
La nuova legge elettorale è stata approvata definitivamente dalla Camera con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il voto, effettuato a scrutinio segreto, ha fatto scattare l’applauso dei parlamentari della maggioranza e la protesta delle opposizioni, che hanno esposto in Aula cartelli contro la riforma. Si chiude così un lungo iter parlamentare, segnato da tre voti di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3 e dal passaggio del provvedimento al Senato prima del ritorno a Montecitorio per la terza e ultima lettura.
Il via libera è stato accolto dal centrodestra come una vittoria politica. Giorgia Meloni ha celebrato l’approvazione con un messaggio sui social, sottolineando l’unità della maggioranza. «A chi sperava di vedere il centrodestra diviso, oggi rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati a portare avanti gli impegni presi con i cittadini», ha scritto la premier. Per Meloni, la nuova legge dovrebbe garantire «governi stabili e maggiore partecipazione».
Di segno opposto la reazione delle opposizioni, che hanno contestato duramente il provvedimento al momento del voto. Tra i cartelli comparsi in Aula anche «No all’imbroglio» e «Legge truffa», insieme a slogan dedicati a salari, sanità e caro carburanti. Elly Schlein ha attaccato la maggioranza durante il dibattito, rivendicando l’unità del centrosinistra e ribaltando l’accusa rivolta all’opposizione: «Noi oggi siamo uniti e divisi siete voi».

Ma cosa cambia concretamente con lo Stabilicum, la quarta legge elettorale approvata in Italia negli ultimi vent’anni? Il sistema prevede un proporzionale corretto da un premio di maggioranza, che scatta quando una lista o una coalizione raggiunge il 42% dei voti. Se la soglia viene superata in entrambi i rami del Parlamento, il premio assegna 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, con l’obiettivo di garantire una maggioranza più solida.
Il meccanismo, però, ha una condizione decisiva: il 42% deve essere raggiunto sia alla Camera sia al Senato. Se una coalizione supera la soglia soltanto in uno dei due rami, il premio non scatta. In quel caso si applica il sistema proporzionale e la formazione di una maggioranza potrebbe tornare a dipendere dalla ricerca di accordi parlamentari.
Un’altra novità centrale riguarda il ritorno delle preferenze. Gli elettori potranno quindi indicare direttamente i candidati, mentre resteranno bloccati i capilista. Proprio su questo punto si concentra una delle principali critiche delle opposizioni: le quote di genere non si applicheranno ai capilista, cioè ai candidati collocati nelle posizioni considerate più favorevoli all’elezione.
La legge introduce inoltre l’indicazione obbligatoria del candidato premier. Il nome, tuttavia, non comparirà sulla scheda e l’indicazione non sarà vincolante. Non modificherà quindi le prerogative del presidente della Repubblica, che manterrà le proprie competenze costituzionali nella formazione del governo.
Lo Stabilicum fissa anche un tetto massimo ai seggi assegnabili alla coalizione vincitrice: 220 alla Camera e 113 al Senato. In termini percentuali, il limite è del 55% dei seggi a Montecitorio e del 56,5% a Palazzo Madama. La soglia di sbarramento viene fissata al 10% per le coalizioni e al 3% per le singole liste, con un meccanismo di ripescaggio previsto per la migliore lista perdente all’interno di una coalizione.
Tra le novità c’è infine il voto dei fuori sede e una nuova organizzazione del voto degli italiani all’estero. Le circoscrizioni estere alla Camera saranno due, una per l’Europa e una per il resto del mondo, mentre al Senato sarà prevista un’unica circoscrizione per tutti i continenti. Regole specifiche continueranno invece a valere per Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, in considerazione delle rispettive autonomie e della tutela delle minoranze linguistiche. Con il voto della Camera, dunque, la nuova legge elettorale è definitivamente approvata e diventa il sistema con cui gli italiani saranno chiamati a scegliere il prossimo Parlamento.


