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Garlasco, la madre di Sempio inguaia tutti: “E se analizzano quello?”

Pubblicato: 16/10/2026 12:48

Una catenina regalata a Chiara Poggi da Alberto Stasi, una conversazione intercettata in famiglia e il timore che nuovi accertamenti possano far emergere tracce genetiche. Nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, tornano al centro alcuni reperti raccolti nella villetta di via Pascoli e le parole pronunciate da Andrea Sempio e dai suoi familiari durante conversazioni finite all’attenzione degli investigatori. Tra gli oggetti sui quali si concentrano gli approfondimenti figura un gioiello con un ciondolo a forma di dente, che la giovane indossava il giorno della morte.

A ricostruire il contenuto dei dialoghi è il quotidiano La Verità, in un articolo firmato da Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito, basato su conversazioni e passaggi dell’informativa dei carabinieri nell’ambito dell’indagine della Procura di Pavia. Le intercettazioni riportate riguardano possibili sviluppi degli accertamenti scientifici, una traccia individuata sulle scale della casa dei Poggi e alcuni elementi utilizzati per ricostruire gli spostamenti della mattina del delitto. Si tratta di aspetti che gli investigatori valutano nel quadro complessivo dell’inchiesta e che devono essere distinti dalle prove eventualmente accertate e dalle interpretazioni delle parti.
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La catenina di Chiara Poggi e il timore di nuove tracce genetiche

La conversazione sulla catenina di Chiara Poggi risalirebbe al 14 dicembre 2025, dopo che un consulente della famiglia Poggi aveva annunciato in televisione l’intenzione di procedere con ulteriori verifiche sul gioiello. Secondo quanto riferito da La Verità, Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, avrebbe manifestato preoccupazione per la possibilità che il monile conservasse materiale biologico riconducibile al figlio.

Nel dialogo, la donna avrebbe ipotizzato che, durante un eventuale trascinamento sul pavimento, Chiara potesse aver raccolto sul gioiello tracce genetiche già presenti nell’abitazione. Una possibilità evocata nella conversazione, ma che non costituisce di per sé la dimostrazione che un simile trasferimento sia avvenuto.

La reazione attribuita ad Andrea Sempio sarebbe stata sintetica: «Boh… vedremo».

Il contenuto dell’intercettazione riguarda dunque il timore di un possibile risultato degli accertamenti, non la conferma di un ritrovamento. Nelle informazioni riportate dal quotidiano non viene documentata la presenza di DNA di Andrea Sempio sulla catenina. La distinzione è importante per comprendere il significato del dialogo: una preoccupazione espressa in privato non equivale a un risultato scientifico né dimostra una responsabilità nell’omicidio.

Il reperto catalogato come P e le annotazioni dei Ris

Il gioiello sarebbe stato inserito nell’elenco degli oggetti acquisiti sulla scena del delitto con la sigla reperto P. Secondo la ricostruzione pubblicata da La Verità, nella documentazione dei Ris l’oggetto veniva descritto come imbrattato di tracce ematiche, con l’annotazione «Nessun prelievo effettuato».

La catenina, con il suo ciondolo a forma di dente, era stata regalata a Chiara da Alberto Stasi dopo un viaggio a Londra nel luglio 2007. La sua presenza tra gli oggetti repertati riporta l’attenzione sulle possibilità di ulteriori analisi e sull’eventuale valore investigativo del materiale conservato.

La presenza di sangue sul monile, tuttavia, non consente da sola di stabilire a chi appartenga né di ricostruire le circostanze nelle quali sia stato depositato. Per attribuire un significato probatorio al reperto occorrono risultati analitici verificabili e una valutazione del loro contesto. Al momento, sulla base degli elementi riportati nell’articolo, il dialogo familiare documenta soprattutto l’apprensione per possibili verifiche future.

L’impronta 33 sulle scale della villetta di Garlasco

Un altro passaggio delle intercettazioni riguarda la cosiddetta impronta 33, individuata sulla parete della scala interna della villetta di via Pascoli, vicino alla zona in cui venne trovato il corpo di Chiara Poggi.

Secondo il resoconto di La Verità, durante una conversazione del 22 maggio 2025 con un’amica, Andrea Sempio avrebbe parlato della traccia e delle caratteristiche della scala, ricordando di essere sceso in cantina in un paio di occasioni. La descrizione avrebbe riguardato una rampa stretta, con una curva e priva di corrimano, nella quale appoggiarsi al muro poteva risultare naturale durante la discesa.

