
Il recupero di Papa Leone XIV dopo l’intervento chirurgico del 13 ottobre procede secondo le attese. A fare il punto sulle condizioni del Pontefice è il professor Stefano Margaritora, il chirurgo che lo ha operato, intervistato dai media vaticani dopo le dimissioni dal Policlinico Gemelli. Gli esami del sangue sono risultati nella norma e anche la funzionalità cardiaca non ha evidenziato problemi. Intanto, il polmone interessato dall’intervento sta recuperando secondo i tempi previsti. Il medico ha inoltre spiegato che non ci sarebbero motivi clinici per escludere il viaggio del Papa in Sudamerica.
Le condizioni del Papa dopo il ricovero al Gemelli
«Al momento della dimissione dall’ospedale Papa Leone era in condizioni cliniche assolutamente soddisfacenti», ha dichiarato Margaritora. Il professore ha sottolineato che gli esami ematici erano regolari e che il cuore funzionava correttamente. Anche la riespansione del polmone sta procedendo secondo le tempistiche normalmente attese dopo un’operazione di questo tipo. Nel complesso, dunque, il quadro clinico del Pontefice è stato giudicato positivo al momento del ritorno in Vaticano.
Il chirurgo ha affrontato anche la questione del possibile viaggio in Sudamerica, spiegando che, sulla base delle condizioni riscontrate, non emergono controindicazioni cliniche. La valutazione riguarda il recupero successivo all’intervento e non modifica la necessità di proseguire il percorso previsto per la ripresa. Le dimissioni sono arrivate dopo una degenza durante la quale, secondo il medico, il Papa ha collaborato con l’équipe sanitaria, rispettando le indicazioni ricevute sia sul piano alimentare sia durante la fisioterapia.
Margaritora ha descritto il Pontefice come un paziente particolarmente collaborativo, capace di affrontare il ricovero con serenità anche nei momenti più difficili. «Non lo dico per piaggeria ma è stato veramente un paziente che non ha dato alcun minimo problema all’équipe che si occupava di lui», ha raccontato il professore, precisando che il comportamento del Papa non sarebbe cambiato se avesse avuto un’identità diversa. Il chirurgo ha inoltre ricordato come Leone XIV abbia affrontato il dolore senza lamentarsi eccessivamente, nonostante le difficoltà inevitabili dopo un intervento chirurgico.
Il chirurgo racconta la degenza: «Un paziente ideale»
Durante il ricovero, il Pontefice avrebbe seguito con attenzione le indicazioni dei sanitari, partecipando alle attività previste per favorire il recupero. Margaritora ha raccontato un episodio avvenuto nella seconda giornata dopo l’operazione, quando il Papa si è messo a sistemare le sedie nella cappella. «Santo Padre, ci siamo noi», gli hanno detto i componenti dell’équipe, invitandolo a lasciare a loro il compito. La risposta del Pontefice è stata: «Non importa, riesco a farlo, lo faccio».
Un comportamento che, secondo il chirurgo, testimonia la disponibilità del Papa a fare anche più di quanto gli venisse richiesto. «Faceva sempre anche un pochino di più di quello che gli veniva richiesto», ha aggiunto Margaritora, ribadendo il giudizio positivo sull’atteggiamento tenuto durante tutta la degenza. Il rispetto delle indicazioni mediche e la partecipazione al percorso fisioterapico hanno accompagnato il recupero, fino alla decisione di autorizzare le dimissioni.
Il tumore maligno scoperto per caso
Nel corso dell’intervista, il professore ha ricostruito anche le circostanze che hanno portato all’individuazione del tumore maligno al polmone. La scoperta, ha spiegato, è avvenuta in maniera fortuita durante alcuni controlli di routine all’addome. Gli esami radiologici hanno infatti permesso di individuare una piccola macchia nelle basi polmonari, una zona che può essere visibile anche quando l’indagine è stata richiesta per esaminare un’altra parte del corpo.
«La scoperta del tumore maligno del polmone del Papa è stata assolutamente casuale, come purtroppo succede frequentemente», ha dichiarato Margaritora. Il medico ha spiegato che, durante gli esami dell’addome, le immagini possono comprendere anche le parti inferiori dei polmoni, perché il diaframma separa le due regioni anatomiche ma non impedisce che le basi polmonari rientrino nel campo di osservazione radiologica.
Proprio questa circostanza ha consentito di individuare la piccola lesione. «Ma certamente, se questa piccola macchia fosse stata un pochino più alta, non sarebbe stata vista», ha precisato il chirurgo. Una scoperta accidentale che ha permesso di riconoscere la presenza del tumore e di procedere con gli accertamenti e il successivo intervento. Le dichiarazioni di Margaritora chiariscono così sia le modalità con cui è stata individuata la malattia sia il quadro clinico del Pontefice al momento delle dimissioni.


