
Pier Luigi Bersani torna all’attacco del governo Meloni e concentra le critiche soprattutto su crescita, conti pubblici e richiesta di maggiore flessibilità all’Unione europea. Ospite di Otto e mezzo su La7, l’ex segretario del Pd ha accusato l’esecutivo di avere sprecato quattro anni senza intervenire sulle debolezze strutturali dell’economia italiana.
Secondo Bersani, la richiesta di nuovi margini di bilancio avanzata da Giorgia Meloni in Europa avrebbe anche una finalità politica precisa: costruire una legge di bilancio più espansiva nell’anno che precede le elezioni. Un’operazione che, avverte l’ex ministro, rischia però di tradursi in nuovo debito in una fase in cui l’Italia resta particolarmente esposta a eventuali tensioni finanziarie.
“La flessibilità significa debito”
“Meloni vuol portare a casa un po’ di flessibilità per farsi la legge di bilancio pre-elettorale. Faccia pure”, ha detto Bersani, invitando però il governo a non dimenticare che maggiore flessibilità sui conti pubblici può significare anche un aumento dell’indebitamento.
L’ex segretario del Pd ha quindi richiamato il rischio di una nuova crisi del debito, sottolineando che l’Italia sarebbe tra i Paesi più vulnerabili in uno scenario di aumento della pressione sui titoli di Stato. Una preoccupazione che arriva mentre il governo discute con Bruxelles nuovi margini di manovra legati all’aumento dei costi energetici e dell’inflazione.
Bersani ha insistito anche su un passaggio politico: storicamente, ha sostenuto, è spesso toccato al centrosinistra gestire le fasi più difficili dei conti pubblici dopo periodi di espansione della spesa. “Quando c’è la crisi del debito tocca alla sinistra”, ha detto, aggiungendo però di non augurarsi certo che una simile crisi si verifichi.
L’attacco sulla crescita italiana
Il punto centrale dell’intervento riguarda però l’andamento dell’economia. Bersani ha contestato alla premier di attribuire troppo spesso all’Europa le difficoltà italiane e ha rovesciato il ragionamento: “L’Europa è sempre quella, con tutti i suoi difetti”.
Da qui la domanda rivolta a Meloni: perché, sostiene Bersani, quattro anni fa l’Italia cresceva più rapidamente di molti partner europei mentre oggi si trova tra le economie con il passo più lento? L’ex ministro ha accusato il governo di non aver sfruttato una fase favorevole per intervenire sulla produttività e sulla competitività del sistema.
I dati più recenti confermano una crescita ancora modesta. Le stime per il 2026 oscillano a seconda degli istituti tra circa lo 0,7% e l’1%, mentre nel secondo trimestre l’Italia ha registrato una crescita dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, inferiore alla media dell’Unione europea.
“Nessuna riforma strutturale sulla competitività”
Secondo Bersani, il governo avrebbe mantenuto sotto controllo i conti soprattutto attraverso il fiscal drag e una serie di interventi limitati, senza però affrontare i problemi più profondi dell’economia italiana.
“Di riforme strutturali che facciano crescere la competitività non ce n’è una”, ha attaccato. Nella sua lettura, l’esecutivo avrebbe preferito concentrarsi su provvedimenti identitari e “micro misure di bandiera”, rinunciando a un disegno organico su industria, innovazione, salari e produttività.
È proprio qui che Bersani individua il maggiore limite dei quattro anni di governo: non tanto l’assenza di interventi, quanto la mancanza di una strategia capace di cambiare stabilmente il ritmo di crescita del Paese.
Il riferimento alla legge elettorale
Nel suo intervento Bersani ha citato anche la riforma della legge elettorale, sostenendo provocatoriamente che sia stata una delle poche operazioni davvero strutturali portate avanti dalla maggioranza.
“Hanno fatto la legge elettorale e basta”, ha affermato, contrapponendo il tempo dedicato alle regole del voto a quello che, secondo lui, sarebbe stato necessario investire nelle riforme economiche.
L’accusa finale è netta: “Hanno buttato quattro anni in un momento in cui non puoi permetterti di sprecare tempo”. Un giudizio che riassume la linea scelta da Bersani contro Meloni: meno attenzione allo scontro con Bruxelles e più responsabilità del governo sui risultati ottenuti finora.