Nel dialogo, Sempio avrebbe quindi richiamato la propria frequentazione della casa, che conosceva in quanto amico di Marco Poggi, fratello della vittima. Questo elemento viene riportato nel contesto della discussione sull’eventuale presenza di un’impronta riconducibile a lui.

L’attribuzione della traccia rimane però un punto controverso nell’inchiesta. Il significato dell’impronta e la possibilità di collegarla a una persona specifica devono essere valutati sulla base degli accertamenti tecnici, senza confondere una spiegazione proposta dall’interessato con una conclusione scientifica.

In un’intervista ripresa dall’ANSA il 6 ottobre 2026, Sempio avrebbe contestato la possibilità di attribuire con certezza l’impronta 33 e ribadito la propria estraneità all’omicidio. La sua posizione resta quindi contraria alla ricostruzione accusatoria.

Le intercettazioni sul DNA e il timore per gli esami scientifici

Tra le conversazioni citate dal quotidiano figura anche quella del 21 marzo 2025, nelle prime settimane della nuova indagine. In quell’occasione, parlando con la cugina e collega Claudia Tarletti, Sempio avrebbe espresso preoccupazione per il ruolo che gli accertamenti genetici potrebbero assumere nel procedimento.

«Vogliono fare degli esami che trasformeranno il Dna da un indizio a una prova… e questo è un problema».

La frase, attribuita a un’intercettazione ambientale, esprime il timore dell’indagato rispetto alle possibili conseguenze delle analisi. Il suo significato investigativo, tuttavia, non può essere stabilito isolando il dialogo dal contesto e dalle altre risultanze dell’inchiesta.

Il valore di un eventuale risultato genetico dipende infatti dalle caratteristiche del reperto, dalle modalità di raccolta e conservazione, dalla qualità dell’analisi e dalla possibilità di interpretare correttamente il dato. Le parole pronunciate durante una conversazione privata non sostituiscono queste verifiche e non costituiscono, da sole, una prova di colpevolezza.

Lo scontrino del parcheggio di Vigevano e gli orari della mattina del delitto

Un ulteriore elemento richiamato nell’articolo riguarda lo scontrino di un parcheggio di Vigevano, emesso alle 10.18 e utilizzato da Sempio a sostegno della propria ricostruzione degli spostamenti compiuti la mattina del 13 agosto 2007.

Sempio avrebbe riferito di essersi recato in città per acquistare un libro, senza riuscire a concludere l’acquisto perché la libreria era chiusa. In una conversazione del 16 dicembre 2025, la madre avrebbe collocato la partenza del figlio da casa prima delle dieci, indicando le 9.52 come orario limite.

La differenza tra l’orario indicato dalla donna e quello riportato sullo scontrino sarebbe quindi di 26 minuti. Secondo quanto riferito da La Verità, gli investigatori contesterebbero la ricostruzione, sostenendo che lo scontrino fosse riconducibile alla madre anziché al figlio.

Anche questo passaggio va collocato correttamente nel quadro dell’inchiesta: si tratta di una ricostruzione attribuita agli investigatori e contestata nella sua interpretazione, non di un elemento che possa essere considerato autonomamente risolutivo. La verifica degli orari, degli spostamenti e della provenienza del documento richiede il confronto con gli altri dati disponibili.

Il nuovo filone investigativo sull’omicidio di Chiara Poggi

Le conversazioni riportate si inseriscono nella nuova indagine su Andrea Sempio condotta dalla Procura di Pavia. Il procedimento si sviluppa in una vicenda giudiziaria nella quale Alberto Stasi è già stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi.

Secondo le informazioni fornite, a fine settembre la Procura avrebbe notificato un ulteriore avviso di conclusione delle indagini. Sempio continua a respingere le accuse e deve essere considerato presunto innocente fino a un eventuale accertamento definitivo della responsabilità.

La catenina, l’impronta 33, le analisi genetiche e lo scontrino del parcheggio rappresentano aspetti diversi, che non possono essere sovrapposti né interpretati automaticamente come conferme di un’unica ricostruzione. Ciascun elemento richiede verifiche specifiche e deve essere valutato insieme al resto del materiale investigativo.

Le intercettazioni pubblicate da La Verità offrono uno spaccato delle preoccupazioni espresse da Sempio e dai suoi familiari durante le indagini. Il loro contenuto, però, non coincide con un accertamento di responsabilità. Saranno gli esiti delle verifiche tecniche e la valutazione complessiva delle prove a determinare il peso effettivo di questi elementi nel procedimento sull’omicidio di Chiara Poggi.

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