
La nuova legge elettorale supera il primo voto di fiducia alla Camera e si avvicina all’appuntamento decisivo di giovedì 8 ottobre, quando Montecitorio sarà chiamato a pronunciarsi definitivamente sul provvedimento a scrutinio segreto. Sul primo articolo della riforma il governo ha incassato 226 voti favorevoli, contro 147 contrari e 3 astenuti. Ora l’Aula passa alla seconda fiducia, mentre mercoledì sarà la volta della terza. Il voto finale è previsto giovedì alle 12.30.
È una settimana delicata non soltanto per il destino della riforma. Il testo torna infatti alla Camera dopo le modifiche introdotte dal Senato e il governo ha scelto di ricorrere alla questione di fiducia su tre dei quattro articoli modificati a Palazzo Madama, riducendo così gli spazi nei quali potrebbero emergere voti contrari all’interno della maggioranza. Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno invece chiesto lo scrutinio segreto sulla votazione conclusiva.
14.25 – Primo sì e via libera in aula
Il primo test si è concluso con il via libera dell’Aula all’articolo 1, che contiene alcune delle disposizioni centrali della riforma per l’elezione della Camera dei deputati, tra cui il nuovo sistema proporzionale corretto dal premio di maggioranza e il meccanismo delle preferenze.
La fiducia ha ottenuto 226 sì, 147 no e 3 astensioni. Dopo il voto la seduta è stata aggiornata alle 15, quando sono previste le dichiarazioni e successivamente la votazione sulla fiducia relativa all’articolo 2, che interviene sull’elezione del Senato della Repubblica.
Il nuovo sistema prevede un impianto proporzionale con un premio di maggioranza assegnato alla forza o coalizione che ottiene più voti, a condizione di superare la soglia del 42%. Il testo introduce inoltre un sistema misto tra preferenze e capilista bloccati, mantenendo le soglie di sbarramento del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni.
A porre formalmente le tre questioni di fiducia è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. I primi due articoli riguardano il cuore del nuovo meccanismo elettorale, comprese le modifiche sulle preferenze e sulle firme necessarie per la presentazione delle candidature.
La terza fiducia riguarda invece la nuova delimitazione dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone. Su questo punto le opposizioni non avevano presentato emendamenti, ma sarebbe stato comunque possibile chiedere uno scrutinio segreto. Il governo ha quindi deciso di ricorrere alla fiducia anche su questo articolo.
Diversa la situazione dell’articolo 8, relativo all’estensione del voto fuorisede ai caregiver. Su questa disposizione non è possibile chiedere lo scrutinio segreto e il governo non ha posto la fiducia.
Le opposizioni: «Schiaffo al Parlamento»
La scelta dell’esecutivo ha provocato la protesta delle opposizioni, che contestano soprattutto il ricorso alla fiducia su una materia come quella elettorale.
Federico Fornaro del Pd ha definito la decisione «indegna», sostenendo che il numero limitato di emendamenti presentati non giustificasse la compressione del confronto parlamentare. Enrica Alifano del Movimento 5 Stelle ha accusato invece la maggioranza di mettere «in soffitta la democrazia parlamentare», mentre anche Avs e +Europa hanno contestato il metodo seguito dal governo.
Per l’esecutivo, invece, la procedura consente di mettere al riparo i singoli articoli dalle incognite legate al voto segreto, lasciando proprio allo scrutinio finale il passaggio politicamente più delicato.
Giovedì il voto finale a scrutinio segreto
Il calendario prevede per mercoledì mattina il voto sulla terza fiducia, seguito dall’esame dell’articolo 8 e degli ordini del giorno. La resa dei conti arriverà però giovedì 8 ottobre: dalle 10.30 inizieranno le dichiarazioni di voto finali, trasmesse in diretta televisiva, mentre dalle 12.30 potrà cominciare lo scrutinio segreto sull’intera riforma.
È proprio in quella votazione che ogni deputato potrà esprimersi senza che il proprio voto sia pubblicamente riconoscibile. Per questo il passaggio viene seguito con particolare attenzione anche all’interno della maggioranza. Nei giorni scorsi esponenti dell’esecutivo hanno legato l’eventuale bocciatura della riforma a possibili conseguenze politiche sulla tenuta del governo.
Il primo ostacolo, intanto, è stato superato. Restano altre due fiducie e, soprattutto, il voto segreto di giovedì: sarà quello a stabilire definitivamente se la nuova legge elettorale diventerà legge.


