il voto dei brasiliani all’estero fotografa un Paese e un elettorato internazionale fortemente polarizzati. Lula prevale nei territori palestinesi, in Cina e in Spagna. Bolsonaro ottiene invece risultati migliori in Israele, Giappone, Taiwan e Argentina.
Adesso la partita riparte da zero, ma con un dato politico che non può essere ignorato: Bolsonaro è davanti e Lula è costretto a inseguire. Il ballottaggio deciderà chi guiderà il Brasile, ma il primo turno ha già incrinato l’idea di una sinistra destinata a vincere senza scosse.


