
Un presidio da tre giorni in largo Lanfranco, poi l’irruzione improvvisa. Caschi che battono a terra, lo slogan “l’Ilva di Genova non si chiude” che rimbomba nei corridoi della Prefettura. Una cinquantina di operai che si siedono nell’atrio, al secondo piano, e dicono: “Stanotte dormiamo qui”. È la protesta estrema dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano, stanchi di promesse e in attesa di garanzie scritte.
Lavoratori ex Ilva occupano la Prefettura di Genova
Lavoratori ex Ilva occupano la Prefettura di Genova. Irruzione improvvisa degli operai all’interno dell’edificio del governo. Un gruppo di lavoratori dell’ex Ilva ha occupato la Prefettura di Genova facendo irruzione all’improvviso nell’edificio dal presidio di protesta in corso da tre giorni in largo Eros Lanfranco. Gli operai in sciopero attendono garanzie dal governo sulla continuità produttiva dello stabilimento di Genova Cornigliano che finora non sono arrivate, perciò hanno deciso di dare un ulteriore segnale. Alcune decine di lavoratori si sono seduti nell’atrio della Prefettura di Genova e al secondo piano battendo i caschi e urlando lo slogan ‘l’Ilva di Genova non si chiude’. Da quanto si apprende l’idea dei manifestanti è dormire in Prefettura. “Per noi la prefettura è nostra, stanotte dormiamo qua” ha detto Armando Palombo, delegato della Fiom. “Vogliamo tutto nero su bianco”. Stamattina i lavoratori avevano marciato in corteo coi mezzi della fabbrica lungo le vie del centro.
Le parole di Meloni
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni oggi ha affrontato il tema Ex Ilva nelle repliche al Senato: “Sull’Ilva, la senatrice Furlan diceva perché non abbiamo fatto il decreto di Renzi, di Monti. Però mi consenta di chiederle, senatrice Furlan, ma se questi decreti sono stati così risolutivi, perché ci stiamo ancora occupando dell’Ilva? La situazione che noi abbiamo trovato quando siamo arrivati al governo dell’ex Ilva era drammatica. Abbiamo lavorato incessantemente per il rilancio della più importante acciaieria d’Europa, cercando nuovi acquirenti che fossero affidabili. Abbiamo trovato sul nostro percorso di diversi ostacoli, alcuni di carattere ideologico. Penso all’opposizione dell’amministrazione di Taranto alla nave rigassificatrice, che ha fatto sfumare l’interesse di Baku Steel. Abbiamo trovato ostacoli giudiziari fino al recente decreto della Corte d’Appello di Milano che ha ordinato lo spegnimento degli impianti a caldo”. E ancora: “Il nostro obiettivo chiaramente è dare continuità alla produzione dell’acciaio in Italia, non cedere alle interdizioni, al tempo stesso garantire l’occupazione di chi finora ha lavorato in Ilva, in una cornice di pieno rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini”.
Il ministro Adolfo Urso al question time alla Camera: “I commissari non potevano che seguire una sentenza della magistratura, ove non l’avessero fatto avrebbero subito le conseguenze della non applicazione della sentenza, che obbliga la chiusura dell’area a caldo e non solo degli altoforni. Nel decreto di ieri sera abbiamo dato ulteriori risorse, 41 milioni di euro, alla amministrazione straordinaria nell’ambito del piano concordato con la Commissione europea per mantenere in riscaldo gli altoforni nella speranza che la Cassazione, che ha deciso di riunirsi il 20 di ottobre, smentisse clamorosamente quanto ripetutamente ordinato dalla Corte d’Appello”. Urso ha aggiunto: “La gara per l’ex Ilva è stata necessariamente prorogata sino al 9 di novembre per sapere quale sarà la sentenza della Cassazione, se confermerà o smentirà clamorosamente la Corte d’Appello”.
Domani sciopero a Bari
“Manterremo la nostra presenza costante fino a quando non arriveranno risposte concrete da parte del Governo”. Lo dicono dopo il varo del decreto legge sull’ex Ilva, Fim, Fiom, Uilm e Usb, che chiedono con determinazione la necessità di un’assunzione di responsabilità politica immediata. “Nel decreto approvato dal Consiglio dei ministri nella serata di martedì 13 ottobre, pur contenendo la richiesta avanzata della Cigs in deroga per i lavoratori dell’appalto, necessaria quest’ultima per scongiurare i licenziamenti collettivi, mancano le risposte in merito alle misure straordinarie”. Per le sigle: “È evidente che nulla è cambiato e nulla cambia rispetto alle iniziative che abbiamo messo in campo in questi giorni. Il decreto approvato dal Governo non soddisfa in pieno le misure che abbiamo chiesto. Per questo la mobilitazione continua”. Domani, giovedì 15 ottobre, quarta giornata di sciopero con mobilitazione a Bari, davanti alla presidenza della Regione Puglia.


