
Secondo un’inchiesta di Axios, OpenAI, Anthropic e altre aziende dell’intelligenza artificiale stanno preparando piani di crisi per affrontare le conseguenze di un possibile incidente su larga scala. Tra gli scenari considerati figurano attacchi informatici capaci di compromettere servizi essenziali e provocare una forte reazione dell’opinione pubblica.
Il timore è che un evento grave possa rendere tangibili i rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, trasformando una questione tecnologica in un’emergenza con conseguenze dirette sulla vita quotidiana. Il blocco dei conti correnti, un’interruzione della rete internet o il malfunzionamento delle centrali elettriche sono alcuni degli scenari ipotizzati. A questi si aggiungono possibili problemi nelle forniture idriche, con ripercussioni sulle infrastrutture e sui servizi fondamentali.
Il rischio di un attacco informatico su larga scala
Tra le minacce ritenute più concrete c’è quella di un attacco informatico su vasta scala, che potrebbe essere favorito dall’impiego improprio di modelli avanzati. A innescare una crisi potrebbero essere sistemi autonomi che si comportano in modo imprevisto durante le fasi di test oppure criminali capaci di sfruttare le potenzialità degli strumenti disponibili per condurre operazioni difficili da contrastare.
Secondo quanto riferito da Axios, diversi ricercatori e dirigenti del settore considerano plausibile il verificarsi di un incidente grave in tempi relativamente brevi. Alcuni interlocutori della testata indicano una finestra temporale compresa tra sei e dodici mesi. Una previsione che colloca il possibile evento tra la fine del 2026 e il 2027, senza rappresentare una certezza sul suo effettivo verificarsi.
OpenAI ha confermato di svolgere esercitazioni interne per prepararsi a diverse emergenze. «OpenAI conduce esercitazioni di preparazione in cui i team discutono e affrontano una serie di potenziali scenari», ha dichiarato un portavoce dell’azienda. La società ha tuttavia precisato che questi esercizi non implicano la convinzione che un disastro sia inevitabile. Anthropic, invece, ha scelto di non commentare le indiscrezioni.
La reazione politica e l’ipotesi di fermare i modelli
Oltre ai danni materiali, le aziende temono le conseguenze politiche e sociali di un eventuale incidente. Un evento catastrofico potrebbe alimentare la sfiducia nei confronti dell’intelligenza artificiale e mettere sotto pressione i vertici delle principali società, tra cui Sam Altman e Dario Amodei, oltre all’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, accusata dai critici di non voler imporre sufficienti vincoli al settore.
Uno dei fronti più delicati sarebbe quello del Congresso americano. Dopo una crisi di grandi dimensioni, le richieste di sospendere lo sviluppo dei sistemi più avanzati potrebbero acquisire maggiore forza, costringendo le aziende a confrontarsi con nuove limitazioni. Tra le ipotesi discusse figurano una pausa nello sviluppo dei modelli più potenti e l’introduzione di meccanismi per disattivare i sistemi in caso di emergenza.
L’idea di un interruttore di spegnimento per l’intelligenza artificiale presenta però difficoltà tecniche e operative. Un conto è disattivare un sistema gestito direttamente da un’azienda, un altro è bloccare modelli già distribuiti, scaricabili e utilizzabili su dispositivi diversi. Una volta diffuse queste tecnologie, impedirne completamente l’impiego potrebbe risultare estremamente complicato.
La preparazione di piani di emergenza, dunque, non equivale alla certezza che un incidente catastrofico si verificherà nel 2027. Evidenzia però come una parte del settore stia valutando anche le conseguenze di uno scenario estremo, nel quale un malfunzionamento o un attacco informatico potrebbero mettere in discussione non soltanto la sicurezza delle infrastrutture, ma anche la possibilità per le aziende di continuare a sviluppare i propri sistemi senza nuove restrizioni.


