
David Rossi potrebbe essere stato ucciso da un gruppo di almeno quattro o cinque persone, nell’ambito di un’azione intimidatoria finita tragicamente. È l’ipotesi avanzata dal presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, Gianluca Vinci, al termine dell’audizione dei Ris di lunedì 12 ottobre. Secondo la ricostruzione illustrata alla Commissione, nel vicolo in cui precipitò Rossi sarebbero state presenti più persone, una delle quali avrebbe avuto un ruolo attivo nell’impedire i soccorsi mentre l’uomo era ancora vivo. Ma l’elemento più significativo riguarda la possibile matrice criminale dell’episodio: «Abbiamo degli elementi che ci spingono verso la ‘ndrangheta della bassa Lombardia», ha dichiarato Vinci. Si tratta di una pista investigativa ancora da verificare, che non costituisce un accertamento definitivo delle responsabilità.
David Rossi, cosa è emerso dall’audizione dei Ris del 12 ottobre
La Commissione parlamentare d’inchiesta ha ascoltato tre esperti impegnati nell’analisi degli elementi tecnici relativi alla morte di David Rossi.
Sono intervenuti Luca Gasparollo, comandante della sezione di intervento operativo del Ris di Roma, Federico Zomparelli, comandante della sezione di fonica e audivideo, e Adolfo Gregori, consulente della Commissione.
Durante l’audizione è stato presentato un documento di 74 pagine contenente l’analisi delle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza e i risultati della ricostruzione sperimentale effettuata il 22 giugno 2026.
L’obiettivo degli accertamenti è ricostruire ciò che accadde nel vicolo sottostante l’ufficio di Rossi e verificare l’eventuale presenza di altre persone nei momenti successivi alla caduta.
Al termine dell’audizione, il presidente Gianluca Vinci ha espresso una valutazione particolarmente netta.
«Noi con il passo di oggi abbiamo quasi concluso la ricostruzione dei fatti. Oggi è tutto chiaro a parte i nominativi. Deve essere un’organizzazione, abbiamo degli elementi che ci spingono verso la ‘ndrangheta della bassa Lombardia».
Le dichiarazioni rappresentano la valutazione del presidente della Commissione sulla base degli elementi raccolti. L’identità degli eventuali responsabili e il loro coinvolgimento devono ancora essere accertati.
L’ombra di un uomo nel vicolo: cosa mostrano le telecamere
Uno degli aspetti centrali della nuova analisi riguarda alcune immagini registrate dalle telecamere di sicurezza nella zona in cui venne ritrovato il corpo di Rossi.
Da anni si discute della presenza di ombre nelle riprese e della possibilità che nel vicolo si trovassero altre persone.
Durante l’audizione, il consulente Adolfo Gregori ha illustrato i risultati dell’esame dei filmati.
«Possiamo osservare 12 eventi, passaggi di fari nella strada limitrofa, via De Rossi, e in un passaggio si vede una forma antropomorfa, in particolare l’ombra delle gambe di un uomo sulla parete di marmo in fondo al vicolo».
L’analisi si concentra dunque su una sagoma che, secondo il consulente, sarebbe compatibile con la presenza di una persona.
Il significato di questa presenza è particolarmente importante per la ricostruzione della vicenda.
In passato era stata considerata anche l’ipotesi che si trattasse di un passante, eventualmente inconsapevole di ciò che era accaduto o che non aveva prestato soccorso.
La Commissione sta invece valutando una ricostruzione diversa.
«L’uomo nel vicolo non era un passante: avrebbe impedito i soccorsi»
Secondo Gianluca Vinci, la persona individuata attraverso l’analisi delle immagini non sarebbe stata un semplice passante.
Il presidente della Commissione ha sostenuto che avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda, contribuendo a impedire l’arrivo dei soccorsi.
«Non era un passante l’uomo del vicolo che per troppi anni è stato descritto come un eventuale turista che passava di lì e lasciava morire un moribondo».
Vinci ha poi aggiunto:
«In realtà quella persona ha avuto un ruolo assolutamente attivo in questa vicenda e di fatto ha bloccato i soccorsi per oltre 20 minuti perché Rossi in quel momento era ancora vivo e poteva essere soccorso».
È uno dei passaggi più delicati della ricostruzione parlamentare.
Secondo l’ipotesi illustrata, Rossi sarebbe rimasto vivo per circa venti minuti dopo la caduta, senza ricevere un intervento tempestivo.
La Commissione ritiene che questa circostanza possa essere collegata a una condotta intenzionale da parte di persone presenti nella zona.
La possibilità che un soccorso immediato avrebbe potuto salvarlo è stata richiamata dal presidente della Commissione, ma l’effettiva incidenza di un eventuale ritardo sull’esito richiede una valutazione medico-legale.
«Almeno quattro o cinque persone coinvolte»: la ricostruzione dell’aggressione
La Commissione parlamentare ritiene che la morte di Rossi possa essere stata preceduta da un’aggressione organizzata.
