
La Juventus perde 3-0 contro la Lazio e nello spogliatoio bianconero esplode la tensione. Luciano Spalletti non cerca giustificazioni, mette sotto accusa il carattere dei suoi calciatori e arriva a rimproverare pubblicamente anche il capitano Gleison Bremer, colpevole di aver criticato alcuni compagni dopo la sconfitta. Il risultato è un confronto durissimo, che racconta una squadra in difficoltà non soltanto sul piano tecnico, ma anche nei rapporti interni.
Costretto a seguire la partita dalla tribuna per squalifica, Spalletti ha assistito a una Juventus incapace di reagire alla superiorità della Lazio. Il tecnico ha contestato soprattutto l’atteggiamento dei giocatori, denunciando la mancanza di intensità, di idee e di determinazione. «Molti atteggiamenti non mi sono piaciuti: senza ritmo, senza idee e senza corsa», ha dichiarato. Poi l’affondo sulla personalità della squadra: «Ci sono giovani oggi che lottano e altri che alla prima spallatina si lasciano cadere per terra». Per l’allenatore il problema è soprattutto mentale: la fragilità mostrata contro i biancocelesti nasce dalla testa, prima ancora che dalle gambe.
Spalletti mette in discussione anche il rapporto con la squadra
Il tecnico non ha risparmiato neppure se stesso. Dopo aver cambiato sei titolari rispetto alla partita di Europa League contro il Celta Vigo, si aspettava una risposta diversa. È arrivata invece una prestazione che ha cancellato le certezze delle settimane precedenti. Spalletti ha riconosciuto che qualcosa deve cambiare, a partire dal modo in cui riesce a trasmettere le proprie indicazioni. E alla domanda se lo spogliatoio sia ancora dalla sua parte ha risposto con un’incertezza significativa: «Fino a ieri pensavo di sì, adesso non so. Penso di sì».
Parole che pesano ancora di più considerando la situazione della panchina bianconera. Spalletti ha conquistato un punto in meno rispetto a Igor Tudor nello stesso momento della scorsa stagione, quando il precedente allenatore fu esonerato proprio dopo una sconfitta contro la Lazio. Il prossimo impegno europeo contro il Rennes diventa così un appuntamento particolarmente delicato. Ma il problema, secondo il tecnico, va oltre i risultati: senza intensità e capacità di vincere i duelli, qualsiasi organizzazione tattica rischia di diventare inutile.
Bremer accusa i compagni, Spalletti lo rimette al suo posto
A rendere ancora più pesante il clima sono arrivate le dichiarazioni di Bremer. Il capitano, intervenuto a Sky Sport, ha chiamato in causa la responsabilità individuale dei calciatori, sottolineando che le indicazioni dell’allenatore servono a poco se chi scende in campo non riesce a tradurle in prestazioni. Il difensore brasiliano ha parlato apertamente di compagni che soffrono la pressione, temono i fischi e finiscono per nascondersi quando la partita prende una brutta piega. «Io non posso prendere in braccio tutti», ha spiegato, evidenziando le differenze di carattere all’interno del gruppo.
La replica di Spalletti è stata immediata e particolarmente severa. «La prima cosa che deve fare è parlare di se stesso», ha dichiarato riferendosi al capitano. Poi ha respinto qualsiasi tentativo di distinguere le responsabilità individuali: «Non c’è qualcuno che ha salvato la faccia o che si può permettere, dentro la prestazione di stasera, di parlare degli altri». Una risposta che non lascia spazio a interpretazioni. Per l’allenatore la responsabilità della sconfitta appartiene a tutti, compreso chi indossa la fascia di capitano. E nessuno, dopo una prestazione del genere, può considerarsi al di sopra dei compagni.
Il pesante ko contro la Lazio lascia così alla Juventus due problemi da affrontare contemporaneamente: recuperare risultati sul campo e ricostruire la compattezza di un gruppo nel quale le difficoltà cominciano a emergere anche pubblicamente. Spalletti ha chiesto carattere, intensità e una profonda autocritica. Ma le sue stesse dichiarazioni dimostrano che il rapporto tra allenatore e squadra è diventato uno degli interrogativi più delicati del momento bianconero.


