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Rincari alimentari, la forbice tra campo e scaffale: carote +421%, uva +416%. Agricoltori in piazza a Montecitorio

Pubblicato: 13/10/2026 18:08

Pagare 28 centesimi a chi la terra la coltiva davvero e poi trovarla a 1 euro e 46 sul banco del supermercato. Sembra un errore di calcolo, invece è la realtà quotidiana. Un chilo di carote che vale cinque volte tanto nel tragitto dal campo al carrello, e lo stesso per l’uva, per le melanzane, per le pesche. Oggi quel divario è diventato un grido, davanti a Montecitorio, dove gli agricoltori sono arrivati da tutta Italia per dire che i conti non tornano più.

Prezzi alimentari, dalle carote all’uva rincari fino al 421 per cento

Le carote passano da 28 centesimi al chilo pagati ai produttori a 1,46 euro al dettaglio, l’uva da 58 centesimi a 2,99 euro. Cia denuncia il divario tra i prezzi agricoli e quelli al consumo e scende in piazza a Roma contro il caro-costi. Un chilo di carote viene pagato all’agricoltore 28 centesimi, ma quando arriva sul banco del supermercato costa 1,46 euro. Quasi cinque volte tanto. Per l’uva da tavola la distanza è altrettanto impressionante, 58 centesimi al produttore, 2,99 euro al consumatore. E mentre i prezzi sugli scaffali continuano a salire, quelli riconosciuti a chi coltiva la terra diminuiscono, in alcuni casi fino a non coprire neppure i costi di produzione. È il paradosso che attraversa la filiera agroalimentare italiana e che ha portato il 13 ottobre gli agricoltori in piazza davanti a Montecitorio, a Roma, per la mobilitazione nazionale organizzata da Cia-Agricoltori Italiani. Lo slogan è semplice, I conti non tornano.

I numeri raccolti da Cia fotografano una forbice che, soprattutto per frutta e verdura, raggiunge dimensioni considerevoli. A settembre le carote sono passate da 0,28 euro al chilo all’origine a 1,46 euro al dettaglio, con una differenza del 421%. L’uva da tavola è salita da 0,58 a 2,99 euro (+416%), mentre le melanzane, acquistate dai commercianti a 62 centesimi al chilo, sono arrivate nei negozi a 2,75 euro (+344%). Per le pesche il prezzo è passato da 0,74 a 2,88 euro (+290%), per i peperoni da 0,92 a 3,15 euro (+242%). Differenze significative anche per le pere Abate, da 1,18 a 3,22 euro (+173%), le zucchine, da 1,05 a 2,82 euro (+168%), e la lattuga romana, da 1,68 a 3,48 euro (+107%). Naturalmente, la differenza tra il prezzo agricolo e quello finale non coincide con il guadagno dei supermercati. Nel percorso dal campo alla tavola incidono trasporto, selezione, confezionamento, conservazione, distribuzione, scarti e imposte. Ma è proprio la dimensione di questo divario, secondo Cia, a rendere necessario un maggiore controllo sulla formazione dei prezzi lungo la filiera.

Inflazione al 4,2 per cento ma i produttori incassano meno

Il quadro diventa ancora più contraddittorio se si osserva l’andamento generale dei prezzi. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a settembre l’inflazione italiana ha raggiunto il 4,2% su base annua, il livello più alto degli ultimi tre anni, accelerando rispetto al 3,3% di agosto. Gli alimentari non lavorati sono aumentati del 5,5% rispetto a settembre 2025, mentre per l’insieme dei prodotti alimentari il rincaro è stato dell’1,8%. Nello stesso periodo, secondo le rilevazioni diffuse dall’organizzazione agricola, i prezzi riconosciuti ai produttori hanno subito pesanti flessioni, meno 50% per l’olio extravergine d’oliva, meno 30% per le susine, meno 25% per albicocche e uva da tavola, meno 24% per il latte spot, meno 22% per pesche e pere, meno 15% per le mele e meno 5% per il pollo. Siamo dentro una tempesta perfetta, colpiti dagli effetti delle guerre e del cambiamento climatico, denuncia il presidente di Cia, Cristiano Fini. Gli agricoltori stanno lavorando con prezzi che in molti casi non coprono neppure i costi di produzione, mentre nelle famiglie il carrello della spesa pesa sempre di più.

Gasolio agricolo fino a 1,70 euro e fertilizzanti alle stelle

A comprimere ulteriormente i margini delle aziende agricole è il costo necessario per produrre. Secondo i dati diffusi da Cia, ad agosto 2026 i carburanti agricoli risultavano aumentati del 40% rispetto all’estate precedente e i fertilizzanti del 12%. Guardando più indietro, al 2021, prima dell’invasione russa dell’Ucraina, lo shock appare ancora più evidente, il gasolio agricolo, che allora costava tra 48 e 70 centesimi al litro, viene oggi indicato tra 1,50 e 1,70 euro. Per concimi e fertilizzanti, a seconda delle tipologie, gli aumenti accumulati nello stesso periodo oscillano tra il 40 e il 100%. Per portare questa situazione all’attenzione del Parlamento, Cia ha organizzato cinque giornate di presidio davanti a Montecitorio, il 13, 14, 20, 21 e 22 ottobre, con agricoltori provenienti da tutta Italia. Al centro della mobilitazione c’è la richiesta di riequilibrare i rapporti economici lungo la filiera agroalimentare, rafforzando le organizzazioni dei produttori, migliorando il monitoraggio dei prezzi e contrastando le pratiche commerciali sleali. Sul versante dei costi, le richieste al governo riguardano il rifinanziamento del credito d’imposta sul gasolio agricolo, fermo a maggio, la possibilità di utilizzare le risorse già stanziate per i fertilizzanti anche per fronteggiare altri rincari produttivi e nuovi finanziamenti per Agricoltura 4.0. Agricoltori e cittadini sono sulla stessa barca, osserva Fini. Da una parte ci sono imprese che non riescono più a sostenere i costi produttivi e dall’altra famiglie che vedono eroso il loro potere d’acquisto.

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