Secondo Vinci, nell’ufficio del manager sarebbero state presenti più persone nel momento in cui Rossi sarebbe stato sospeso fuori dalla finestra.
Altri soggetti, invece, avrebbero presidiato il vicolo sottostante.
«Non è stato un omicidio di impeto», ha sostenuto il presidente della Commissione, parlando di un’azione compiuta da più persone e aggiungendo che il vicolo sarebbe stato bloccato da altri due individui.
Complessivamente, secondo questa ipotesi, i soggetti coinvolti sarebbero stati almeno quattro o cinque.
La relazione tecnica dei Ris ha individuato elementi compatibili con la presenza di una o più persone all’ingresso del vicolo. In particolare, in tre sequenze sarebbero visibili due ombre riconducibili a soggetti in movimento.
Gli stessi esperti hanno però precisato che le immagini non permettono di stabilire se le ombre appartengano sempre alle stesse persone oppure a individui diversi.
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L’ipotesi dell’intimidazione finita male
Un altro aspetto sul quale si concentra la Commissione riguarda il possibile movente.
Secondo Vinci, l’obiettivo iniziale degli aggressori potrebbe non essere stato quello di uccidere Rossi.
L’ipotesi è che l’uomo sia stato vittima di un’azione intimidatoria o di un tentativo di estorsione, durante il quale sarebbe stato sospeso fuori dalla finestra del proprio ufficio.
La situazione sarebbe poi degenerata, provocandone la caduta.
Le persone coinvolte, secondo la ricostruzione del presidente della Commissione, avrebbero successivamente verificato le condizioni di Rossi nel vicolo, senza consentire un intervento tempestivo.
Una dinamica che, per Vinci, sarebbe compatibile con un’azione organizzata e non con un’aggressione improvvisata.
Restano comunque da dimostrare sia l’eventuale intento intimidatorio sia il collegamento tra le persone riprese dalle telecamere e quanto accaduto nell’ufficio.
La pista della ‘ndrangheta tra Lombardia ed Emilia-Romagna
La novità più rilevante nelle dichiarazioni del presidente della Commissione riguarda la possibile presenza della criminalità organizzata dietro la morte dell’ex dirigente Mps.
«Noi abbiamo trovato molti elementi che ci spingono verso la ‘ndrangheta della bassa Lombardia, mantovana e reggiana, e questa è la direzione maestra verso la quale stiamo andando per il movente e gli esecutori», ha affermato Vinci.
L’attenzione della Commissione si concentra dunque su possibili collegamenti con ambienti della ‘ndrangheta radicati tra la Lombardia meridionale e il territorio reggiano.
L’ipotesi nasce, secondo il presidente, dalle modalità dell’azione ricostruita e da ulteriori elementi raccolti durante l’inchiesta parlamentare.
Al momento, tuttavia, non sono stati indicati pubblicamente i nomi degli eventuali esecutori né è stato dimostrato un coinvolgimento della criminalità organizzata.
David Rossi, la morte nel 2013 e le archiviazioni per suicidio
David Rossi, responsabile della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, morì il 6 marzo 2013, dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio nella sede storica dell’istituto bancario, a Rocca Salimbeni.
Il corpo venne ritrovato nel vicolo di Monte Pio.
La vicenda è stata oggetto di diverse indagini giudiziarie, archiviate con una ricostruzione riconducibile al suicidio.
La famiglia di Rossi ha però sempre contestato questa conclusione, chiedendo ulteriori accertamenti sulle lesioni riscontrate sul corpo, sulla dinamica della caduta e sulle persone eventualmente presenti nel vicolo.
Le successive attività della Commissione parlamentare, comprese le simulazioni e le consulenze tecniche, hanno portato a rivalutare l’ipotesi di un’aggressione precedente alla caduta.
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Cosa succede adesso: il nodo dei nomi e delle responsabilità
A oltre tredici anni dalla morte di David Rossi, la Commissione parlamentare ritiene di aver compiuto un passo importante nella ricostruzione degli eventi.
Le analisi delle immagini e le simulazioni hanno aggiunto nuovi elementi alla valutazione di quanto potrebbe essere accaduto la sera del 6 marzo 2013.
Resta però da affrontare la questione decisiva: identificare le persone eventualmente coinvolte e accertarne le responsabilità.
La Commissione parlamentare svolge un’attività d’inchiesta distinta da quella dell’autorità giudiziaria. Le conclusioni formulate dal suo presidente non equivalgono quindi a una sentenza né all’accertamento definitivo di un omicidio.
La pista indicata da Gianluca Vinci è quella di un’azione organizzata, forse riconducibile ad ambienti della ‘ndrangheta e a un’intimidazione degenerata.
Per trasformare questa ricostruzione in un accertamento giudiziario serviranno ulteriori riscontri.
Il caso David Rossi, archiviato più volte come suicidio, torna così al centro dell’attenzione con nuovi elementi tecnici e interrogativi ancora aperti.


