
Una ordinanza contro i panni stesi si trasforma in un piccolo incidente diplomatico tra la Francia e Napoli. Tutto parte da Thizy-les-Bourgs, cittadina francese dove il sindaco Rémi Berthoux ha deciso di vietare il bucato appeso fuori dalle finestre delle abitazioni per tutelare il decoro e la qualità dell’ambiente urbano. Fin qui una scelta amministrativa. A provocare la reazione napoletana è però il commento utilizzato dal primo cittadino per accompagnarla: «Qui non siamo a Napoli».
Il riferimento non è passato inosservato a Palazzo San Giacomo. A rispondere al sindaco francese è stato Carlo Puca, assessore all’Immagine della città di Napoli, che sui social ha scelto l’ironia: Berthoux, ha osservato, ha perfettamente ragione nel dire che Thizy-les-Bourgs non è Napoli, ma proprio per questo «si perde parecchio».

Napoli risponde alla battuta del sindaco francese
Puca non contesta il diritto dell’amministrazione francese di stabilire proprie regole sul decoro urbano, ma mette nel mirino il paragone utilizzato dal sindaco. Secondo l’assessore non era necessario trasformare Napoli nel simbolo negativo da utilizzare per giustificare il divieto, riducendo una città complessa a uno stereotipo folkloristico.
La replica rivendica invece l’identità di una città con oltre duemila anni di storia, costruita attraverso arte, musica, cucina e cultura, senza rinnegare nemmeno quelle immagini popolari che ne fanno parte. Compresi, naturalmente, i tradizionali panni stesi al sole.
E proprio sul bucato arriva la chiusura più pungente dell’assessore napoletano: le lenzuola lasciate asciugare all’aria aperta, ricorda Puca, hanno almeno un vantaggio difficilmente contestabile. Non consumano energia.


