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Quando preoccuparsi se non si ricordano nomi e titoli: i segnali da non sottovalutare

Pubblicato: 11/10/2026 15:01

Capita di dimenticare il nome di una persona conosciuta, di non ricordare il titolo di un film o di confondere i nomi dei propri figli. Episodi che possono provocare imbarazzo e alimentare il timore di avere problemi di memoria. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di fenomeni innocui, legati alla stanchezza, allo stress o a una temporanea difficoltà di concentrazione. Esistono tuttavia alcuni segnali che meritano attenzione e che è importante saper riconoscere.

Perché dimentichiamo nomi e parole

Secondo Catherine Thomas-Antérion, neuropsicologa, e Pascal Chaine, neurologo ed ex responsabile clinico, una difficoltà occasionale nel ricordare una parola non equivale necessariamente a una perdita di memoria. Spesso si tratta di un problema temporaneo nel recuperare un’informazione già acquisita. La parola cercata può riaffiorare spontaneamente dopo qualche ora o il giorno successivo, magari mentre si è impegnati in un’altra attività.

A influire sono soprattutto le condizioni che riducono la capacità di attenzione. Dormire male, vivere situazioni stressanti, rimuginare continuamente e consumare alcol o cannabis possono rendere più difficile recuperare informazioni che normalmente ricordiamo senza sforzo. Anche l’invecchiamento contribuisce a rallentare i processi mentali. Con il passare degli anni, infatti, alcune attività richiedono maggiore concentrazione e più tempo, senza che questo rappresenti necessariamente il segnale di una malattia.

I campanelli d’allarme da riconoscere

La situazione merita maggiore attenzione quando gli episodi diventano frequenti e coinvolgono altre capacità cognitive. Tra i segnali da osservare ci sono la perdita ripetuta di oggetti e le difficoltà con la memoria prospettica, cioè quella che permette di ricordare gli impegni futuri, come un appuntamento o un’attività programmata.

Altri sintomi possono essere un progressivo impoverimento del vocabolario, la difficoltà a comprendere il significato delle parole, il disorientamento nel tempo e nello spazio e gli errori nello svolgimento delle normali attività quotidiane. Anche eventuali cambiamenti nel comportamento meritano attenzione. Secondo il neurologo Pascal Chaine, la frequenza, la gravità e la contemporanea presenza di più sintomi sono elementi che devono spingere a rivolgersi rapidamente a un medico.

Quali controlli fare in caso di dubbi

Il primo riferimento è il medico di famiglia, che può valutare i disturbi e verificare se siano riconducibili a cause diverse da una malattia neurologica. Tra le condizioni da escludere figurano l’apnea del sonno, l’ipotiroidismo, l’anemia e lo stress eccessivo, oltre a un consumo problematico di alcol.

Quando necessario, il medico può indirizzare il paziente a un centro specializzato nei disturbi della memoria. Gli accertamenti comprendono un colloquio approfondito e test cognitivi adattati all’età, al livello di istruzione e ai problemi riferiti. Uno degli strumenti utilizzati è il test delle cinque parole, che valuta la capacità di memorizzare e ricordare un elenco in momenti successivi. In base alla situazione, possono essere richiesti anche una risonanza magnetica e ulteriori esami.

L’apprensione può aumentare quando in famiglia ci sono stati casi di Alzheimer o quando si tende a preoccuparsi eccessivamente della propria salute. Tuttavia, secondo la neuropsicologa Catherine Thomas-Antérion, la componente genetica ha generalmente un peso limitato: avere un genitore malato aumenterebbe il rischio di 1,5 volte, mentre averne due lo raddoppierebbe. Si tratta di incrementi descritti dagli specialisti come modesti rispetto a quelli associati ad altre patologie, come il diabete.

Come proteggere la salute cognitiva

Per mantenere attive le capacità cognitive, gli specialisti consigliano di lavorare sull’attenzione e di arricchire le proprie riserve cognitive attraverso attività che stimolino l’apprendimento. Leggere, imparare cose nuove, partecipare a laboratori di scrittura e tenere un diario delle letture sono alcune delle possibilità suggerite.

Anche i videogiochi possono contribuire a stimolare alcune abilità, come la rapidità di reazione e la memoria, se utilizzati con moderazione. In generale, dedicarsi ad attività piacevoli che richiedono di apprendere e acquisire nuove competenze rappresenta un modo per mantenere la mente attiva e favorire la formazione di nuove connessioni.

Esistono infine strategie semplici per gestire l’imbarazzo quando non si ricorda un nome durante una conversazione. Si può cambiare argomento, raccontare un episodio personale che dimostri di conoscere l’interlocutore oppure ammettere apertamente la propria difficoltà. Secondo Catherine Thomas-Antérion, la sincerità viene accolta con comprensione nella maggior parte dei casi.

Dimenticare occasionalmente un nome, quindi, non è di per sé un segnale di Alzheimer. È soprattutto l’eventuale comparsa di difficoltà persistenti, frequenti e associate ad altri cambiamenti cognitivi a rendere opportuno un approfondimento medico.

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