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“È morto”. Musica italiana in lutto: il cordoglio dei famosi colleghi

Pubblicato: 08/10/2026 17:24

Quando le luci dei riflettori si spengono e i grandi eventi giungono al termine, c’è un mondo invisibile che continua a battere al ritmo incessante della passione, del lavoro oscuro e della dedizione totale. Dietro il successo dei grandi appuntamenti culturali, delle esibizioni live e delle carriere degli artisti più amati, si muovono figure straordinarie che coordinano ogni dettaglio con maestria e dedizione incrollabile. Uomini e donne capaci di trasformare la creatività grezza in realtà concrete, tessendo reti umane e professionali fondamentali per l’intero panorama artistico. Un universo fatto di notti insonni, intuizioni geniali e un amore sviscerato per il proprio mestiere che lascia un segno indelebile.

La musica alternativa del nostro Paese piange una delle sue colonne portanti più carismatiche e rispettate: si è spento dopo una lunga battaglia contro la malattia Ugo Mazzia. Nato a Torino nel 1968, il suo nome è legato a doppio filo all’evoluzione e all’affermazione della scena indipendente italiana. Oltre ad aver guidato il percorso di realtà di primissimo piano come gli Zen Circus, i Parsec e la formazione electro-pop piemontese Lo Straniero, il manager piemontese ha ricoperto ruoli chiave nell’organizzazione degli eventi dal vivo, operando con successo come stage manager in festival storici e curando le prime dieci edizioni del MI AMI.

Il suo cammino professionale ha toccato vette altissime fin dagli esordi. Tra le intuizioni più felici della sua carriera spicca il sodalizio con i One Dimensional Man, la formazione fondata da Pierpaolo Capovilla e Massimo Sartor, cui si affiancò successivamente il batterista Dario Perissutti. Dopo il percorso con i Fluxus, l’impresario torinese affiancò la band durante la lavorazione e il lancio del primo eponimo lavoro discografico, guidandoli in una fitta serie di tournée europee tra il 1997 e il 1998 attraverso Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e condividendo il palco con icone come Blonde Redhead, The Cows e Kepone.

Una carriera al fianco dei talenti e l’affetto della scena

Dopo la separazione del batterista Dario Perissutti dai One Dimensional Man, la strada di Ugo Mazzia si è incrociata con quella degli Zen Circus. L’intesa con la band pisana si è consolidata sul campo, prima nelle vesti di tour manager durante una serrata fittissima di oltre cinquanta date tra gennaio e settembre 2014, e poi assumeva la gestione diretta del gruppo. L’ultimo decennio lo ha visto impegnato in numerose sinergie artistiche, tra cui spicca il lavoro con i Nadàr Solo dal 2014 e il supporto fondamentale alla crescita dei Parsec, che già nel 2015 lo citavano con gratitudine nei crediti del disco “Sulla Notte”.

Particolarmente emblematico del suo stile diretto e anticonvenzionale è stato l’incontro con Lo Straniero. I membri della formazione piemontese hanno raccontato di essere stati contattati dal manager con un semplice messaggio privato, nato dal desiderio di valorizzare il loro talento dopo aver scoperto i loro brani in rete e aver letto la recensione di un loro concerto. Un’intuizione che ha portato il manager a firmare la direzione e il booking del loro album di debutto nel 2016.

La notizia della sua scomparsa ha scatenato un’ondata irrefrenabile di commozione sul web. Tra i messaggi più toccanti c’è quello di Emiliano Colasanti, creatore dell’etichetta 42 Records, che lo ha salutato così: «Vera leggenda della scena indipendente italiana. Ogni ricordo che ho con lui è fatto di immagini sfocate e decisamente mosse: serate tristissime diventate epiche, altre davvero memorabili, bestemmie molto creative, insulti e gesti folli. Era un lavoratore, a modo suo, ma lavoratore vero».

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